Milan: una storia finita

01/03/2009 - Sono milanista. Da sempre. Ho vissuto la B, sono stato alla finali di Champions di Barcellona, ho vissuto la curva per molti anni. Il Milan mi ha dato sempre grandi soddisfazioni durante l’era Berlusconi. Ma gli ultimi 3 anni, sono

     
 

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Sono milanista. Da sempre. Ho vissuto la B, sono stato alla finali di Champions di Barcellona, ho vissuto la curva per molti anni.

Il Milan mi ha dato sempre grandi soddisfazioni durante l’era Berlusconi. Ma gli ultimi 3 anni, sono stati un mezzo disastro. Mi direte, ma come, siamo stati Campioni del mondo e appena qualche mese prima, d’europa… si è vero, ma bisogna risalire a tre anni fa, per capire il disastro di ieri, dopo l’uscita ai sedicesimi di finale della Coppa Uefa, unico titolo che manca al Milan, per mano di una mediocre squadra tedesca, che veleggia a metà classifica nella Bundesliga. Senza contare la disfatta di oggi con la Sampdoria, imputabile in tutto e per tutto a quella che oggi i quotidiani sportivi definiscono una difesa “imbarazzante” (aggettivo attribuito numerose volte anche a Senderos) oltre che definitivamente anziana (dai commenti dei tifosi online: “Si accorgono o no che con l’eta’ media di 35 anni di questa rosa e’ impensabile stare dietro a squadre con giocatori giovani“; “…a questo Milan bastano un paio di innesti ed è a posto. Un paio di innesti per ogni reparto s’intende!“;“La verità che invece di avere tanti assi si ritrova con tante travi inchiodate..”) Molti dicono sia colpa di Ancelotti, che come ogni allenatore, si assume molti oneri, ma pochi onori.

ALLA SBARRA - Naturalmente qualche responsabilità la può avere anche lui. Ma sono responsabilità più di carattere  personale che tecnico. Ancelotti è una brava persona, che cura i rapporti umani, anche troppo. E’ uno della “famigliaMilan dal 1986, conosce tutto e tutti. E ha amici, anche tra i calciatori. Questo, alla lunga, potrebbe risultare un problema, perché è difficile dire ad un amico, è finita, non puoi più giocare 40 partite da titolare… esempio lampante Seedorf, calciatore straordinario, che non merita i fischi continui dei tifosi, che ha dato tutto al Milan, vincendo tutto. Ma che non riesce più a tenere i ritmi alti e a giocare tutte le partite. Altra colpa può essere il non saper, o voler, cambiare tattica quando un avversario lo richiede. Senza alberello di Natale o simili, il Milan non gioca… le poche volte che si cambia in corsa, è un disastro, perché i giocatori non sanno come muoversi, dopo quasi un decennio che giocano a memoria con un modulo solo. Queste forse le colpe del mister, ma colpe minime, se paragonate a quelle della società.

STORIA DI UNA SERIE DI ERRORI – E veniamo alla data del 2006/7. Il Milan in quel periodo ha venduto uno dei suoi più grandi bomber, un certo Andrij Mykolajovyč Ševčenko, i motivi li conosciamo tutti, lui voleva andarsene perché la famiglia chiedeva un futuro diverso da quello italiano per i figli.  Fu venduto per 45 milioni di sterline. Non bruscolini. Bene, il Milan si era privato di un grandissimo, ma con quella cifra, si poteva costruire una squadra attorno ad un altro grandissimo, quel Ricardo Izecson dos Santos Leite ( Kakà) che ha incantato il mondo in questi anni. La costruzione di una squadra, parte sempre dalla difesa. Difesa un po’ anziana, se consideriamo che c’erano ancora Costacurta, Maldini, Cafù, Simic e Stam. Si prese Favalli, trentaquattrenne a parametro zero, Oddo, trentenne mediocre difensore di fascia, regalando alla Lazio 7 milioni e 750 mila euro. Avanzavano parecchi soldi, allora si doveva puntare al centrocampo, che tolti Gattuso e Pirlo, esigeva una rinfrescata, visto che con Vogel, SERGINHO e Rui costa, difficilmente si sarebbe arrivati a qualcosa. Riprendemmo Christian Brocchi, dato in prestito l’anno prima, e Emerson, preso l’anno dopo, calciatore spompato di 31 anni, per  5 milioni di Euro. Infine Daniele Bonera, unico giovane calciatore di belle speranze. Ma con poche possibilità di diventare un Nesta, un Baresi o un nuovo Cafù. Anche per lui, anche se questa volta spesi meglio,  si sono spesi circa 2 milioni di Euro.

