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Internidi Carlo Cipiciani (Comicomix)
pubblicato il 2 marzo 2009 alle 12:30 dallo stesso autore - torna alla home

Un intervento del presidente del Senato Schifani al congresso del Movimento per le Autonomie di Raffaele Lombardo ha chiarito cosa sia, secondo la maggioranza di centrodestra, il federalismo fiscale. Tomasi di Lampedusa potrebbe scrivere il sequel del suo romanzo

schifani Il federalismo fiscale dei gattopardi Il presidente del Senato Renato Schifani, intervenuto al congresso del MPA, ha messo alcuni paletti sul futuro del federalismo che “dovrà essere solidale“, perché “non può esserci crescita dell’Italia se vengono lasciate indietro alcune aree del Paese. Se il federalismo terrà conto delle diverse realtà e interverrà per armonizzarne le esigenze, non creando freni allo sviluppo delle aree forti e sostenendo la crescita di quelle più fragili, potremo offrire all’Italia l’opportunità di continuare ad essere una grande Paese, prospero, libero e sicuro“. E il presidente Lomabardo, “garante” della Sicilia nei confronti del Governo, ha proseguito: “L’egoismo territoriale non può ispirare il federalismo, nel quale crediamo perché può far superare il centralismo e il dirigismoa patto che non  ”ci siano troppi politici che non sanno più da dove vengono perché considerano il loro trasloco romano definitivo e inamovibile“.

IL FEDERALISMO QUESTO SCONOSCIUTO - Dichiarazioni del genere spiegano bene che attorno al tema del federalismo le idee non siano chiare. Il federalismo infatti, è un sistema che mira, essenzialmente, ad una maggiore responsabilizzazione del livello locale nella gestione della spesa. E, pur se deve prevedere dei meccanismi di perequazione per evitare che ci siano squilibri eccessivi, comporta inevitabilmente una differenziazione nei livelli complessivi di servizi pubblici offerti, stimolando la “competitività” dei diversi territori e la capacità di gestire con efficienza le risorse pubbliche. Se invece il meccanismo fosse un modo per far si “che tutto cambi perché tutto resti come prima” non parleremmo di Federalismo fiscale, ma del Gattopardo di Tomasi di Lampedusa, che certamente il siciliano Schifani conosce bene.

L’EQUIVOCO SUL  FEDERALISMO. Sì, decisamente attorno al tema del Federalismo nel dibattito politico italiano ci sono molti equivoci. E  questo spiega perché continui a  circolare la domanda – alla quale, curiosamente,copertina%20Lombardo Il federalismo fiscale dei gattopardi il ministro Tremonti si è detto al momento incapace di rispondere – su quanto “costerà” il federalismo. Perché si tratta – se si applicasse il federalismo previsto dal ddl Calderoli – di una domanda semplicemente surreale. Il federalismo fiscale, se sarà applicato bene, non avrà costi aggiuntivi. Perché non si tratta della realizzazione del Ponte sullo Stretto, ma della riorganizzazione dei rapporti tra centro e periferia, a parità di funzioni complessive. Perciò – ripetiamo ancora, se sarà applicato correttamente – potrà provocare molti problemi, di cui su Giornalettismo si è ripetutamente parlato. Ma certamente non ci saranno costi aggiuntivi. Anzi, ci saranno risparmi attesi: l’intenzione del federalismo fiscale è quella di abbassare (e non aumentare) il livello complessivo della finanza locale.

LA QUESTIONE DEI COSTI STANDARD – Vediamo perché: il ddl prevede che nell’anno di partenza verranno soppressi dei trasferimenti statali sostituendoli con entrate proprie regionali e con un fondo perequativo. Il risultato (teorico) è pari a costi aggiuntivi zero. Inoltre, visto che la perequazione avverrà (per il grosso delle funzioni essenziali) a livello di costi standard – sarebbe meglio dire i fabbisogni standard, ma non perdiamoci in tecnicalità – sarà necessario, a meno di non ridurre il livello dei servizi offerti, che tutte le regioni offrano i servizi pubblici a loro attribuiti ad un costo più o meno “uniforme“, adeguandosi a quelle attualmente più efficienti. Questa è la “filosofia” contenuta nel testo del ddl. Che porterà ad una messa in discussione dell’attuale distribuzione territoriale di risorse tra nord e sud, che porterà a problemi applicativi non di poco conto. Ma come possa portare ad un aggravio di costi, è un mistero inspiegabile.

FEDERALISMO O GATTOPARDISMO? – Un mistero però che si svela se si ascoltano bene le autorevoli parole del presidente del Senato. “Il federalismo fiscale dovrà fornire giust Il federalismo fiscale dei gattopardi e risposte al malessere del Nord ma non potrà trascurare le giuste aspettative del Mezzogiorno. Non è difficile capire che cosa significa. E se non fosse chiaro, ascoltiamo ancora Schifani a proposito dei FAS “I fondi destinati al Mezzogiorno devono rimanere in loco, utilizzati e spesi per sviluppo, infrastrutture e crescita. So che il governo regionale siciliano e gli altri governi del Sud hanno molto lamentato alcune anomale destinazioni di questi fondi per fini diversi da quelli propri. Bene, la voce del presidente del Senato si farà sentire perché tali risorse non vadano altrove o non vengano utilizzate per altri fini“. Ecco, ora il discorso si fa chiaro. Bisogna che tutto cambi perchè tutto resti come prima. Ma allora, se la burocrazia centrale non verrà ridotta in cambio della dilatazione di quella periferica, il federalismo fiscale comporterà effettivamente un maggior costo. E se comuni, province e regioni attraverso i vari potentati locali si terranno le maggiori risorse locali derivanti dall’aumento dell’autonomia tributaria e continueranno a pretendere lo stesso da Roma i trasferimenti attuali, magari “ricattando” governo e parlamento in virtù del loro appoggio in future elezioni, allora sì che il federalismo fiscale comporterà una spesa aggiuntiva e non un beneficio.

IL TRADIMENTO DEL FEDERALISMO – E, sempre per dirla con il presidente Schifani, “I ritardi del Sud non possono tutti essere consapevolmente attribuiti a incapacità o ancor peggio a negligenze“. ma certo, ci mancherebbe. Certo, i casi di Catania (regalo di 140 milioni di euro) e quello che sta scoppiando a Palermo confermano che il presidente del Senato ha una vista eccellente, e che ha parlato a nuora, con voce forte e chiara, perché la suocera intenda. Il federalismo è in pericolo, e non è un caso che Gilberto Muraro, che ha collaborato al testo Calderoli, chiude un suo recente intervento su LaVoce.info : “Ovviamente, non si può chiedere al riformatore di prevedere il fallimento della propria riforma. Ma lo studioso ha il dovere di farlo se le condizioni strutturali lo rendono l’evento più probabile, a dispetto delle buone intenzioni del legislatore e dei criteri di stimolo e salvaguardia che vengono inseriti nella legge. Il quesito che logicamente precede ogni ricerca quantitativa è dunque quello, banale e drammatico insieme, che riguarda la probabilità di corretta applicazione della riforma. A seconda della risposta, si cercherà poi di stimare il risparmio o il costo che il federalismo fiscale comporterà per il paese.”  Caro federalismo, io speriamo che me la cavo.

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