Antonio Razzi mattarella
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Elezioni Roma 2016, si (auto)candida pure Antonio Razzi: «Con 450mila abruzzesi…»

Antonio Razzi si candida sindaco per le Elezioni Roma 2016

Avanti il prossimo. Nella tragicommedia delle elezioni 2016 per il Campidoglio, non poteva che aggiungersi pure Antonio Razzi. Con il fronte del centrodestra in ordine sparso, il derby Meloni-Bertolaso, Marchini sedotto e abbandonato, la corsa a destra di Francesco Storace e altri candidati minori in campo, ora ci prova pure il senatore di Forza Italia. Provocazione? Boutade? Antonio Razzi sembra crederci davvero: «Perché non posso? Chi l’ha detto che non so governare?», rilancia intervistato dal Tempo.

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In fondo, se pure il sindaco di Verona Flavio Tosi è tentato dalla corsa nella Capitale, avrà pensato Razzi, perché chi è nato in Abruzzo, nella provincia di Chieti, dovrebbe farsi scrupoli. Potrebbe essere pure un vantaggio, è convinto, puntando sulla spinta degli “oriundi”: «Te lo dico da amico, sò veramente c…. vostri, anche perché bisognerà fare i conti con i 450mila abruzzesi residenti a Roma e con i miei conterranei non si scherza», avverte. E non può certo mancare lo slogan («fatti li ca… tuoi») ormai celebre per la parodia di Crozza. Diventato pure hit (“Fammè canta) musicale, con Razzi nelle vesti del “cantante”. 

ANTONIO RAZZI: SI CANDIDA PURE LUI ALLE ELEZIONI ROMA 2016

Ma Razzi vuol continuare con la “politica”. Non sembra bastargli la poltrona di Palazzo Madama (anche perché, al massimo, restano due anni di legislatura…). Per il senatore, che in tempi di pax Nazarena confidò a Giornalettismo di non sapere se l’accordo fosse stato strappato perché «al Patto» non era «mai andato», ora punta la sfida Capitale. C’è la campagna elettorale che lo aspetta. Forse. Perché con il Cav, quel Silvio Berlusconi al quale disse di “appartenere”Faccio quello che mi dice lui, sono sua proprietà»), non ha ancora parlato. Aspettando una risposta, per ora, come l’ex premier, si dice stanco delle lotte interne. Quelle dentro (quel che resta di) Forza Italia, ormai nel pieno del “liberi tutti”, con la creatura del Cav al tramonto. E quelle liti con i vecchi (presunti) alleati, Meloni e Salvini, che hanno lanciato l’Opa sul vecchio centrodestra berlusconiano, sfruttando le urne del Campidoglio:

«Basta con questo teatrino squallido a cui stiamo assistendo per salvare le sorti di Roma sono completamente disgustato di tutte queste beghe, queste liti fratricide in famiglia all’interno di tutto il centrodestra, così si fa il gioco del Movimento 5 Stelle che non è in grado di governare nemmeno un condomino, sono solo urlatori dell’ultima ora e mi auguro che gli italiani capiscano che sono un bluff assoluto che sarebbe deleterio se dovessero vincere le elezioni per il Campidoglio»

Altro che Bertolaso, blindato dal Cav. La soluzione, è convinto Razzi, è la sua candidatura. Chissà la reazione ad Arcore quando Berlusconi avrà letto le sue dichiarazioni. Quel premier che proprio Razzi (con Scilipoti) salvò nel 2010 lasciando l’Idv e votando contro la mozione di sfiducia al governo, tra le accuse di corruzione (fascicolo archiviato dopo sei anni lo scorso febbraio). Poi Berlusconi candidò lo stesso Razzi nelle liste del Pdl nel 2013 in Abruzzo, portandolo a Palazzo Madama.

ANTONIO RAZZI SI AUTOCANDIDA ALLE ELEZIONI ROMA 2016: «MI VOTERANNO 450MILA ABRUZZESI RESIDENTI NELLA CAPITALE»

«Per me ce ne possono essere anche 10 di candidati, sono i cittadini che devono scegliere», rilancia ora il senatore. No, non è un’imitazione di Crozza. Almeno a parole, Razzi vuol provarci davvero. Lui che si è sempre definito “amico” del regime della Corea del Nord del giovane dittatore Kim Jong-un, ora punta Roma. La Città Eterna. E la sogna «senza la mondezza per le strade, con le buche tappate e i trasporti che funzionano». Lo slogan è già pronto. Non sarà il “vota Antonio” de “Gli Onorevoli” di Totò, almeno per ora. “Roma deve tornare“, azzarda. Dispensando pure pagelle e bocciature agli avversari:

«Meloni? Un’amica, ma non mi va che una volta dica che no, perché è incinta, e un’altra cambi idea e dica si. Non mi va che vogliono far fare una brutta figura al presidente Silvio Berlusconi. Non è giusto». Di Guido Bertolaso cosa pensa? «Bertolaso l’ho apprezzato dopo il terremoto de L’Aquila, per il lavoro che ha fatto. E’ un tecnico. Ma ora per lui con Razzi in campo sono cazzi». […] Il candidato del Pd, Roberto Giachetti? «Giachetti, te lo dico da amico: come sindaco non ti ci vedo. Io conosco anche Roberto, ma per fare il sindaco di Roma servono le palle quadrate. Io mi sono candidato e non ho paura di niente». L’imprenditore Alfio Marchini? «Ma guarda, è romano, dovrebbe conoscere la città. Ma Roma è Roma, e lui non è che sia onnipotente. Insomma, Non vedo neppure lui». Della candidato 5 Stelle, Virginia Raggi, cosa mi dice? «Che è una bella donna. Ma Roma ha un sacco di problemi e c’è da faticare, da rimboccarsi le maniche. No». Andiamo a destra: Francesco Storace? «Ha una buona parlantina ma non bastano le parole». Al nord: Flavio Tosi, sindaco di Verona? «Tosi, lascia che te lo dica: Roma non è Verona. A Verona, c’è l’Arena e ci sono Giulietta e Romeo, a Roma c’è il Colosseo. Un’altra cosa».

Tradotto, per Razzi non resta che…Razzi. I romani sono avvertiti. Pure il Cav, che di pensieri ne aveva già abbastanza. Ci mancava solo l’auto-candidatura di Razzi.