Luca Cordero di Montezemolo
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Chi sarebbero gli italiani nei Panama Papers

Panama Papers: ecco la lista dei primi 100 italiani

 

Panama Papers, chi sono gli italiani in lista? Luca Cordero di Montezemolo, Jarno Trulli, Giuseppe Donaldo Nicosia, Oscar Rovelli. Sono i primi nomi emersi di cittadini italiani coinvolti nel caso Panana Papers, la fuga di migliaia di documenti su conti correnti e società con sede nei paradisi fiscali. A citare l’ex presidente di Confindustria, l’ex pilota di Formula Uno e gli altri è stato il sito del settimanale L’Espresso, uno dei pochi giornali che ha avuto la possibilità di consultare i dati del Mossack Fonseca, lo studio legale che aiutava potenti e vip di tutto il mondo ad aprire società offshore.

 

Panama Papers, cosa c’è da sapere per punti

 

PANAMA PAPERS, ITALIANI: LUCA CORDERO DI MONTEZEMOLO

Gli italiani coinvolti sarebbero un migliaio, almeno 800. Paolo Biondani, Vittorio Malagutti, Gloria Riva, Leo Sisti e Stefano Vergine raccontano di Montezemolo come procuratore di una società con sede a Panama:

Si chiama Lenville overseas e ha sede a Panama la società che proietta il nome di Luca di Montezemolo nel lungo elenco degli italiani con l’offshore. I documenti analizzati da l’Espresso confermano che lo studio Mossack Fonseca ha curato anche gli interessi del presidente di Alitalia. Nei primi mesi del 2007 sono stati siglati una serie di contratti che, tra l’altro, indicano Montezemolo come procuratore di Lenville. Il manager, a quell’epoca al vertice di Ferrari e presidente di Fiat, ha ricevuto la delega per operare su un conto alla Bim Suisse, filiale elvetica dell’italiana Banca Intermobiliare. Raggiunto da l’Espresso, Montezemolo non ha risposto alle richieste di chiarimenti.

PANAMA PAPERS, ITALIANI: OSCAR ROVELLI

L’Espresso rivela poi come i Panama Papers aggiungono particolari inediti su note vicende giudiziarie del nostro paese, come il caso dell’eredità di Nino Rovelli, imprenditore morto nel 1990 e considerato il re della chimica anni ’70, quando fu proprietario del gruppo Sir. Il figlio Oscar Rovelli, uno degli eredi, risulterebbe titolare delle azioni della Countryside Group Ltd, società con sede nelle Seychelles.

PANAMA PAPERS, ITALIANI: JARNO TRULLI

Trulli, invece, risulta azionista della società Baker street sa, altra società registrata nelle Seychelles e creata con l’assistenza dei legali del Mossack Fonseca. Scrivono Biondani, Malagutti, Riva, Sisti e Vergine su L’Espresso (lo staff di Jarno Trulli ha però smentito)

Il campione, ritiratosi dalle corse nel 2012, è andato offshore grazie all’intermediazione del Credit Foncier Monaco, uno degli istituti di credito più forti sulla piazza di Montecarlo. Questo è quanto risulta dalle carte ufficiali, ma Trulli, contattato da l’Espresso tramite il suo manager, non ha risposto alle richieste di chiarimenti.

PANAMA PAPERS, ITALIANI: GIUSEPPE DONALDO NICOSIA

Per quanto concerne poi Nicosia, la caccia al tesoro sarebbe ancora in pieno svolgimento. L’imprenditore della pubblicità televisiva, altro cliente dello studio Mossack Fonseca, è latitante dal 2014, quando avrebbe dovuto essere arrestato per truffa all’Iva e bancarotta fraudolenta. Ed è legato all’ex senatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri:

Nicosia era socio di Dell’Utri nella società spagnola Tomé Advertising SL, che secondo le accuse della Guardia di Finanza sarebbe servita per una truffa da 43 milioni all’Erario. L’ex braccio destro di Berlusconi avrebbe beneficiato personalmente di una parte del presunto bottino. in particolare Nicosia gli avrebbe versato 10mila euro al mese dal 2008 al 2011 con la giustificazione, ritenuta falsa, di un ipotetico affitto del palazzo di Dell’Utri in via Senato a Milano. Secondo le indagini della Guardia di Finanza Nicosia avrebbe reinvestito i proventi della presunta frode in acquisti di lusso: Rolls Royce, Harley Davidson, scuderie di cavalli. Ma il fiore all’occhiello è il doppio appartamento acquistato nel 2006 a New York: il Cityspire Condominium, al 150 West 56th Street.

PANAMA PAPERS, ITALIANI: UBI E UNICREDIT

Tra gli italiani coinvolte anche le banche. In particolare nei Panama Papers sono emersi di due grandi istituti di credito del nostro paese come Ubi e Unicredit. Unicredit avrebbe avuto relazioni d’affari con Mossack Fonseca per la gestione di circa 80 società offshore, prendendo poi le distanze nel 2010. E nelle carte sarebbero spuntate anche i nomi di 40 sigle offshore, una decina ancora attive, registrate a Panama e alle Seychelles e legate ad Ubi. nei documenti sono emerse tracce di conversazioni tra i legali dello studio panamense e i manager di Ubi in Lussemburgo.

PANAMA PAPERS, ITALIANI: ELETTRONICA SPA

Il quotidiano The Indian Express ha riportato alcuni documenti che parlano di possibili tangenti pagate dalla società italiana Elettronica spa, attraverso due entità offshore, per forniture ad Aviazione militare e Marina indiane. Anche se particolari sulle presunte tangenti sono documentati fin dal 1996, il quotidiano spiega che «gli accordi risalgono al 2000 e si menzionano commissioni, fra il 5% ed il 17%, pagate dalla ditta fornitrice alle due entità, una di proprietà di un indiano e l’altra operante nelle British Vergin Islands». Le due compagnie offshore sarebbero «la Intertrade Enterprises Limited (Iel), registrata nelle Bahamas nel 1993 e la Intertrade Projects Consultants Limited (Ipcl) creata nel 1997 con sede a Dublino ma elencata nei documenti come compagnia panamense». Elettronica spa ha risposto con una dichiarazione in cui dice: «La compagnia respinge ogni pratica errata o illegale e può accettare solo fatti. I soli contratti con il governo indiano riguardano la fornitura di parti di ricambio legate a sistemi sviluppati e consegnati al governo indiano da una unita’ di affari di una compagnia differente (acquisita da Elettronica nel 1992) e che sono stati realizzati fino all’anno 2000-2003». «Per un certo tempo – sostiene ancora la società – abbiamo avuto relazioni con una compagnia denominata Intertrade Projects Consultants Ltd basata a Londra e poi a Dublino. Comunque non siamo a conoscenza di tutti gli altri eventi, circostanze, compagnie ed individui, da voi menzionati nella e-mail. Da oltre dieci anni non abbiamo contratti diretti con il governo indiano».

(Foto di copertina: ANSA / GIUSEPPE LAMI)