OGGI - Gli anni successivi, tolto Ronaldinho, sono stati tutti simili, con acquisti a parametro zero, di giocatori che non regalerebbe nessuno, se ritenuti fenomeni. Come Senderos, ad esempio. L’unico acquisto azzeccato, è Pato. Ma fare 2 gol e subirne 4 non serve a molto. Finito. Questa è stata la campagna acquisti del Milan, che si è intascata molti soldi (anche con nuove cessioni). Alla lunga questo modo di gestire la società, dovuto allo marcamento di Berlusconi, e lasciato in mano a Galliani e Braida, ha portato il Milan ad essere una squadra poco competitiva, con una panchina molto mediocre e anziana. Quindi veniamo ai giorni nostri. Il Milan è a 11 punti dalla vetta e fuori dalla coppa, il tutto a Febbraio, cioè 3 mesi in anticipo. Per una società che a inizio stagione puntava allo scudetto non è proprio un bell’andazzo. Il tutto condito da una instabilità societaria non male, come ha dimostrato il caso Kakà e la tentazione Araba, che oggi tenta di acquistare il 40% del Milan e che la società non si è affrettata a smentire. Ricapitolando, le responsabilità non sono di Ancelotti, che tutti dicono ora rischi il posto, ma di una società che ha badato solo ai conti, ingannando i tifosi con colpi altisonanti, ma senza un obiettivo di squadra e dando al Mister una rosa di giocatori alta, per quel che riguarda l’undici titolare, ma molto bassa per quanto riguarda la panchina. E’ ora di fare i conti cara AC Milan, è ora di spendere con un obiettivo e ricostruire una squadra attorno a Kakà e Pato. Oppure di dire che per parecchi anni, il Milan decide di lottare per la salvezza, e non ingannarci con acquisti sontuosi, ma senza una ragionata campagna acquisti.

     
 

42 Commenti

  1. ricchiuti scrive:

    Sfidiamo, e battiamo, Rado sul suo stesso terreno.

    “Anche il Real ne prese cinque dal calcio organizzato. Ma ha continuato a vincere”.
    Qui dico che il Real è rimasto competitivo nonostante il 5-0. Ha pertinenza il tempo che ci ha messo ? No. Scrivo ha continuato: per la precisione, è vero. Non rileva il tempo messoci.

    “Il Real prima di Sacchi mica vinceva internazionalmente. C’è voluto Capello per fargli la squadra che potesse vincere la Coppa”.
    Qui parlo di Coppa dei Campioni come si evince dal termine la Coppa.
    Com’era ? Si. Se guardi bene.

    “l’allenatore che vince la Champions non è quello che arriva e trionfa in finale ma quello che l’anno prima ha vinto il campionato. Ma che discorso è?”
    E’ un discorso che quando la squadra l’ha fatta l’allenatore dell’anno prima calcisticamente ha un senso.
    Ha un senso dire che l’Ajax delle 3 coppe campioni consecutive fosse quello di Michels, andato via dopo la prima ? Per me, si.
    Per te, no.
    Ma andiamo sul tuo terreno e leggiamo cosa ho scritto.
    Ho scritto per caso, Capello ha vinto la Cempions ? No.
    “C’è voluto Capello per fargli la squadra che potesse vincere la Coppa”.
    Fargli-olè-la squadra-olè- che potesse vincere-olè- la Coppa. E qui venne giù lo stadio per ricchiuto. Il goal in trasferta nel notariato di Sampierdarena vale doppio.

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