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«Marina sarebbe viva se non avesse curato il cancro con la terapia psicologica e i rimedi omeopatici»

Una storia allucinante quella denunciata da Repubblica nelle scorse ore che riguarda Marina L, morta per un melanoma mal curato con teorie psicologiche e rimedi omeopatici. E se ieri il quotidiano riportava le mail shock del medico, oggi rivela che Marina sarebbe viva, se avesse seguito i consigli dei dottori che le avevano consigliato una cura quando lo stadio della malattia era basso.

MARINA L. E LE MAIL SHOCK

Quando Marina, preoccupata per quel neo che cresceva e le faceva male, scriveva alla sua dottoressa riceveva risposte di questo tenore

“Certo che il tuo neo ti aspetta” le diceva la dottoressa. La guarigione? “Yes, we can!!! Basta volerlo: prendi la 35k (un rimedio omeopatico, ndr) per tre volte al giorno, e no ai sensi di colpa”.

Il medico che la curava era Germana Durando, medico di base ed omeopata torinese che aveva deciso di rifarsi alle idee di Rike Geerd Hamer: il

rifiuto delle terapie tradizionali per la lotta contro il cancro, solo cure a base di gocce omeopatiche e un profondo lavoro psicologico con se stessa per sconfiggere quel tumore che la sta “mangiando”.

Uno scambio mail, quello rivelato dagli atti sull’inchiesta della morte di Marina, abbastanza allucinanti

 “Ciao Germana, ti mando un aggiornamento: il neo non migliora. È ancora più gonfio, sanguina, ha un cattivo odore, mi fa male ed è sempre più brutto. Come farò al mare quando tutti mi diranno “cosa aspetti a togliertelo?”. Io vorrei che si seccasse e cadesse come una crosta, ma forse non ho capito niente dei segnali che arrivano e lui peggiora. Forse partiranno tutte le metastasi, morirò e tutti diranno: “gliel’avevamo detto”. Allora penso che devo subito scrivere al mio ex perché così guarisco”. Dice così perché sulla base delle cinque leggi biologiche su cui si fondano le teorie hameriane, la guarigione dal cancro può avvenire solo risolvendo gli choc psicologici che hanno causato il male. Come era successo ad Hamer colpito da un cancro dopo la morte del figlio all’isola di Cavallo per un proiettile vagante forse sparato da Vittorio Emanuele di Savoia. Per questo nelle mail di Marina, il neo maligno viene anche definito “il maestro”.

Oggi sul quotidiano in edicola la rivelazione

Si sarebbe salvata «al cento per cento», se solo avesse seguito le indicazioni dell’ospedale e non le teorie “hameriane” del suo medico curante, quelle proposte cioè dalla dottoressa Germana Durando, medico di base ed omeopata torinese. Non lascia spazio ai dubbi la perizia medico legale […] Secondo il consulente medico legale Roberto Testi: «Quando il primo dicembre 2005 i medici avevano consigliato di asportare il neo, la lesione era a uno stadio della malattia basso, associato a un’ottima prognosi, con probabilità di guarigione totale».

Invece Marina non si cura, crede che i linfonodi ingrossati “siano le sentinelle che curano il cancro” come le dice Germana, e lascia che divengano metastatici.

Agli atti dell’inchiesta chiusa del pm Stefano Demontis, oltre alle mail tra la paziente e la sua terapista, ci sono anche le drammatiche testimonianze delle amiche più care. Che agli investigatori hanno raccontato quanto fosse forte quel rapporto e come i dubbi di Marina fossero “spazzati via” dalla fiducia in “Santa Germana”, come era solita definirla. Agli investigatori il 14 aprile del 2015, l’amica d’infanzia Anna spiega: «Spesso chiedevo a Marina notizie di quel neo per sapere se fosse sempre sotto controllo: “Certo — mi rispondeva — è Germana che me lo cura”».