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Caso Giulio Regeni, Al Sisi difende i servizi: «Menzogne create dai media»

Caso Regeni, Al Sisi difende i servizi segreti

Il presidente egiziano Abdel-Fattah al Sisi ha negato che dietro all’omicidio di Giulio Regeni ci siano i servizi di sicurezza egiziani. Secondo il presidente il ricercatore è stato ucciso da «gente malvagia» che mira a creare imbarazzo a livello internazionale all’Egitto. Secondo Al Sisi sono i media ad aver pubblicato menzogne. «Dall’inizio della vicenda – ha commentato – alcuni di noi hanno accusato gli apparati di sicurezza attraverso i social network e molti di noi hanno preso per buone queste notizie. Chi fa il giornalista deve avere fonti, deve fare ricerche».

Secondo al Sisi l’Egitto non ha colpe: «Voglio dire che stiamo affrontando questo problema nel modo più trasparente». Tanto che ha pure invitato l’Italia ad inviare i propri investigatori sul campo per prendere parte ai passi compiuti dagli inquirenti e investigatori egiziani. «Voglio ricordare che il procuratore generale sta seguendo di persona le indagini, questo significa che il caso è in cima all’agenda dell’autorità giudiziaria», ha sottolineato al Sisi. E ancora: «Gli inquirenti italiani siano con noi e partecipino a tutti gli sforzi che si fanno».

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La polizia ci ha infilato in casa i documenti di Giulio Regeni»

GIULIO REGENI, IL NUOVO CASO DELLA POLIZIA EGIZIANA

Ma se al Sisi difende i servizi, intanto si è creato un nuovo caso legato alla polizia egiziana. Un nuovo giallo collegato al caso Giulio Regeni. La notizia non ha trovato conferme in Egitto, ma secondo quanto riportato dal giornalista egiziano Mahmoud Refaat sui suoi profili social con 50mila follower circa, Rasha Tareq, la donna che ha visto il padre, il fratello e il marito lo scorso 24 marzo crivellati di colpi al Cairo in uno scontro con la polizia e poi essere definiti gli assassini del ricercatore italiano, sarebbe stata a sua volta «torturata e forse uccisa». La notizia è riportata anche dal quotidiano La Repubblica.  

Giulio Regeni

Fonte: Tw/FB Mahmoud Refaat: (++ Attenzione, immagini violente ++ )

CASO REGENI, IL GIALLO DI RASHA TAREQ: «FORSE TORTURATA E UCCISA DALLA POLIZIA EGIZIANA»

In un post su Twitter, il cronista ha pubblicato anche una foto con il volto sfregiato della donna. La stessa che aveva rilasciato un’intervista al Corriere della Sera nella quale denunciava un’altra versione rispetto a quelle delle autorità egiziane sui suoi familiari. Secondo le autorità egiziane i tre (poi accusati di aver ucciso Regeni, versione che non ha convinto gli inquirenti italiani, ndr) sarebbero stati uccisi in seguito ad un conflitto a fuoco. Ma la donna ha raccontato che suo marito e suo fratello si erano mossi da casa solo per un lavoro di imbiancatura da compiere a Nuova Cairo, e che lei aveva chiesto a suo padre e ad un amico del padre di accompagnarli. Ma non solo: per Rasha, ricercata insieme al fratello Sameh, l’innocenza sua e dei suoi familiari è contenuta proprio nella borsa rossa trovata nella loro casa che secondo le autorità rivelerebbe il coinvolgimento nell’uccisione di Regeni:

Ha già denunciato la sua versione al sito «dotmasr», insieme ai famigliari degli altri due uccisi, ma ha saputo che chi ha contraddetto le autorità è stato arrestato. «E noi due adesso siamo ricercati». Rasha continua il suo racconto per un’ora, mentre la macchina schiva altri veicoli nel traffico feroce del Cairo. Lei e Sameh sono convinti che la prova dell’estraneità della loro famiglia alla storia di Giulio è contenuta proprio in quella borsa rossa che, secondo le autorità, rivelerebbe il loro coinvolgimento, scriveva il Corriere della Sera due giorni fa

 

GIULIO REGENI, IL CASO DELLA FAMILIARE DEGLI UOMINI ACCUSATI DALL’EGITTO DI ESSERE I SUOI KILLER

Ora gli investigatori italiani stanno cercando di verificare la notizia della presunta morte della donna. In Egitto la notizia, come spiega anche Repubblica, non ha trovato conferme ufficiali. E altre interviste della donna sono andate in onda fino a ieri. La donna ha pure rivolto un messaggio alla famiglia Regeni: «Vorrei dire alla madre di Giulio che abbiamo lo stesso fuoco dentro, lo stesso dolore. Lei ha perso un figlio, io tutto. I poliziotti hanno detto solo bugie, sono stati loro a portare i documenti in casa nostra. I miei fratelli, mio marito, avranno anche fatto degli errori, ma non certo sono degli assassini», si legge.