Inizia la sfida del neopresidente più atteso degli ultimi anni: dall’economia al sociale, ecco come Obama continua (o meno) la linea dei suoi predecessori dem
Nel consueto video settimanale postato su YouTube, il presidente Obama difende le linee programmatiche della sua manovra di bilancio, e subito sfida i possibili oppositori. La Corporate America danneggiata dalle scelte fiscali
presentate nel budget sarà affrontata con decisione, ha dichiarato con ostentata tranquillità il 44esimo presidente. Il mandato ricevuto a novembre è chiarissimo: l’America di Reagan e Bush non abita più qui. Un progetto simile a quello inizialmente tentato da Bill Clinton, ma poi fallito e riadattato ai miti consigli della triangolazione centrista.
RITORNO AL 1993 -Dopo un’incerta vittoria, dovuta più alla divisione del campo conservatore che alla riscossa democratica, Bill Clinton si trovò ad affrontare una recessione sicuramente meno grave rispetto all’attuale. La ricetta del primo budget presentato dal Comeback Kid era molto simile alle idee enucleate nel documento rilasciato pochi giorni fa dall’Amministrazione Obama. Crediti per la classe media, inasprimento fiscale per le fasce di reddito più alte, contenimento dei finanziamenti agli assicuratori privati per Medicare, il mammuth pubblico che paga la sanità agli over 65. L’unica grande differenza con il piano attuale presentato da Obama è il notevole deficit fiscale previsto, ma a inizio 1993 le condizioni macroeconomiche non erano così prossime al disastro come ora. I repubblicani, oggi come allora, attaccarono senza pietà il previsto aumento delle tasse, e bollarono la manovra di bilancio dell’Amministrazione Clinton come il ritorno delle Carternomics, il tradizionale tassa e spendi che aveva portato l’economia verso la paralisi degli anni ‘70. Le previsioni dei repubblicani si rivelarono fallaci: l’arrivo della new economy e la stabilizzazione del debito, esploso a partire dai tagli fiscali di Reagan, portarono ad uno dei più prolungati periodi di crescita economica. Il boom Usa portò però pochi benefici politici ai Democratici, a parte la comoda rielezione del Kid di Hope, Arkansas. I repubblicani, grazie al fallimento della riforma sanitaria di Hillary e al passaggio del Nafta, che incrementò lo scollamento della classe operaia dalla coalizione sociale del New Deal, già visto all’epoca di Reagan, riuscirono però a conquistare la maggioranza alla Camera dei Rappresentanti e così influenzare l’agenda politica all’Amministrazione. Ogni possibile svolta progressista fu così relegata agli ordini esecutivi che poi Bush II si precipitò a ritirare,e nacque la furbesca Terza Via clintoniana, mix centrista scelto
più per costrizione che per volontà.
LA SFIDA LIBERAL DI OBAMA – Il primo documento di bilancio di Obama riparte dalle prime idee dell’Amministrazione Clinton, e cerca di articolare una risposta progressista all’attuale crisi. I Democratici sono votati da un secolo perché sono gli interpreti del populismo economico, aka liberalism dai tempi di Roosevelt, ovvero coloro i quali accettano e difendono il libero mercato, ma ne cercano altresì di proporre correttivi ispirati ad un senso di maggior uguaglianza. Le Amministrazioni Dems dell’ultimo secolo hanno lasciato una grande riforma del capitalismo a stelle strisce: la Fed introdotta da Woodrow Wilson, la Social Security concepita da FDR, i programmi Medicare/Medicaid arrivati grazie all’impegno prima di JFK e poi di Lyndon Johnson. Il Clintonismo non riuscì invece a lasciare una simile impronta, e i più importanti interventi legislativi arrivarono con il concorso dei repubblicani moderati. Il budget di Obama è la riproposizione, al netto della retorica di ogni campagna elettorale, della tradizionale ricetta democratica, maggiormente ambiziosa rispetto al recente passato visto il clima politico molto più favorevole. Era dal 1964 che un candidato democratico non passava la soglia del 51% alle presidenziali, così come da 40 anni almeno mancava una maggioranza progressista alla House.























Non e’ vero che Clinton contrariamente agli altri presidenti Dems. non abbia lasciato nulla di “socialista” ai posteri: il fatot e’ che si preferisce parlarne poco.
Fallita la riforma Medicare, il Kid lancio’ il programma “una casa a tutti gli americani”, potenziando le agenzie parastatali Freddie Mac e Fannie Mae che erogavano mutui e garanzie per i meno abbienti.
Questa scelta, sposata dal “compassionevole” Bush interessato ad accattivarsi il voto degli immigrati ispanici, accoppiata con le deregulation clintoniane del mercato dei derivati, e’ il genitore naturale di quello che e’ successo l’anno scorso: lo scoppio della bolla degli strumenti finanziari costruiti sopra i mutui inesigibili erogati; ne paghiamo e ne pagheremo a lungo le conseguenze.
Altro che “derive per la mancanza di controlli sul libersimo selvagigo dei mercati”!!!!!!
Cosi’ come i figli dei nostri figli (non solo americani) pagheranno a lungo prima che venga chiuso il buco del 12% del Pil (!) aperto solo per il 2009 da Obama.
ciao, Abr
Ciao Abr
quando parlavo di riforme delle Amm.dem, intendevo quella legislazione che gli americani definiscono major. Durante la presidenza Clinton, il Nafta, e forse la riforma del Welfare, potrebbero rientrare in questa categoria, e non mi pare siano un lascito socialista. Già su Schip e AmeriCorps, due delle cose più di sinistra, non metterei un aggettivo come major.
Sulla deregulation finanziaria del 1999 se non ricordo male i voti favorevoli del Gop erano superiori a quelli dei democratici, e vista la quasi unanimità un eventuale veto di Clinton sarebbe stato inutile.
Lo stesso Bill ti risponde meglio di me sulle pressioni che l’Amministrazione esercitò ai tempi su Fannie Mae e Freddie Mac e pure sulla stessa deregulation
http://thehill.com/leading-the-news/clinton-rejects-blame-for-financial-crisis-2008-09-25.html
La critica che fai, mi sembra, si rivolge in realtà al Community Reinvestemnt Act del 1977
Ti giro un articolo che mi sembra metta meglio in prospettiva il reale peso della crisi subprime sull’attuale caos economico/finanziario
http://www.slate.com/id/2204583/?from=rss
Infine, anch’io temo per un eccesso di deficit, ma mi sembra in questo momento quasi come il minore dei mali.
a presto
a