Fermate quelle rotative!

30/07/2008 - Non smette di stupire la manovra del governo. Dopo le polemiche su precari e pensioni sociali, i sindacati denunciano quella che non è una sopresa del tutto negativa: il taglio degli aiuti di Stato all’editoria La nuova Italia passa di

     
 

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Non smette di stupire la manovra del governo. Dopo le polemiche su precari e pensioni sociali, i sindacati denunciano quella che non è una sopresa del tutto negativa: il taglio degli aiuti di Stato all’editoria

La nuova Italia passa di qua: il decreto 112. Dove si trova la norma contro i precari che fanno ricorso. O si sancisce il giro di vite sulle pensioni sociali soltanto per non dare soldi agli immigrati senza che l’Unione Europea “rompa”. Questa manovrina poutpourri del governo Berlusconi continua a contenere chicche degne di nota. Appena ieri è saltata fuori la norma che de facto rende irraggiungibili per le vere casalinghe le pensioni di solidarietà (mentre continueranno a prenderle gli artigiani che lavorano in nero). Oggi una nuova sorpresa. Che potrebbe non essere completamente negativa. I tagli agli aiuti di Stato per l’editoria.

LA PAURA FA QUARANTAQUATTRO – I sindacati e le cooperative, appena hanno letto questo articolo, e dopo che se lo sono fatto spiegare, si sono messi a piangere. Tutti. A partire da Qui, Quo e Qua. “Le Segreterie nazionali di Cgil, Cisl e Uil chiedono al Governo e alla competente Commissione Bilancio del Senato che sia modificato l’articolo 44 del decreto legge 112/2008 che, cancellando il diritto soggettivo ai contributi diretti all’editoria, prevede un fortissimo taglio al contributo pubblico destinato ai giornali editi in cooperativa, no profit e politici.” La minaccia è a mezzo lettera firmata dai segretari confederali Fammoni, Furlan e Pirani e spedita al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio – Paolo Bonaiuti – e al presidente della commissione bilancio del Senato, Antonio Azzolini. Praticamente chiedono di non mettere tetti all’erogazione di denari pubblici per le testate che ne possono venire allattate dalla grande Vacca-Stato.

NO EURO – NO PARTY – Insomma il rischio per tanti giornali è alle porte. Di certo si salveranno i grandi e gli ammanicati (insomma, niente paura, Libero continuerà ad esistere forte come sempre!), ma a vedersela brutta sono i giornali delle associazioni dei consumatori (stampate e spedite a prezzi assai ridotti), delle fondazioni (ovvero le casse a scopo di lucro di alcuni sindacati), ma anche le riviste piccole e medie, quelle che vengono dal mondo dell’associazionismo (laico e religioso) e che grazie all’aiuto di Stato potevano sperare in una diffusione capillare (locale, regionale o nazionale che fosse) e che forse spariranno. Dal 2001 al 2006, in forma di aiuti di Stato sono piovuti 667 milioni di euro, poi la cifra si è cercata di contenerla: nel 2007 si è scesi a 450, 414 sono previsti a fine bilancio per il 2008. Con le nuove disposizioni richiamate dall’articolo 44 del ddl 112, nel 2009 si scenderà a 367, per giungere nel 2010 a 267 milioni di euro l’anno.

I CONTI DELLA SERVA - Nel 2008, i contributi postali rappresentano un costo di 305 milioni. 190 sono destinati ai contributi diretti – che dovrebbero andare alle società non profit, cooperative e fondazioni, e ai giornali di partito (ma che finiscono anche nelle mani del gruppo sanitario Angelucci con due testate “gemelli diversi”, Libero e Il Riformista). Dopo, con lo stesso fondo, bisogna finanziare le radio e pagare le Poste italiane per un vecchio debito consolidato. Quindi i tagli andranno pesantemente a colpire i giornali delle Coop e della Chiesa. Testate che all’idea di farne a meno ci piange a tutti il cuore. Qualche esempio? Il Corriere mercantile, Il Corriere di Romagna, Bari Sera, La Voce di Mantova, La Cronaca di Cremona, La Padania, Il Secolo, L’Avvenire. Ma anche il giornalino della diocesi di Nuoro, la testata degli Ornicoltori italiani (40.000 euro l’anno fino al 2006), “Verona Fedele”, “Il borghese” e “Ciociaria Oggi”. Oppure la corazzata San Paolo Periodici, che a fine 2006 – per Famiglia Cristiana, Il Giornalino, Jesus, Letture e Vita Pastorale – ha ricevuto circa 415mila euro (stima per difetto)

UN KLEENEX E PASSA LA PAURA – Niente paura, al gruppo Mondadori, il maggior beneficiario degli aiuti di Stato con oltre 20 milioni di euro l’anno, di certo non verrà tolto granché. Come ai compagni di merende Sole24Ore (17 milioni) e Rcs (13). Perché in Italia l’aiuto è direttamente proporzionale a quanto vendi (ma sarebbe meglio dire a quanto ammonta la tiratura). Forse sarebbe stato più logico immaginare l’aiuto per le riviste piccole, o medio piccole. Ma poi al padrone di Mondadori, chi glielo diceva?

VEDERE L’ALBERO MA NON LA FORESTA – Di una cosa siamo sicuri. Relegare ad un semplice articolo di un Ddl la soluzione dei problemi dell’editoria italiana è pura chimera. Pensare di poter mettere un cerotto su una questione che invece dovrebbe essere affrontata in modo più ampio e senza pregiudizi è quantomeno ingenuo, se non vergognoso. Sono anni che l’Italia ha bisogno di una seria riforma del settore dell’informazione – non solo dell’editoria – che passa inevitabilmente da un ripensamento (forse una cancellazione) dell’ordine dei giornalisti. Ombra di sé stesso, ormai vessillo per una lobby di giornalisti che già non esiste più. Per questo ci uniamo al coro dei sindacati. Tagliare un pezzo di cancro non è mai servito a nulla.

     
 

12 Commenti

  1. Calvin scrive:

    Guarda, la mia fonte è dagospia, quindi prendila come viene, ma quando leggevo periodicamente le news sul mercato editoriale Libero era l’unico giornale che di riffa o di raffa cresceva. Non so quante copie abbia cannibalizzato nel 2006 al CorSera, ma presumo veramente tante. Se dovessi scommettere sull’aumento di copie rispetto a 5 anni fa i miei 20 euro andrebbero su Libero e i dieci di copertura ancora su Libero :)

  2. Pingback: Armiamoci e firmate! Peccato però che non sia servito a nulla : Giornalettismo

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