Pensione di reversibilità
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Pensione di reversibilità, cosa cambia

Pensione di reversibilità: negli ultimi giorni, con l’arrivo in Commissione Lavoro della Camera dei deputati di un disegno di legge delega del governo per il riordino delle prestazioni di natura assistenziale, le pensioni di reversibilità sono finite al centro del dibattito politico. Le opposizioni hanno denunciato il rischio di tagli degli assegni. Altri esponenti della maggioranza hanno chiesto approfondimenti. L’esecutivo ha provato ad evitare l’allarmismo parlando di semplice razionalizzazione volta ad evitare gli sprechi. Ecco cosa c’è da sapere sul provvedimento che andrebbe a cambiare la pensione di reversibilità.

 

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PENSIONE DI REVERSIBILITÀ, IL DDL DELEGA ALLA CAMERA

Il disegno di legge che ha fatto scattare l’allerta per il rischio di taglio alla pensione di reversibilità è il n. 3594 presentato alla Camera dei deputati in questa legislatura, è firmato dal ministro del Lavoro Giuliano Poletti e reca «norme relative al contrasto della povertà, al riordino delle prestazioni e al sistema degli interventi e dei servizi sociali». Il ddl, collegato alla legge di Stabilità 2016, è arrivato in Commissione Lavoro a Montecitorio lo scorso 8 febbraio e include diverse analisi tecniche sull’impatto della nuova regolamentazione.

PENSIONE DI REVERSIBILITÀ, L’OBIETTIVO DEL GOVERNO

L’obiettivo del disegno di legge delega è quello di introdurre una nuova misura di contrasto alla povertà e, al tempo stesso, di razionalizzare la normativa in materia di prestazioni di natura assistenziale, con l’eccezione di quelle destinate ad invalidi e disabili e degli interventi di distribuzione di derrate alimentari agli indigenti. Nella relazione che accompagna gli articoli del ddl si spiega che «il sistema delle politiche sociali del nostro Paese necessita da anni di un intervento riformatore» e che il «percorso avviato negli ultimi decenni» in ambito pensionistico, sanitario e nell’area delle politiche del lavoro e degli ammortizzatori sociali «raramente ha toccato l’area delle politiche socio-assistenziali». Poletti ricorda come l’Italia sia uno dei pochi Paesi europei a non essere dotato di una misura di contrasto alla povertà e come manchi (nonostante strumenti che proteggono il reddito di specifiche fasce di cittadini fragili) una «misura organica per coprire le necessità delle famiglie più vulnerabili e in condizioni economiche di bisogno, come quelle con più figli». Dunque, spiega ancora il ministro, la «riorganizzazione nel sistema di accesso alle prestazioni», «a partire dalle modalità di valutazione del bisogno», è necessaria per rendere la loro erogazione più equa e più efficace. Ecco perché si è toccata la pensione di reversibilità.

PENSIONE DI REVERSIBILITÀ, A CHI SPETTA E LA SPESA TOTALE

La razionalizzazione prevista dal disegno di legge delega del governo riguarda precisamente cinque tipi di prestazioni: l’assegno sociale, la pensione di reversibilità, l’integrazione al minimo, la maggiorazione sociale del minimo e l’assegno per il nucleo familiare con tre o più figli minori. Nel dettaglio gli assegni sociali riguardano attualmente 845.824 beneficiari (esclusi gli invalidi civili) per una spesa totale di oltre 4,2 miliardi (4.266.505.421). I beneficiari delle pensioni di reversibilità sono invece oggi 3.052.842 per una spesa complessiva di oltre 24 miliardi (24.152.946.974). Per quanto riguarda poi l’integrazione al minimo, i beneficiari attuali sono 3.469.254, per una spesa totale di 20,5 miliardi (20.500.376.967). La maggiorazione sociale del minimo interessa invece 848.893 persone, per una spesa complessiva di quasi 2 miliardi (1.966254.405). Infine, gli assegni per il nucleo familiare con tre o più figli: sono 234.332 i beneficiari e ammonta a quasi 400 milioni di euro (396.292.957) la spesa totale.

