Pericolo bollicine nel portafoglio

04/03/2009 - Benvenuti sul bordo dello scalino: si sale o si scende? Stiamo assistendo ad un fenomeno abbastanza raro e sfuggente: i dati macroeconomici e finanziari segnalano all’unisono che stiamo toccando il fondo: indici di borsa ai minimi (su tutti il Dow

     
 

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Benvenuti sul bordo dello scalino: si sale o si scende?

Stiamo assistendo ad un fenomeno abbastanza raro e sfuggente: i dati macroeconomici e finanziari segnalano all’unisono che stiamo toccando il fondo: indici di borsa ai minimi (su tutti il Dow Jones sceso sotto quota 7000) e decrescita del prodotto interno lordo 2008 generalizzata per tutti i paesi industrializzati. Per un investitore è una forte tentazione a ritornare sul mercato, per sfruttare la risalita o perché ora c’è maggiore visibilità su quali sono i comparti più affidabili. Nascono così quelle che io chiamo le “bollicine” ovvero, concentrazioni di acquisti su un titolo o una classe di strumenti molto specifica, motivata solo dalle aspettative. I primi rialzi, dovuti a tali acquisti, servono ad autoconfermare la convinzione di avere fatto la scelta giusta ed attirare nuovi affezionati. Di solito nel giro di 2-3 settimane si chiarisce se c’è della sostanza, facendo scoppiare la bollicina nella maggioranza dei casi. Per i risparmiatori meno attenti diventano particolarmente rischiose, per quelli che amano il rischio sono l’occasione di guadagni concentrati.

RIPRESA – Premessa necessaria per il verificarsi di questo fenomeno è la speranza che la crisi abbia veramente toccato “il fondo” a gennaio 2008. “La velocità del peggioramento si è ridotta” ha detto il governatore della Banca d’Italia, [[Mario Draghi]], durante l’ultimo G8, riportando una convinzione che molti studi di ricerca riportano senza enfasi, per scaramanzia o per paura di essere sbugiardati. A dare qualche speranza sono la ripresa delle vendite auto in Europa e negli Usa, il consumo di energia che torna a livelli paragonabili a quelli di un anno fa, settori che confermano la propria redditività (tecnologia, farmaceutica, tlc) nonostante la contrazione dei consumi. Oggettivamente possiamo dire soltanto di aver toccato “un fondo“: è già successo almeno altre due volte dall’autunno ad oggi, a metà settembre, prima del fallimento di Lehman (andate a riguardare gli articoli di illustri commentatori che dicevano “che siamo quasi usciti“) e a fine novembre, dove si è innescato un rimbalzo borsistico facilmente prevedibile. Se il prossimo scalino sarà verso l’alto o verso il basso, nessuno lo sa con certezza, anche se le scommesse maggiori sono per un rialzo. Così come nessuno sa dove questo miglioramento si materializzerà prima: ecco una serie di bollicine che stanno catalizzando gli acquisti. Da sfruttare o evitare a seconda della propria propensione al rischio.

CORPORATE BOND – È già qualcosa di più di una bolla: i mercati finanziari hanno riscoperto le obbligazioni delle società per raggiungere quei grandi gruppi non colpiti dalla crisi senza passare dalle banche, eliminando così gli intermediari in crisi. Il gruppo farmaceutico Roche ha ottenuto 16 miliardi di dollari con un’emissione monstre al servizio di un’Opa sulla rivale Genentech. Gli investitori si sono fidati perché la società ha 14 miliardi di cassa propria che serviranno ad un acquisto da 50 miliardi di dollari. Non è un’eccezione: le società più affidabili (investment grade) hanno chiesto e ottenuto dal mercato 141 miliardi di euro a Febbraio e 161 a gennaio (record dagli anni ‘90). In più, i rendimenti sono abbastanza alti: 4-5% se non si considerano le società finanziarie, 8-10% se si vuole rischiare (tanto) con le banche fidando sull’ormai consolidato salvataggio pubblico. In questa stessa rubrica ho consigliato i corporate bond, ma dopo mesi di corsa inizia a diventare sempre meno conveniente, performeranno meglio del mercato, ma c’è il rischio che qualcuno riesca ad infilare in questo eccesso di domanda qualche prestito di aziende in difficoltà.

FRIZZANTINIOro/dollaro. La bollicina lingotto sembra già scoppiata, il viaggio verso quota 1000 dollari l’oncia si è esaurito, alla quota attuale di 915 si può andare indifferentemente in entrambe le direzioni con estrema volatilità. Per il dollaro la tendenza è all’apprezzamento nei confronti dell’euro, facile prevedere che a fine 2009 sarà più in alto di adesso, ma il percorso di ascesa non sarà lineare. Visti gli attuali fondamentali dell’economia Usa, quota 1,26 è eccessiva, quindi attenti alle prese di beneficio. Petrolio. Le quotazioni del greggio saranno le prime a reagire esageratamente alle avvisaglie di ripresa economica. I futures sul petrolio sono il mercato più manipolato e manipolabile del mondo e già si stanno riconcentrando su questo asset una notevole quantità di capitali, come dimostrano i record di contratti sugli Etf americani che replicano il Wti. I primi rialzi saranno anche accolti con favore e almeno fino a 55-60 dollari questo non genererà nessun allarme. Titoli bancari italiani. La pace con il governo e la propaganda rassicurante (“i nostri istituti sono messi meglio dei concorrenti“) sta generando un entusiasmo che presto si trasformerà in acquisti. Il catalizzatore sarà la sottoscrizione dei Tremonti bond di fine mese, ma la bollicina partirà prima. Dalle indiscrezioni azzardo che Mps sarà tra le più volatili. Tra tutte le bollicine questa mi sembra la meno affidabile e giustificata, troppi e ancora sconosciuti sono i conti da pagare nel settore.

     
 

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