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Rassegna stampadi Alessandro D'Amato (Gregorj)
pubblicato il 27 febbraio 2009 alle 09:30 dallo stesso autore - torna alla home

E’ stato l’argomento del giorno: l’annuncio del governo di una possibile stretta nelle regole sugli scioperi nei trasporti pubblici ha scatenato una ridda di reazioni, la più simpatica delle quali è stata quella di Guglielmo Epifani, leader della Cgil: “Il governo stia attento“, ha dichiarato bellicosamente per rimanere nella 3309394374 c6911f35b2 o E giusto limitare il diritto allo sciopero (in alcuni settori)parte del duro disposto a tutto. Salvo poi aggiungere “Se c’è qualcosa da aggiustare rispetto a una normativa già rigida eventualmente lo si può vedere. Ma se si vogliono introdurre forzature che limitano poteri e prerogative è altra questione“, quasi a fare marcia indietro. Il motivo della prudenza di Epifani è che il sindacalista sa benissimo che in questa occasione il governo ha ragione da vendere: il provvedimento infatti riguarda soltanto i trasporti pubblici, e non tutti i settori; e se ne capisce perfettamente il perché: quando sciopera un’azienda metalmeccanica, i lavoratori si astengono dal lavoro a detrimento del profitto dell’imprenditore, che quindi riceve un danno diretto da quanto accade. Nel caso dei trasporti pubblici, chi sciopera crea danno ai cittadini, mentre quello a carico delle aziende in alcuni casi è risibile (basti pensare ad autobus e metro: l’azienda risparmia sul costo del personale ma non incassa i soldi spesi per acquistare i biglietti; non ci vuole tanto a capire chi si avvantaggia di più). L’idea dello sciopero “virtuale” in effetti fa abbastanza ridere di per sé, ma nel Ddl c’è scritto che si può mettere in atto solo in presenza della “concreta impossibilità di erogare il servizio principale ed essenziale”. 

Anche il fatto che “per proclamare uno sciopero nel settore dei trasporti sarà inoltre necessario un referendum consultivo preventivo obbligatorio, a meno che non si tratti di proclamazioni da parte di sindacati che hanno più del 50% di rappresentatività” è ragionevole. Anche se si vede chiaramente che è una norma che avvantaggia i sindacati maggiori rispetto ai minori, la Commissione di Garanzia sugli scioperi ricorda che sono arrivate nel 2008 ben 2195 proclamazioni di astensione dal lavoro, ma di queste ne sono poi state effettuate soltanto 1339. Il perché è presto detto: in alcuni settori, come quello dei trasporti aereo e ferroviario, basta proclamare uno sciopero affinché i viaggiatori decidano di cambiare o giorno o mezzo, creando così danno all’azienda; poi, lo sciopero di solito viene revocato 24 ore prima così gli aderenti non ricevono alcun danno, ma i viaggiatori sì. Invece, con il referendum sarà possibile rendere pubbliche prima le cifre di chi aderirà allo sciopero (quantomeno, grossolanamente), in modo da ammortizzare gli effetti deleteri nei confronti del pubblico. Senza contare l’”Aquila Selvaggia” con cui i sindacati autonomi – all’epoca legati alla Lega o ad AN - facevano rimanere intere giornate in attesa i passeggeri negli aeroporti. Insomma, il Ddl sembra piuttosto ragionevole, e persino Epifani, tra le righe, pare essere piuttosto d’accordo. Non si capisce che cosa ci sia da urlare all’emergenza democratica. 

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Nei tempi supplementari della vicenda Englaro, è arrivata la notizia del sequestro e dissequestro di alcune foto scattate prima del decesso: una vicenducola un po’ strana, visto che si parla di violazione dell’articolo 650 del Codice Penale: “Chiunque non osserva un provvedimento legalmente dato dall’Autorità per ragione di giustizia o di sicurezza pubblica, o di ordine pubblico o d’igiene, è punito, se il fatto non costituisce un più grave reato, con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a lire quattrocentomila“.  Il giorno prima si è detto che erano stati indagati dal pubblico ministero di Trieste Federico Frezza la giornalista Marinella Chirico (che entrò nella stanza di Eluana su invito del padre, Beppino Englaro), il fotogiornalista Francesco Bruni e l’infermiera Cinzia Gori, oltre all’anestesista Amato Del Monte. La cosa divertente è che l’ipotesi di reato – e si è tenuto a precisare che era stata formulata dai carabinieri – è stata ritenuta 24 ore dopo inesistente dallo stesso PM, visto che non esisteva alcuno provvedimento di Autorità emesso in merito alla vicenda di Eluana, e quindi non si poteva violare alcunché. Subito dopo, il pm ha mandato gli atti a Udine (e non si capisce perché i carabinieri avessero giudicato competente la procura di Trieste, per i fatti accaduti a La Quiete…). Dove forse verranno rapidamente archiviati. Insomma, o i carabinieri non capiscono le leggi che tentano di applicare (probabile), oppure magari è in arrivo una sorpresona. Oppure ancora era stata preparata, ma anche Trieste è d’accordo con Udine

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La Cassazione ha accolto il ricorso dell’ex editore del «Corriere della Sera» Angelo Rizzoli  contro la decisione del Tribunale di Milano, del 20 novembre 2007, di non revocargli la sentenza di condanna per la bancarotta del gruppo, che era stato posto in precedenza in amministrazione controllata. “Esco pulito e scagionato da ogni accusa – ha dichiarato l’ex editore – Chiederò il risarcimento degli immensi danni patiti allo Stato e a chi ha sfruttato la mia vicenda per trarne profitto“. La cosa divertente è che la revoca della condanna è arrivata perché nel frattempo sono cambiate le leggi sulla bancarotta nel diritto societario, non perché all’epoca dei fatti quanto contestato a Rizzoli non fosse considerato reato. Non si capisce quindi benissimo in che modo si possano chiedere i danni allo Stato. Ma un motivo ci sarà: le vie del Signore sono infinite.

(vignetta di Mauro Biani)

***edit: non fai in tempo a dire che una sorpresona è in arrivo, che la sorpresona arriva

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