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Il prete che ha fatto vergognare la Chiesa

Abusi su ragazze e affari economici: amarcord di Lelio Cantini, il sacerdote fiorentino morto ieri

E’ morto ieri nella tarda serata, nel convento dei frati Francescani a Fiesole (Firenze), l’ex sacerdote fiorentino Lelio Cantini che nell’ottobre 2008 era stato ridotto allo stato laicale dal Papa dopo essere stato riconosciuto colpevole ‘di abuso plurimo e aggravato nei confronti di minori’. Nato nel 1923 Cantini, deceduto per un malore ma da tempo con problemi di salute, era ‘ospite’ del convento. Fino al 2005 era stato parroco alla Regina della Pace, nel quartiere di Rifredi a Firenze.La storia del sacerdote fiorentino è uno di quegli  intrecci di violenze e strani affari nei quali ogni credente e praticante cattolico non vorrebbe mai vedere coinvolti le proprie guide spirituali.

SESSO CON MINORENNI – Abusi sessuali, falso misticismo e plagio sono le accuse più gravi per le quali l’ex parroco alla Regina della Pace, nel quartiere di Rifredi a Firenze, deceduto nella tarda serata di ieri, è stato prima indagato e poi condannato dal Tribunale della Chiesa. Tutto cominciò nell’aprile del 2007, quando alcuni ex parrocchiani dell’allora ottantenne don Lelio scrissero alla Curia fiorentina e al Papa per denunciare le molestie e la violenza psicologica compiute su di loro dal sacerdote nel periodo che va dal 1973 al 1987 e per chiedere nei suoi confronti l’applicazione delle sanzioni previste dall’ordinamento ecclesiastico. Gli abusi del prete – stando a quanto raccontavano le vittime – avevano costretto intere famiglie a devolvere denari e beni per un progetto di Chiesa contrapposto a quella ‘corrotta’. E don Cantini – si accusava – aveva minacciato le famiglie qualora non avessero obbedito alle sue imposizione tra le quali c’era la richiesta di sesso a ragazze dai 12 ai 17 anni.

VIA DALLA PARROCCHIA – Non era la prima volta che si facevano vive le vittime. Già nel gennaio 2004 alla Curia fiorentina erano cominciate ad arrivare denunce, culminate poi con una prima missiva inviata a Benedetto XVI, datata marzo 2006. Davanti a quelle testimonianze la Chiesa non potè far altro che prendere provvedimenti. Nel settembre 2005 il cardinale di Firenze Ennio Altobelli decretò l’allontanamento di don Cantini dalla sua parrocchia.

LA CONDANNA – Poi arrivò la condanna. Ed annessa pena, “esemplare” per le autorità ecclesiastiche, troppo tenera, invece, per le vittime: per cinque anni privazione della facoltà di confessare, proibizione di celebrare la Santa Messa in pubblico, proibizione di celebrare altri sacramenti, proibizione di assumere incarichi ecclesiastici.  “Don Lelio Cantini è stato riconosciuto responsabile di delittuosi abusi sessuali su alcune ragazze negli anni che vanno dal 1973 al 1987, di falso misticismo, di controllo e dominio delle sentenze”, recitava la sentenza del Tribunale della Chiesa dell’aprile 2007 resa nota da Altobelli. Spiegava l’arcivescovo:

Nell’estate del 2005 mi è pervenuto un dossier di lettere firmate, con accuse di gravi delitti nei confronti di don Lelio. Dopo ponderata valutazione, ho deciso un primo intervento. Ho chiesto e ottenuto la rinuncia scritta all’ufficio di parroco, permettendo a don Lelio di andare ad abitare in una casa isolata a Mucciano nel Mugello, senza alcun incarico pastorale.

E ancora:

Dopo qualche mese mi sono reso conto che bisognava affrettare altri provvedimenti. Alcuni degli accusatori mi sono venuti a trovare e altri li ho chiamati io stesso. Ho constatato la loro sofferenza che si era riacutizzata dopo tanti anni. Ho chiesto a don Lelio di andare ad abitare in una casa di accoglienza per sacerdoti. Non avendo lui accettato, gli ho ordinato di lasciare comunque la casa di Mucciano, di proprietà diocesana, e di allontanare la sua collaboratrice domestica. Allora si è trasferito a Viareggio in una casa di amici. A titolo cautelare gli ho proibito, fino a nuova disposizione, di celebrare la Messa in pubblico e di confessare.

