Roberto Saviano striscione
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Saviano «mafiosetto»? L’Unità fa dietrofront. E la Bindi: «Squadrismo verbale»

SAVIANO “MAFIOSETTO” –

L’Unità corregge il tiro su Roberto Saviano, dopo l’articolo a firma di Fabrizio Rondolino in cui lo scrittore di Gomorra viene definito un «mafiosetto di quartiere» (per aver parlato di «tante ombre» sul ruolo istituzionale di Maria Elena Boschi senza formulare accuse specifiche). Il giornalista e blogger è andato all’attacco di Saviano sabato scorso 2 aprile descrivendolo come un «maestro» in un’«opera di falsificazione della realtà» sull’inchiesta sul petrolio in Basilicata. «Come un qualunque mafiosetto di quartiere – ha scritto Rondolino sull’Unità – il prode Saviano si guarda bene dallo specificare quali siano le ‘tante ombre’, o che cosa possa esserci di ‘altro’: il suo compito è alimentare la disinformazione, alludere senza mai chiarire, gettare il sasso e nascondere precipitosamente la mano».

SAVIANO «MAFIOSETTO»? D’ANGELIS: «FRASE EQUIVOCA»

Le polemiche non si sono fatte attendere. A prendere le distanze da Rondolino in difesa di Saviano è stato innanzitutto il direttore del quotidiano, l’Unità, che ha pubblicato la sua opinione. Erasmo D’Angelis in un editoriale dal titolo «Giù le mani da Saviano» ha definito «equivoca» la frase di Rondolino ed ha affermato di avere tutta la sua stima per uno scrittore che «ha messo a rischio per sempre la sua vita per il coraggio delle sue denunce», pur rimproverandogli «alcuni giudizi o pregiudizi» troppo «tranchant e definitivi».

SAVIANO «MAFIOSETTO»? VELTRONI: «DEFINIZIONE GRAVE E INACCETTABILE»

Sul caso è intervenuto anche Walter Veltroni, ex segretario del Pd ed ex direttore dell’Unità (dal ’92 al ’96), che dalle pagine del Fatto Quotidiano ha fatto sapere: «Se una volta per tutte, nel dibattito politico e giornalistico, si abolissero le definizioni e le marchiature a fuoco, se la si smettesse, tutti, di etichettare il prossimo si farebbe un grande passo in avanti di civiltà». E ancora: «Non si concorda con una opinione di Saviano? La si contesti nel merito. Ma usare l’espressione “mafiosetto” riferita a chi, come Roberto Saviano, ha combattuto e pagato in modo terribilmente aspro le sue battaglie proprio contro le mafie è un errore per me grave e inaccettabile».

SAVIANO «MAFIOSETTO»? BINDI: «SQUADRISMO VERBALE»

Rosy Bindi, presidente della commissione Antimafia, prende così posizione sul Fatto: «Additare così Roberto Saviano è una falsificazione della realtà, squadrismo verbale».

(Foto di copertina: Vittorio Zunino Celotto / Getty Images)