Economia

Tremonti bond: le banche ci sono. O ci fanno

3 marzo 2009

Dopo l’articolo di ieri, parliamo ancora delle obbligazioni del Tesoro, che sembrano un costoso e inutile prestito per le banche italiane. Che corrono però ad acquistarli lo stesso, forse perché in realtà sono un bel  regalo per le banche, a spese del contribuente italiano

Finalmente ci siamo: i Tremonti Bond sono una realtà, e già la prima emissione di 9 miliardi di euro parrebbe esaurita date le “prenotazioni” delle principali banche. Esattamente i Tremonti Bond sono un “prestito subordinato” dello Stato ad una banca, chiaramente in cambio di una congrua cedola. “Prestito subordinato” significa che il suo rimborso, a scadenza o in caso di liquidazione, nonché il suo rendimento, vengono corrisposti solo dopo che siano stati pagati “tutti gli altri” creditori. Insomma, il reddito dell’azienda è utilizzato per pagare i vari fornitori, chiaramente, tra cui anche le banche e gli acquirenti di obbligazioni; solo dopo che questi sono stati pagati, se e solo se avanza reddito, viene remunerato il “capitale” attraverso i dividenti e i debiti subordinati attraverso i loro interessi. Se l’azienda fallisse, prima si ripianeranno gli altri debiti, e se avanza qualcosa si passerà al capitale e ai prestiti subordinati.

PRESTITI “RISCHIOSI” MA BEN REMUNERATI – Questi prestiti subordinati rischiano in pratica quanto il capitale sociale, e pertanto chiedono una remunerazione adeguata. Non a caso i Tremonti Bond dovranno rendere un 7,5% iniziale a crescere fino al 15%. Questo rendimento è considerato da alcuni “scioccante” o “fuori mercato“, ma tali considerazioni non tengono conto del fatto che i Tremonti Bond “aggirano” il mercato, perché il sottoscrittore non va cercato ma è “garantito” nella sua esistenza in quanto è lo Stato che è pure il “promotore” dei Bond stessi (tutto il contrario di quanto accade sul mercato), e simili “favori” devono venir pagati; allo stesso modo non tengono conto del fatto che uno Stato (a norma UE) nemmeno dovrebbe aiutare così un’azienda privata, quindi se lo fa deve avere delle condizioni particolarmente vantaggiose; infine si deve ricordare che esiste un rischio di subordinazione che può pesare ben prima della scadenza naturale del titolo e ben prima di uno stato di fallimento.

IL “GIOCHINO” DEL RIDIMENSIONAMENTO DELL’ONERE –  Sul Sole24Ore di giovedì 26 si poteva leggere l’Allegato al Prospetto di Emissione di questi bond. O lo ho letto male io, o tutta l’informazione è (colpevolmente o dolosamente) cieca per non aver adeguatamente sottolineato le caratteristiche di questo “aiutino” alle banche. Nella sezione “Subordinazione” è scritto che in caso le perdite riducano il capitale di vigilanza (patrimonio netto e prestiti subordinati) sotto all’8% (dell’attivo), i Tremonti Bond si ridurranno nel loro valore nominale nella stessa proporzione del patrimonio netto (se la capitalizzazione scende dall’8% al 4%, quindi della metà, il valore dei Bond scende del 50%). Ricordando che gli interessi sono calcolati (anche con acrobazie matematiche, se vi leggete l’Allegato nella parte “Importo degli interessi”) sul valore nominale, si ha già un primo meccanismo di possibile ridimensionamento dell’onere di questo prestito, senza contare quel che ciò significa in fase di rimborso del titolo. Ma la cosa assolutamente più rilevante e che va molto oltre questa “labilità” del valore nominale, è contenuta nelle “Condizioni di pagamento degli interessi“, dove è scritto che gli interessi sono corrisposti a valere solo sugli utili distribuibili (no utili – no interessi, come per qualsiasi prestito subordinato), senza possibilità di accumulo del pregresso (gli interessi non pagati per, ad esempio, incapienza degli utili, sono “persi”), ma soprattutto sempre che il coefficiente patrimoniale di vigilanza complessivo sia almeno dell’8%: cioè, se le perdite portano il patrimonio di vigilanza al 7,5%, oltre al ridimensionamento del valore nominale dei Bond (rilevante di sicuro in sede di liquidazione e a scadenza) i Bond non sono più fruttiferi di interessi!

6 commenti a Tremonti bond: le banche ci sono. O ci fanno

  1. Oh my gosh…

    Ecco, ieri mi chiedevo che gl’avessero fatto le banche al tremontino e salta fuori che proprio niente gl’han fatto e anzi ne è grande amicissimo?…
    Ma è solo facciata quindi l’acredine tremontiana verso i banchieri?

  2. ma no, è che je rode se non gli ubbidiscono, al libbberale.

  3. e quindi se le compra con l’aiuto di stato?
    boh…
    ogni manovra politica e mossa unicamente dalla ricerca del consenso. Una manovra attuata a questi modi mi pare facilmente scopribile e passibile di diventare un boomerang elettorale. A meno che ‘sti banchieri non siano tanto potenti da comprarsi una e l’altra parte politica.
    Boh…

  4. Sbronzo di Riace

    Possibile, infine, una terza via: accanto al Tesoro, i bond possono essere sottoscritti per almeno il 30% del totale da privati (con dei limiti, ad esempio non da enti locali). In questo caso il rendimento delle obbligazioni è più basso. In ogni caso, l’importo delle sottoscrizioni di titoli non può superare il 2% del valore delle attività della banca emittente.

    così dice il giornale

  5. Tra ieri e oggi, un perfetto gancio destro – gancio sinistro.

    ;-)

    (Scusate, ma ho avuto una giornata molto impegnativa e non mi sono collegato fino ad ora.

    C.

  6. Pingback: Pensieri Pre-Vacanzieri at Ideas Have Consequences

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