Prima i militari, poi le ronde cittadine. Speriamo che basti, o saremo costretti ad arruolare anche i pesci rossi…
Dal Decreto Legge 23 feggraio 2009, n. 11 – I sindaci, previa intesa con il prefetto, possono avvalersi della collaborazione di associazioni tra cittadini non armati al fine di segnalare alle Forze di polizia dello Stato o locali, eventi che possano arrecare danno alla sicurezza urbana ovvero situazioni di disagio sociale. Le associazioni sono iscritte in apposito elenco tenuto a cura del prefetto, previa verifica da parte dello stesso, sentito il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, dei requisiti necessari previsti dal decreto di cui al comma 6. Il prefetto provvede, altresì, al loro periodico monitoraggio, informando dei risultati il Comitato. Tra le associazioni iscritte nell’elenco di cui al comma 4 i sindaci si avvalgono, in via prioritaria, di quelle costituite tra gli appartenenti, in congedo, alle Forze dell’ordine, alle Forze armate e agli altri Corpi dello Stato. Le associazioni diverse da quelle di cui al presente comma sono iscritte negli elenchi solo se non siano destinatarie, a nessun titolo, di risorse economiche a carico della finanza pubblica.
LA SITUAZIONE – In Italia abbiamo circa 300.000 poliziotti, carabinieri, finanzieri e agenti del corpo forestale (senza contare la polizia penitenziaria). Poi ci sarebbero circa 60.000 agenti di polizia locale (=vigili urbani). Fanno all’incirca un agente o
gni 170 abitanti, più di uno per chilometro quadrato (montagne comprese). Dovrebbero essere un po’ di più, c’è un buco di circa 20.000 unità in tutta Italia, ma anche così non sono mica pochissimi. Ricordiamoci, poi, che molti servizi di sicurezza patrimoniale (contro furti e rapine) sono svolti da guardie giurate: sono 50.000 e fanno un lavoro di tutto rispetto: scorte ai portavalori; sorveglianza di banche, gioiellerie e supermercati; controlli aeroportuali; vigilanza notturna; servizi d’ordine in teatri, discoteche, concerti. Ma tutto questo non basta, dicono. E allora, l’anno scorso si è deciso di mettere i militari per strada: migliaia di soldati si sono affiancati a poliziotti e carabinieri per svolgere servizi di pattugliamento nei grandi centri urbani (che poi sono quelli che hanno la maggiore presenza organica di forze dell’ordine…). Non è bastato nemmeno questo. Così adesso arrivano le “ronde”, pattuglie di cittadini che volontariamente pattuglieranno le nostre strade, pronti a chiamare il 112 o il 113 (in Italia la sicurezza è poca, ma in compenso possiamo permetterci un sacco di numeri di emergenza, secondo che serva un poliziotto o un carabiniere o un vigile del fuoco o un medico…) al minimo sospetto. Per evitare, però, il rischio di ricreare il famigerato mito dei Vigilantes del vecchio West che erano delle vere e proprie ronde multifunzione (controllori, giudici e carnefici) si è pensato bene di “istituzionalizzarle” in associazioni, con tanto di iscrizione in elenchi prefettizi e con possibilità di ottenere finanziamenti pubblici. E per buona misura, si è pensato di privilegiare gli ex appartenenti delle forze dell’ordine in congedo. Certo, bisogna avere davvero una visione molto ottimistica della vita, per pensare che un poliziotto o un carabiniere, dopo essere riuscito ad arrivare a sessant’anni, dopo aver lavorato 40 anni con uno stipendio mediocre, non abbia niente di meglio da fare che rimettersi a lavorare… aggratis. Ma ce ne sono. Un po’ la nostalgia, un po’ il senso della patria e del dovere che per qualche incomprensibile ragione continua ad albergare in buona parte degli appartenenti ai “corpi dello Stato”, spingeranno certamente parecchi di loro a riempirsi di analgesici contro i dolori cervicali e ad indossare la fascia elastica per la lombosciatalgia per poi uscire di casa con un fiero saluto ai nipotini.
