Ho letto che in America è già best-seller “Blink” (battito di palpebre), che formula su basi scientifiche la teoria sull’affidabilità delle prime impressioni. Racconta come una rete di meccanismi neurologici -la cognizione rapida, ovvero il potere di pensare senza pensare- faccia si che la prima impressione sia quella più giusta. Secondo l’autore Malcolm Gladwell, uno da 40 mila dollari a conferenza incassati in un blink, analizzare tutti i dati e dilungarsi a cercare troppi elementi prima di decidere è dannoso: offusca la chiarezza del blink. Quindi se fossimo saliti sulla Pequod avremmo intuito subito che al capitano Achab era partita la brocca. E quel furbastro del papero di Konrad Lorenz ha realizzato immediatamente che se mammà non è presente al momento della nascita, tocca arrangiarsi con chi c’è. Ma soprattutto il blink è qualcosa che ho sempre sospettato: bastano i primi trenta secondi, il tempo di uno sguardo, per decidere se di qualcuno ci innamoriamo o no. I grandi amori si annunciano in modo preciso. Appea lo vedi dici: chi è questo stronzo?
Mirosa Parente




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“bastano i primi trenta secondi, il tempo di uno sguardo, per decidere se di qualcuno ci innamoriamo o no”
appunto perché si tratta di blink, di percezioni rapide e quasi irrelate dal pensiero articolato e cosciente, non decidimo proprio ninte: per fortuna! (o disgrazia, dipende)
decidiamo… niente: vocalizziamo:-)
Non ci sono motivi, non ci sono verità: siamo pienamente nel campo dell’irrazionale. Dev’essere molto confortante semplificare il tutto per arrivare a queste piccole “verità”, fin quando non si va a sbattere il muso contro l’inspiegabile comportamento delle persone…
Eppoi sono proprio i primi trenta secondi quelli che ci fregano, è lì che si sbaglia tutto