Referendum Trivelle
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Referendum trivelle 17 aprile, Piepoli: «Il quorum si può raggiungere»

REFERENDUM TRIVELLE, DATI AFFLUENZA LIVE PER IL QUORUM (17 APRILE)

Scommettere sul raggiungimento del quorum al referendum del 17 aprile sulle trivellazioni è un po’ come scommettere «sul rosso e nero». Le probabilità «che passi o che non passi» il quesito sembrano infatti essere più o meno le stesse. E molto, quasi tutto, dipenderà dal numero di elettori che si recherà ai seggi in mattinata. «Se i primi che vanno a votare faranno massa, porteranno gli altri a votare nel corso della giornata. Se non riusciranno a fare massa invece non li porteranno, non andrà a votare nessuno. O si raggiungerà il 70% o il 22/23%. Le distanze sono abissali».

 

Referendum trivelle 17 aprile, cosa succede se vince il Sì e se vince il No

 

REFERENDUM TRIVELLE 17 APRILE, PIEPOLI: «L’AFFLUENZA ALLE 12 DECIDE IL QUORUM»

Parla così a Giornalettismo il professor Nicola Piepoli, uno dei massimi esperti italiani di sondaggi politico-elettorali, a 5 giorni dal referendum che deciderà fino a quando sarà possibile l’estrazione di idrocarburi dalle piattaforme più vicine alle coste italiane. Secondo Piepoli a pesare sull’esito della consultazione di domenica prossima sarà solo parzialmente il giudizio dei cittadini sulla specifica questione sulla quale sono chiamati a decidere (le trivellazioni nei nostri mari). Sul successo o l’insuccesso avranno maggior peso le informazioni che arriveranno a metà gornata: i dati dell’affluenza alle 12. «La mia esperienza mi dice – ci ha spiegato Piepoli – che la probabilità non è decisa dai sondaggi ma è decisa dalla popolazione italiana all’una circa, quando viene a sapere quanti sono andati a votare. È a quel punto che si decide se andare a votare o no». Dunque, «se entro le 12 saranno andati a votare il 15% degli elettori il referendum fallirà. Arriveremmo alle 11 di sera con il 20-25% di affluenza. La gente non sarà motivata ad andare ai seggi. Se viceversa alle 12 saranno andati a votare il 30% degli elettoi si arriverebbe al 60%, perché in quel caso la gente sarebbe motivata. Il problema sono i primi voti».

REFERENDUM TRIVELLE 17 APRILE, PIEPOLI: «IL VOTO È MOLTO POLITICIZZATO»

Ma non è questo l’unica anomalia che viene indicata. Al referendum – ci ha spiegato ancora il professor Piepoli – molti danno un valore prettamente politico. Gli elettori che si fanno condizionare dalle indicazioni dei loro partiti o che comunque votano come se si trattasse di un giudizio sul governo sarebbero circa la metà. «Non più del 50% della popolazione è politicizzato. Vale molto il discorso in famiglia: ma lo mandiamo o no a casa questo governo? Questo ragionamento ha poco a che fare con il referendum, che è una questione tecnica non politica, ma il referendum viene vissuto come una questione politica». Dunque, anche le polemiche che hanno travolto l’ex ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi possono influenzare. «Ho trovato pochi referendum così politicizzati», ci ha detto Piepoli. «Si vota anche contro la Guidi. Ma cosa c’entra la Guidi? Anche questo è un paradosso».

(Foto da archivio Ansa. Credit: Greenpeace)