FESTINO A LUCI ROSSE – Quando, poi, a pochi mesi dalla condanna del Tribunale della Chiesa, nel settembre 2007, della vicenda degli abusi durati 14 anni cominciò ad occuparsi la procura di Firenze, emersero particolari ancora più scottanti di quelli denunciati fino a quel momento dalle vittime. Nella storia degli abusi fu coinvolto anche il vescovo ausiliare Claudio Maniago. Secondo alcuni testimoni Maniago, allievo predileto di don Lelio, era a conoscenza delle attività di Cantini e avrebbe partecipato anche a festini a luci rosse. Un teste, Paolo C., allora quarantenne, parlò di un festino sadomaso avvenuto, nel 1996, in una parrocchia vicino a Cecina a cui avrebbe partecipato Maniago. E che in cambio del silenzio gli furono stati donati circa tre milioni di lire:

Era agosto 1996 e io, che sono omosessuale, avevo messo un annuncio su un giornale, nella rubrica “incontri sadomaso”. Attraverso il fermo-posta fui contattato da una persona che mi diede appuntamento alla Certosa. Quando arrivò mi accorsi che era un sacerdote. Mi portò in una parrocchia vicino Cecina dove c’era anche un dormitorio estivo. Mi disse di chiamarsi don Andrea. Lì trovammo un altro prete e due ragazzi, certamente meridionali. Ebbi con lui un rapporto sessuale, poi rimasi la notte. Il giorno dopo mi dissero che sarebbe arrivato quello che loro chiamavano “il padrone”. La sera ci fu l’ incontro di gruppo, quel sacerdote l’ho riconosciuto in fotografia. Era Claudio Maniago.

Dopo la decisione di Paolo di allontanarsi dalla Certosa e dopo il tentativo di don Andrea di ricontattarlo, accadde, poi, che sul conto correnti del ragazzo furono versati dei soldi:

Mi offrirono dei soldi, poi mi fecero un bonifico. Avevo paura che si potesse pensare a una sorta di estorsione per comprare il mio silenzio, ma loro mi dissero che volevano farmi soltanto un’offerta.

GLI IMMOBILI REGALATI ALLA CURIA – E non c’erano solo le storie di abusi e festini a luci rosse nelle carte dei magistrati che cercavano di ricostruire ogni tassello della vicenda di don Lelio. Cantini – si scoprì – si era fatto consegnare dai fedeli denaro e proprietà. Su quel punto i pm decisero di verificare eventuali ‘coperture’ che gli avrebbero garantito l’impunità. Le verifiche accertarono che la curia fiorentina aveva beneficiato di eredità e donazioni e che possedeva circa 2mila immobili. Palazzi e terreni che, – accusarono due dipendenti e due sacerdoti – il vescovo ausiliare Maniago avrebbe gestito in maniera disinvolta.

LA REAZIONE DELLE VITTIME – Nel 2008 Benedetto XVI ridusse don Cantini allo stato laicale. Nel giugno dello scorso anno l’attuale arcivescovo di Firenze, monsignor Giuseppe Betori, organizzò una veglia di preghiera alla quale parteciparono alcune delle vittime di Cantini come “atto di penitenza e di purificazione, in riparazione delle offese perpetrate” ma anche per chiedere – come disse nell’occasione – “la conversione dei peccatori e la riconciliazione delle vittime e per sperimentare la grazia della rigenerazione delle comunità ecclesiali in una rinnovata speranza”. Oggi la Chiesa prega per “affidare” l’anima del sacerdote alla Misericordia di Dio. Le vittime, attraverso il loro portavoce Francesco Aspettati, dicono che “di fronte alla morte di un uomo, che per il male compiuto ha segnato per sempre la vita di tante persone, noi che con determinazione abbiamo ricercato la verità e la giustizia, non possiamo che tacere di fronte al giudizio di Dio davanti al quale adesso lui si trova”. “La sua definitiva scomparsa – ha aggiunto Aspettati – ci auguriamo spezzi per sempre ogni legame con chi ancora credeva in lui”. Don Cantini si è spento in seguito ad un malore nel convento dei Frati Francescani di Fiesole del quale era ‘ospite’.