Polline di primavera, il vaccino contro l’allergia
14/02/2012 - Ultimi giorni per il siero contro le reazioni allergiche C’è chi ne soffre fino a far diventare la primavera un incubo. E gli ultimi giorni di febbraio sono quelli giusti per vaccinarsi. Repubblica racconta l’allergia alla primavera: Ultimi giorni per
Ultimi giorni per il siero contro le reazioni allergiche
C’è chi ne soffre fino a far diventare la primavera un incubo. E gli ultimi giorni di febbraio sono quelli giusti per vaccinarsi. Repubblica racconta l’allergia alla primavera:
Ultimi giorni per vaccinarsi contro i pollini che più di frequente scatenano le reazioni allergiche, quelli che arrivano con la primavera. Se si inizia la somministrazione entro febbraio, l’annuale appuntamento con il naso chiuso, gli occhi arrossati il senso di stordimento e, per molti, anche le crisi asmatiche sarà sicuramente meno drammatico e invalidante del solito. La strategia più efficace, quella da manuale, prevede l’inizio del trattamento entro la fine del dicembre precedente. Ma grazie anche ai nuovi preparati, una immunoterapia — questa la corretta definizione — che inizia in questo mese porta notevoli benefici. «Da alcuni anni il vaccino si può dare, oltre che con le iniezioni, anche in gocce o compresse per via sublinguale — spiega Domenico Schiavino, direttore del Servizio e della Scuola di Allergologia del Policlinico Gemelli di Roma — una modalità di somministrazione che facilita il trattamento soprattutto nei bambini, dato che la cura, in genere, prevede 2-4 dosi a settimana per alcuni mesi. E che va ripetuta per almeno 3 anni. Altri recenti progressi che ci consentono di trarre benefici sensibili da una immunoterapia breve contro le graminacee, la causa più frequente e persistente di allergie di primavera-inizio estate, sono la denaturazione dei pollini e l’aggiunta di adiuvanti. Il primo procedimento, che si pratica con opportune sostanze, riduce l’aggressività del polline per l’allergico. Il secondo invece ne potenzia la risposta immunitaria. Il risultato dei due procedimenti è la possibilità di somministrate vaccini con maggiori concentrazioni di polline senza rischi, accelerando il processo di desensibilizzazione».
Così si chiama l’obiettivo dell’immunoterapia:
Il soggetto allergico infatti, a differenza di uno che non lo è, produce contro determinati pollini degli anticorpi. Inoltre questi appartengono ad una delle 5 classi di anticorpi, detti IgE, che hanno una funzione di sentinelle: appena il polline entra nel corpo, le IgE lo riconoscono come nemico e lanciano l’allarme, scatenando una serie di reazioni chimiche che portano alla liberazione di istamina, la sostanza che mette l’organismo nello stato di infiammazione. Nella parte del corpo dove si libera istamina c’è una vasodilatazione con aumento di liquidi (da cui il gonfiore e il senso di calore) e attivazione di sostanze irritanti (da cui prurito e dolore). Se il polline entra massicciamente in circolo l’infiammazione si estende a tutto l’organismo e può arrivare una crisi asmatica.
Ed ecco come funziona:
«La somministrazione controllata dello stesso polline a piccole dosi crescenti invece stimola la produzione di anticorpi IgG — spiega Schiavino — che hanno funzione bloccante: riconosciuto il polline, vi si legano e lo tolgono di mezzo. Le IgE così non lanciano nessun allarme. Ma per stimolare la produzione di un livello di IgG efficace c’è bisogno di somministrazioni lunghe, costanti e ripetute. I mesi che ci separano dalla primavera possono essere sufficienti, specie se si appartiene a quella maggioranza di pazienti che, come risulta da una nostra indagine, hanno già avuto una diagnosi, ma non hanno mai iniziato la desensibilizzazione o l’hanno fatta incompleta. Basta ordinare il vaccino, che arriva in una settimana, ed iniziare». Un ciclo annuale di vaccino antiallergico — la cui produzione è illustrata nel disegno — costa tra i 300 e i 500 euro. Che, tranne in Lombardia, sono a carico in buona parte del paziente. «È il trattamento più efficace e sicuro a lungo termine — conclude Schiavino — Purtroppo, anche in questo caso si conferma la tendenza degli amministratori a risparmiare oggi, spostando maggiori disagi per il paziente e costi per la spesa pubblica, negli anni a venire».













Peccato che a me abbiano chiesto 400 euro all’anno per 5 anni di vaccino contro le allergie. E chi li ha? contanto che nella mia regione si paga ed in altre no. Eppure l’italia non è una cosa sola?