“Il Pd non ha bisogno di psicanalisi”
14/02/2012 - La diagnosi del dottor Bersani in una lettera a Repubblica “Dopo quattro anni siamo usciti dal problema identitario. Non abbiamo certo finito il nostro lavoro di costruzione ne’ abbiamo corretto tutti i nostri difetti ma non siamo piu’ una ipotesi
La diagnosi del dottor Bersani in una lettera a Repubblica
“Dopo quattro anni siamo usciti dal problema identitario. Non abbiamo certo finito il nostro lavoro di costruzione ne’ abbiamo corretto tutti i nostri difetti ma non siamo piu’ una ipotesi o un esperimento o un partito in cerca di dna”. Pier Luigi Bersani risponde con una lettera a Repubblica alle sollecitazioni contenute, dalle colonne dello stesso quotidiano, in un articolo di Eugenio Scalfari.
IL SEGRETARIO PD – “Siamo il primo partito italiano”, rivendica il segretario Pd spiegando che “con l’aiuto di tutti, davvero di tutti, abbiamo fatto i conti con riflessi nostalgici e continuisti e con nuovismi vacui”. “Ormai esistiamo” e, dice ancora Bersani “non possiamo piu’ permetterci sedute psicanalitiche. Il nostro profilo – spiega – sara’ semplicemente il prodotto di quello di cio’ che diremo e che faremo per l’Italia e per l’Europa, sostenendo i valori e gli interessi che vogliamo rappresentare”.
I PASSAGGI - In uno dei passaggi del suo intervento, il segretario Pd ricorda che “in conseguenza della sbornia liberista, si e’ radicata, non solo in Germania, una ideologia difensiva e di ripiegamento che e’ stata corteggiata dalla destra e estremizzata dai populismi. Questa ideologia ci sta portando tutti al disastro. Che la risposta a tutto questo possa venire solo da vertici periodici di Bruxelles – annota – e’ una drammatica illusione”.
LA COLLOCAZIONE EUROPEA – Tornando allora alla collocazione europea del Pd, Bersani osserva che “nel Parlamenteo europeo c’e’ stata una evoluzione positiva: si e’ formato il gruppo dei Socialisti e dei Democratici europei, che sta lavorando bene. Ci si deve impegnare per un esito simile sul piano politico: la costruzione cioe’ di un soggetto politico europeo aperto ai riformisti di diversa ispirazione. Non e’ forse geneticamente connaturata al Pd una simile proposta?”.
LE DUE AVVERTENZE - Bersani conclude l’ampia riflessione aggiungendo quelle che definisce “due avvertenze”. La prima e’ che “non cadremo nella pretesa ridicola di dare lezioni e terremo conto del peso reale delle forze progressiste in campo in Europa”. La seconda e’ che “non avremo timore di contaminazioni per eccesso di vicinato. Ci affideremo con fiducia alla forza della nostra esperienza e delle nostre convinzioni. Chi volesse osservare la discussione nella Spd o le recenti pratiche politiche dei Socialisti francesi potrebbe forse riconoscere qualche traccia delle nostra buone ragioni”. (AGI)













E’ un ennesimo caso, della conferma che i poli sono due. Spero sia l’ora che il PD capisca che deve deve stare a sinistra.