“Il Fatto perde copie ma sta benissimo”

14/02/2012 - Peter Gomez parla ad un convegno sul giornalismo d’inchiesta. E racconta la storia di un successo La storia di uno dei rarissimi tentativi di fare impresa editoriale sbarcando in edicola con un quotidiano è un successo. E il suo futuro

Peter Gomez parla ad un convegno sul giornalismo d’inchiesta. E racconta la storia di un successo

La storia di uno dei rarissimi tentativi di fare impresa editoriale sbarcando in edicola con un quotidiano è un successo. E il suo futuro è solido, nonostante il Fatto Quotidiano abbia perso copie e si aspetta utili in calo (ma probabilmente a causa degli investimenti) nel 2012. Peter Gomez, azionista e fondatore della casa editrice del giornale di Padellaro oltre che apprezzato giornalista d’inchiesta, ha fatto ieri il punto sulla situazione del Fatto. Italia Oggi riporta le parole più significative:

«Nel 2010 abbiamo chiuso con sei milioni di utili (5,8 mln, per la precisione, ndr), pure il 2011 si è concluso con sei milioni di utili, e nelle previsioni di budget il 2012 dovrebbe portarci a circa quattro milioni di euro utili netti. C’è un calo di copie, in parte compensato da previsioni migliori sul fronte della raccolta pubblicitaria». Gomez aveva pensato anche a una nuova fonte di entrate, visto che, per esempio, le inserzioni pubblicitarie per la parte online del Fatto quotidiano sono ancora molto scarse: «I buoni risultati bilancio dimostrano che c’è spazio per la nascita di un nuovo gruppo editoriale indipendente. Noi abbiamo come obiettivi quelli di vendere giornali e raccogliere pubblicità. Siccome il nostro sito, con 450 mila utenti unici, raccoglie poche inserzioni, avevo chiesto ai nostri lettori: sareste disposti a darci dei soldi per fi nanziare delle inchieste? Mi sembrava una buona idea, e avevo anche avuto molte risposte positive. Nel c’erano disponibili. Tenete presente che noi del Fatto abbiamo raccolto 3,5 milioni di euro di abbonamenti nel 2009 ancor prima di partire in edicola. Abbiamo un pubblico affezionato, insomma. Ecco», dice Gomez, «mi sembrava una buona idea. Ma ci ha pensato il nostro amministratore delegato, Giorgio Poidomani, molto più vecchio e molto più comunista di me, che non lo sono proprio, a farmi rifl ettere. Mi ha detto che era una soluzione sbagliata eticamente. Noi siamo una società per azioni, e non possiamo chiedere soldi per fare un’informazione migliore, non sarebbe corretto».

Quindi si va avanti con il modello standard, per una iniziativa editoriale che oggi rimane comunque la più florida tra quelle che sbarcano in edicola:

«La nostra prima pagina del primo numero del Fatto non era uno scoop. Era una notizia su Gianni Letta già uscita su vari giornali, ma relegata in due righe e nascosta nelle pagine interne. Letta era ritenuto un personaggio molto potente, e non si poteva parlarne male. Noi, invece, in quanto gruppo indipendente anche dal fi nanziamento pubblico, non avevamo di questi problemi». Nel corso del convegno sul giornalismo d’inchiesta, organizzato a Milano presso la Cascina Cuccagna, Gomez si è anche soffermato sul momento del suo addio all’Espresso per andare a fondare Il Fatto: «Nel 2009 fui ricevuto dall’allora direttore dell’Espresso, Daniela Hamaui, per comunicare le mie dimissioni. Mi chiese dove andavo: le spiegai che andavo al Fatto, e le raccontai che mi sarebbe piaciuto molto occuparmi di web. Lei mi disse che quello era giornalismo di serie B. Ho paura che lei non avesse capito come stavano cambiando le cose. Le risposi che io per 25 anni avevo fatto, credo, del giornalismo di serie A, e che avrei continuato a farlo a prescindere dalla piattaforma».

Una soddisfazione doppia per chi ha visto il progetto nascere:

«Ero sicuro del successo del Fatto, con Marco Travaglio avevo girato per anni tutta l’Italia, a presentare i nostri libri. Sapevo che c’era un pubblico interessato. Temo che molti giornalisti ed editori non abbiano più il polso della situazione». Quanto alla evoluzione futura dei quotidiani, Gomez ritiene che «l’on line non soppianterà la carta. Ci sarà un sistema integrato. Credo solo che gli attuali quotidiani a foliazione monstre dovranno cambiare. Non c’è più la pubblicità a giustifi care tutte quelle pagine. Penso che in 24 pagine al giorno si possa dire tutto».

 

6 Commenti

  1. minnie scrive:

    Se perdono copie una domanda se la dovranno fare…personalmente frequento i blog del Fq come tanti altri blog di informazione, ma non ho più rinnovato l’abbonamento al quotidiano cartaceo a causa della scarsa attenzione ai temi dei diritti delle donne, delegati nell’apartheid dei blog delle “femministe”, temi che in un emergenza culturale italaina dove abbondano i neofascismi, vengono posti come una questione di parte e non una questione sociale e politica che investe tutta la società. Inoltre il Fq non brilla per analisi politiche o culturali. La punta di diamante è la cronaca giudiziaria…ma non basta….eppoi secondo me sta perdendo lettori di sinistra (non dico del pd ma di sinistra inteso?) soprattutto ora che non c’è più berlusconi….

  2. mattia scrive:

    “l’on line non soppianterà la carta” questo è tutto da vedere.. il mainstream continua a perdere posizioni in confronto alla rete.. io non leggo giornali da anni ma con un applicazione sul mio smartphone mi arrivano gli aggiornamenti da qualsiasi fonte supporti gli RSS.. Dovete cambiare modo di ragionare e vedrete che la gente vi legerà.. non potete pensare di continuare così.. vabbé poi si sa che l’Italia è un paese per vecchi!

  3. borghezio scrive:

    ma vai in cucina!

  4. Melchiorre Donato scrive:

    Qualche giorno fa, quando l’Unità bacchettò Il Fatto, il mio commento fu oggetto di insulti perchè in quella occasione ebbi a dire che Il Fatto era un giornalaccio, che dopo le dimissioni di Berlusconi da presidente del consiglio, si era messo alla ricerca di nuovi personaggi bene in vista da calunniare per evitare il declino.
    Puntualmente oggi, dallo stesso quotidiano, arriva l’ammissione. Con l’uscita di scena di Berlusconi, vi è stato un netto calo di copie vendute e le loro stesse previsioni per il 2012, parlano di un utile in calo del 33%.
    In fondo era ovvio che un giornale fondato esclusivamente sull’antiberlusconismo, in mancanza di quest’ultimo, incontrasse dei seri problemi.
    melchiorredonato@libero.it

  5. Pasquale Oliviero scrive:

    Il dott. Peter Gomez, tra l’altro, sostiene: il nostro giornale, riferendosi al Fatto Quotidiano, è indiperndente e quindi non può chiedere il sovvenzionamento pubblico per il giornale di cui è fondatore.
    Ho letto da altre fonti che il Fatto Quotidiano, come altri quotidiani, riceve 11 centesimi di € per ogni abbonato. Inoltre, quest’anno ha chiesto il contributo per acquisto carta. Ciò premesso mi chiedo, e chiedo a Voi, non sono queste forme di sovvenzionamento?

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