Il Tribunale Penale Internazionale ha chiamato in giudizio il presidente in carica del Sudan, con le accuse di crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Una svolta epocale per quel che riguarda il diritto internazionale, essendo la prima volta che tali incriminazioni vengono mosse nei confronti di un capo di Stato in carica
Sei anni di guerra, trecento mila morti, due milioni e mezzo di rifugiati. E’ il primo bollettino per definire i confini di una guerra civile sempre a metà tra un colpevole silenzi
o mediatico e la notizia legata all’intervento di Gorge Clooney, il divo che sulla scia dei Bono Vox, ha messo a disposizione la sua faccia per una causa umanitaria. Ma non è solo una guerra civile il conflitto del Darfur; quello che sembrava una pulizia etnica ha mostrato invece il suo volto con il passare degli anni. Genocidio.
LA RELIGIONE NON CONTA – Il Sudan per decenni ha vissuto una guerra civile tra il Nord (musulmano, di etnia araba) e il Sud del paese (cristiano, di etnia Dinka), nulla di più classico nella storia africana di paesi disegnati a matita secondo gli interessi dei grandi Stati europei. Ma dal 2003, in sordina e lontano dalle telecamere, gruppi di guerriglieri Janjaweed (letteralmente “demoni a cavallo“) hanno iniziato a bruciare interi villaggi nella r
egione occidentale del Darfur, che condivide con il “cuore politico” del Sudan, sia l’origine tribale che la religione. Un conflitto quindi atipico, difficilmente collocabile nei soliti schemi con cui la diplomazia internazionale legge i conflitti africani.
L’OMBRA DEL GOVERNO - Per i primi anni del conflitto l’opinione pubblica mondiale lo ha considerato un problema locale, un conflitto tra due fazioni per il controllo del territorio: i Janjaweed appartengono a un gruppo semi-nomade dedito alla pastorizia che cercava semplicemente di cacciare i nativi del Darfur da una zona nella quale volevano insediarsi. Ma, lentanemente, i racconti dei milioni di profughi hanno potuto dare una lettura diversa, più agghiacciante. L’esercito regolare sudanese appoggiava con mezzi e truppe le tribù nomadi del Baggara, incitandole a praticare ogni sorta di violenza alla popolazione locale.




tristezza