PENSIONE DI REVERSIBILITÀ, LE NOVITÀ

È il comma 3 dell’unico articolo del ddl a chiarire cosa cambierà per le pensioni di reversibilità e per le altre prestazioni assistenziali allo scopo di razionalizzare la spesa e rendere l’erogazione dei trattamenti più equa ed efficace. Viene spiegato che attraverso la delega si vuole introdurre un principio universalistico per l’accesso alle prestazioni. Tenuto contro di bisogni specifici, l’accesso selettivo alle prestazioni verrebbe regolato dalla sola condizione economica, misurata con l’indicatore Isee (Indicatore della situazione economica equivalente), che tiene contro anche del patrimonio. In sostanza nella determinazione dell’importo dell’assegno verrebbero presi in considerazione anche i beni immobili. Nel caso di specifiche prestazioni, inoltre, si legge nel ddl, accanto all’Isee potrebbero essere previsti anche ulteriori criteri volti ad identificare specifiche platee di beneficiari. Ed è anche possibile che per determinati trattamenti l’Isee venga ridefinito.

PENSIONE DI REVERSIBILITÀ, LE REGOLE OGGI

Le pensioni di reversibilità (che sarebbe più appropriato definire ‘pensioni ai superstiti’, ‘pensioni di reversibilità’ se in favore dei familiari di un pensionato deceduto e ‘pensione indiretta’ se in favore dei familiari di un lavoratore deceduto) vengono erogate dall’Inps a coniugi, o coniugi divorziati, figli minorenni o studenti o inabili, nipoti a carico dei nonni, genitori anziani, fratelli o sorelle non sposati e inabili. L’importo spettante ai superstiti è calcolato sulla base della pensione dovuta al lavoratore deceduto o della pensione in pagamento se la persona deceduta è un pensionato. L’importo è pari al 60% se l’assegno è destinato al coniuge, al 70% se ad un figlio solo, all’80% se ad un coniuge e un figlio o a due figli senza coniuge, al 100% se destinato ad un coniuge con due o più figli o destinato a tre o più figli, al 15% per ogni altro familiare avente diritto diverso da coniuge, figli e nipoti. La pensione ai superstiti viene poi ridotta se il beneficiario possiede altri redditi. Nel dettaglio, l’assegno viene ridotto del 25, 40 o 50% se il titolare ha un reddito superiore a 3, 4 o 5 volte il trattameno minimo annuo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti, calcolato in misura pari a 13 volti l’importo mensile in vigore al primo gennaio.

PENSIONE DI REVERSIBILITÀ, I RISPARMI POSSIBILI

Nel disegno di legge si chiarisce che il nuovo criterio legato alla situazione economica del beneficiario si applica a chi fa domanda dopo l’entrata in vigore della legge. Mentre la relazione tecnica spiega che dal provvedimento non derivano nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Laddove la razionalizzazione dovesse produrre minori oneri, i risparmi prodotti andranno ad incrementare il Fondo per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale.

PENSIONE DI REVERSIBILITÀ, I TEMPI

Le novità sulle pensioni di reversibilità potranno arrivare solo dopo doversi mesi dalla conclusione dell’iter parlamentare del ddl. La delega al governo dev’essere esercitata infatti entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge.

PENSIONE DI REVERSIBILITÀ, LA POLEMICA

La polemica sulle pensioni di reversibilità è stata innescata dal sospetto che il ricorso all’Isee possa allegerire gli assegni. Il leader della Lega Nord Matteo Salvini ieri ha affermato: «Un governo che fa cassa sui morti mi fa schifo». Ma un invito a non ridurre l’importo degli assegni è arrivato anche dalla maggioranza. Cesare Damiano, ex sindacalista ed ex ministro del Lavoro, presidente della Commissione Lavoro della Camera, ha dichiarato: «La delega del governo sulla povertà prevede la possibilità di tagliare le pensioni di reversibilità inaccettabile. La previdenza non è una mucca da mungere». Il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri, Forza Italia, intanto: «Noi tuteliamo i soggetti deboli e vedovi e vedove lo sono. È veramente vergognosa quest’ultima sortita di Renzi». La deputata Paola Binetti, Area Popolare: «Ecco un altro punto da approfondire anche in funzione del dibattito sul ddl Cirinnà, a proposito di unioni civili. Se il governo vuole tagliare davvero le pensioni di reversibilità ce lo dica con urgenza, prima che il ddl in questione si spinga più avanti». In serata è poi arrivato un chiarimento del governo: «Se ci saranno interventi di razionalizzazione saranno solo per evitare sprechi e duplicazioni, non per fare cassa in una guerra tra poveri. La delega del governo dà non toglie». Basterà per rassicurare tutti?

(Foto: ANSA / MASSIMO PERCOSSI)