In esclusiva la lettera choc del feto di Berlusconi, quello che non avrebbe mai lasciato abortire perché “non sano” (almeno stando a quanto il Premier ha dichiarato in occasione del caso Englaro…)
Caro Facebook,
ho deciso di scrivere questa lettera perché, troppo spesso, mio padre viene visto come la persona che in realtà non è. Non sai quante volte ho provato rabbia nel vedere come la gente, cieca, non capisse il suo reale valore. Io lo so. Io so
che nonostante mia madre avesse deciso di abortire, lui ha insistito, deve averlo fatto, proprio come sta facendo ora con il caso Eluana. Perché la mia vita non venisse recisa. Perché la vita è importante. Un padre non ammazza mai un figlio, ha detto allora, l’ha ripetuto sempre e lo ribadisce ora, contro quel signor Englaro che, invece, la pensa diversamente. E uno se la pensa in un modo agisce sempre di conseguenza, no?
E dovreste vedere com’è felice, quando mi accudisce, mi asciuga la saliva che mi cola dal mento. Quando mi deve tenere la testa alta, perché da solo non ingoio. Tutte cose che fa con amore, perché è solo per amore che lui non ha voluto rinunciare a me. Perché lui mi ama, davvero, mica le ha dette a caso tutte quelle belle cose sui padri. Lui ha davvero preferito una vita, la mia, ad una carriera di imprenditore, prima, e politico di successo. E non il contrario, come maligna qualcuno. Il grande esempio che ha dato a tutti è servito solo ad attirare le invidie altrui, contro un uomo coerente. No, lui non avrebbe mai potuto lasciare che mamma Veronica, tanto per dirne una, mi abortisse perchè non ero sano. Insomma, uno non si mette a difendere la vita a comando, solo per comodità, papà non è così. Non lo farebbe mai. Non c’è una diversa dignità e roba simile, giusto? E poi, si può anche rimanere incinta! Non è possibile che mi abbia “sacrificato” perché non sano, capite?
Lui ha fatto di tutto per tenermi, ed io ora lo ringrazio. Mi sembrano ingiuste le critiche piovute sulla sua persona, perché lui, con i fatti, ha dimostrato di poter dire certe cose. Come quando con mamma Veronica siamo andati al Family Day. Ci siamo andati a testa alta, perché lui di famiglie ne ha due, e le ama tutte e due in modo uguale. E non si sente assolutamente a disagio nonostante tutto ciò, a dividere la piazza con chi difende vita, amore e compagnia bella. Insomma, due famiglie tradizionali sono meglio di una, no?
Chiudo questa lettera, consigliandovi tutti a capire meglio come stanno le cose, prima di muovervi in critiche infondate.
Firmato
Il feto abortito di Berlusconi.



“Chiudo questa lettera, consigliandovi tutti a capire meglio come stanno le cose, prima di muovervi in critiche infondate.”
Non sai quanto ti quoto
Bel post!
…ma se lo leggesse il premier…si salvi chi può!!
il premier fu intenerito e commosso quando il feto gli balbettò:
“mi consente di nascere?”;-)
questa storia dell’aborto era una questione “privata”, la Englaro era una questione “pubblica”. Da questa sottile differenza discende la consolidata prassi di usare due metri di giudizio ben diversi.
e chi ha deciso che quella della Englaro fosse una questione pubblica? Lei? La sua famiglia?
penso sia stato il padre che invece di fare all\’italiana (qua non si può fare si va a fare dove si può) ha preso la strada principale portando il caso di sua figlia nelle sedi istituzionali.
A quel punto il tutto è passato da questione \”privata\” a questione \”pubblica\” (sia nel senso della conoscenza sia nel senso della portata che ha imposto all\’attenzione della politica il problema).
Ora noi sappiamo che la politica funziona sulla massima \”vizi privati e pubbliche virtù\” da cui discende che un politico può essere il campione della moralità davanti al volgo ed un campione di corruzione morale dietro le quinte.
Ma in fondo siamo esseri umani come tali non pretendete coerenza.
Uno ha un problema, si rivolge agli enti competenti (i giudici) quindi la cosa diventa “pubblica”?
Ecco perché gli italiani sono così tendenti al mafioso.
Scusate, volevo dirvi che lo prendo in culo dai buoi muschiati tibetani mentre olio loro le palle.
Non c’era bisogno che lo confessassi: si vedeva dalla faccia.