I RISCHI E I DUBBI – L’idea non è nuova. Qualche città si era già organizzata e il Governo ne parlava con favore già dall’anno scorso e il recente clamore degli stupri ha fornito l’occasione giusta per metterla in pratica su scala nazionale. Molti poliziotti (che possono parlare più liberamente grazie alla sindacalizzazione)
però sono contrari. Perché ? I motivi sono più d’uno. Innanzitutto, sono consapevoli del fatto che ci sarebbero molti più agenti per strada se le risorse umane disponibili fossero adeguatamente utilizzate. E ancora, se ci sono soldi per pagare i militari e le ronde, perché non utilizzarli per pagare gli straordinari agli agenti in servizio? La stragrande maggioranza degli operatori di sicurezza non può fare più di una decina di ore di straordinario al mese, perché non ci sono soldi per pagarle. E sì che un’ora di straordinario di un poliziotto rende appena 7 euro netti… Le ronde, poi, rischiano di creare più problemi di quanti ne risolvano: di fronte a un reato, questi cittadini (ed ex-tutori in congedo) riusciranno ad astenersi dall’intervenire e a limitarsi a telefonare al 113? Riusciranno ad aspettare una volante che potrebbe impiegare decine di minuti per arrivare? Se ne staranno seduti in macchina a guardare lo svolgersi di uno stupro o di una rapina? E se decideranno di intervenire (come è facile che accada) che cosa potrebbe succedere? Chi li risarcirà se dovessero restare feriti o, peggio, uccisi? Cosa accadrà quando i delinquenti avranno imparato a riconoscere le ronde e i volontari che ne fanno parte? Questi cittadini dovranno pattugliare disarmati, o potranno portare con sé un’arma, nel caso fossero muniti di regolare porto d’armi a titolo personale? Cosa accadrà se, decidendo di intervenire, tireranno un ceffone di troppo a un “fermato” o “arresteranno” la persona sbagliata? Quanti di loro avranno la prestanza fisica, la lucidità e la conoscenza delle norme vigenti sufficienti ad evitare di affrontare una situazione di emergenza senza porre in pericolo l’incolumità propria e quella altrui? Ci saranno controlli psicofisici? Test di “ammissione”? Le perplessità sono tante. Così come l’impiego dei militari, anche l’idea delle ronde pare l’ennesima trovata per non affrontare i veri problemi che impediscono agli apparati di sicurezza di essere efficienti come potrebbero (e dovrebbero) essere.






















“Le ronde non possono diventare la soluzione alternativa rispetto a queste esigenze, al massimo possono rappresentare un utile contributo in un contesto che funzioni bene. Possono aumentare l’efficacia di un sistema di sicurezza efficiente, ma non possono rendere efficace un sistema inefficiente”
però possono contribuire a buttarla in caciara!
oltre a buttarla in caciara, faranno pure un sacco di danni.
a roma i gruppi di coatti duri e puri non vedevano l’ora di vedere legalizzata la loro voglia di andare a caccia di stranieri (non importa se rumeni o semplicemente di un altro palazzo, per loro è lo stesso, si annoiano poverini).
e io che sono cresciuto tra magliana, buca e monteverde anni ‘80, che incontravo sotto casa i tossici con la siringa nel braccio, che avevo un sert dietro casa e tre ospedali dall’altra parte della strada, che avevo i VERI criminali DENTRO il mio palazzo e che ho visto sparire tutto questo con l’installazione di semplici lampioni e qualche arresto….
beh… mi girano parecchio le palle a vedere i quattro ragazzini della sede di AN sotto casa mia che mi guardano già male solo perché assomiglio vagamente a un cubano…
e abito li da quasi 30 anni…
Spendida disamina, anche se non capisco che tipo di “apporto positivo” potrebbero dare se lo Stato fosse efficente nel garantire la sicurezza.
Lo trovo un po’ un controsenso. A quel punto le chiamerei scampagnate di quartiere. E magari il coltello serve solo per la porchetta e per il pane…
non capisco che tipo di “apporto positivo” potrebbero dare se lo Stato fosse efficente nel garantire la sicurezza.
Concordo, ma ho concesso il beneficio del dubbio.
Difatti non ho parlato solo di efficienza, ma anche di efficacia.
In un contesto in cui le forze dell’ordine sono efficienti (lavorano bene ottimizzando le risorse) ma inefficaci (per quanto efficienti non possono avere occhi ovunque) le ronde potrebbero essere di una qualche utilità.
Dato che nel nostro contesto mancano sia l’efficienza che l’efficacia, le ronde servono a poco.
L’articolo è sicuramente esauriente.
Fa un po’ specie che ci sia una così diffusa sensazione a livello popolare di dover ricorrere al fai da te in tematiche che dovrebbero essere competenza dello stato di diritto.
E fa un po’ specie che il governo insegua gli allarmismi di certo giornalismo a volte un po’ tirati per i capelli.