Berlusconi fa rima con corporazioni
27/02/2009 - Molti esponenti del centrodestra predicano spesso le virtù del mercato e della concorrenza, ma razzolano poi nella prateria della difesa degli interessi delle mille corporazioni presenti in Italia. Ma il paese continua ad affondare, in un deficit di competitività che
Molti esponenti del centrodestra predicano spesso le virtù del mercato e della concorrenza, ma razzolano poi nella prateria della difesa degli interessi delle mille corporazioni presenti in Italia. Ma il paese continua ad affondare, in un deficit di competitività che sembra sempre più incolmabile
Il governo Prodi, con le “lenzuolate” di Bersani, aveva fatto troppo poco per ridare slancio al sistema Italia. Ma, con l’arrivo del nuovo governo, pieno di personaggi che spiegano ogni giorno le virtù taumaturgiche del mercato, c’era la ragionevole speranza che le cose migliorassero, magari con qualche arrabbiatura a sinistra, con qualche scivolone in materia di equità sociale, ma con effetti positivi sul tasso di cre
scita di lungo periodo e sulla competitività del sistema Italia.
LE LIBERALIZZAZIONI E LA COMPETITIVITA’ - Antonio Catricalà, responsabile dell’antitrust, ha detto che “L’insufficiente crescita economica dell’economia italiana è da attribuire alla scarsa crescita della produttività. (…) Questa Autorità ha ripetutamente sostenuto il ruolo che un corretto funzionamento del mercato e una conseguente e coerente regolazione della concorrenza possono avere nel determinare un accrescimento della produttività”. La partita liberalizzazioni, secondo stime forse un po’ ottimistiche, varrebbe un aumento di oltre 1,5% di Pil all’anno. Ma fosse anche la metà, questo significherebbe innalzare il tasso di crescita potenziale dell’economia italiana, liberando risorse pubbliche anche in favore dell’equità ed energie positive sul versante della competitività.
LIBERALIZZAZIONI NO, CORPORAZIONI SI’ – Purtroppo, però, le attese sono state deluse. E non si tratta solo di Alitalia. A piccoli passi la maggioranza degli alfieri delle [[liberalizzazioni]] sta dando una mano agli esponenti delle [[corporazioni]]. Il sottile lenzuolo di Bersani sta diventando un insignificante fazzolettino: un emendamento dopo l’altro, governo e parlamentari del centrodestra stanno smontando piano piano quel poco che era stato fatto, con il quale si tentava di immettere un minimo di [[concorrenza]] in alcuni settori di mercato da sempre dominati da posizioni di rendita corporativa. Gli esempi, purtroppo, sono molti, dalle assicurazioni ai taxi, dalle farmacie agli ordini professionali, dalle banche ai servizi pubblici locali.
I FARMACI DA BANCO - Eclatante la marcia indietro nel settore dei farmaci da banco. Dopo la liberalizzazione di Bersani sono stati aperti quasi 3 mila esercizi para farmaceutici, molti per iniziativa di p
iccoli commercianti, che hanno portato ad una riduzione dei prezzi di diversi farmaci da banco (indotta dalla concorrenza) e creato circa 5 mila posti di lavoro. Ora, su pressione della lobby dei farmacisti, il sottosegretario alla Salute Fazio dichiara che l’esperimento delle parafarmacie va rivisto e razionalizzato. Ed il ddl Gasparri-Tomassini presentato qualche mese fa, che prevede la drastica riduzione del numero di farmaci vendibili e la commercializzazione in questi esercizi solo di confezioni ridotte e monodose di medicinali di largo consumo (le confezioni starter con poche unità posologiche) diventa prioritario nell’ordine dei lavori del Senato, sorprendendo lo stesso senatore Antonio Tomassini, presidente della Commissione Sanità del Senato e “padre” della proposta di legge.
IL DECRETO MILLEPROROGHE – Non c’è solo questo. Nel frattempo, nel cosiddetto decreto mille proroghe appena approvato del parlamento, sono contenute diverse norme a favore delle corporazioni. Su pressione della lobby dei [[tassisti]] (quelli che festeggiarono sonoramente la vittoria di Alemanno a sindaco di Roma) una norma prevede una modifica alla legge 21 del 1992 che vincola i noleggiatori con conducente (Ncc) a non fermarsi in strada ad attendere un cliente, sostando in luogo pubblico e ad iniziare e terminare il turno di lavoro nelle rimesse in cui è registrata la licenza, limitando quindi la concorrenza ai taxi, nonostante la segnalazione contraria dell’Antitrust della settimana scorsa. La lobby delle [[assicurazioni]], invece, ringrazia il senatore Cursi del Pdl che ha inserito i 2 emendamenti che cancellano la possibilità per il cliente di recedere prima del tempo da un contratto decennale senza pagare penali e che eliminano la norma che vieta l’obbligatorietà degli agenti monomandatari (legati quindi a una sola compagnia). Mentre intanto l’Ania, l’associazione delle compagnie, rallenta l’attuazione della procedura di comparazione online dei preventivi [[Rc auto]] (prevista da Bersani) e il ministro Scajola tace. Della [[class action]], che doveva entrare in vigore già da mesi e di cui ormai si vedono solo i rinvii da un periodo all’altro, meglio non parlare.
LIBERE PROFESSIONI, BANCHE, SERVIZI PUBBLICI LOCALI - Su avvocati e liberi professionisti in genere non c’è ancora una proposta di controriforma, ma ci sono forti pressioni da parte di alcune associazioni per azzerare le norme su pubblicità, tariffe e società tra professionisti. E’ il caso, per esempio della proposta presentata
dall’esordiente Nunzia Di Girolamo (Pdl) per la reintroduzione delle tariffe minime obbligatorie per gli avvocati abolite da Bersani. Mentre per i mutui, la norma che consente di cambiare banca senza oneri non è stata modificata, ma il controverso accordo del ministro Tremonti con l’Abi per la rinegoziazione dei tassi e il tetto del 4 per cento ai soli variabili ha tra l’altro, secondo Bersani, di fatto depotenziato la possibilità di [[concorrenza]] tra gli istituti. E su un altro tema fondamentale, la liberalizzazione dei servizi pubblici locali, quel poco di iniziativa che si è presa è stato giudicato dalla Confindustria come un passo indietro rispetto alle posizioni del governo Prodi, perché limita le aperture in alcuni settori come gas, trasporti ed energia elettrica e lascia prosperare il fenomeno dell’in house.
VIVA LE CORPORAZIONI ! – In sostanza, l’attuale maggioranza di governo sembra molto più affezionata all’idea che lo sviluppo economico si persegua difendendo l’esercizio di chi pratica il proprio mestiere e ostacolando chi vuole praticarlo più che alla tesi che una maggiore concorrenza stimoli – anche attraverso la “distruzione creatrice” delle imprese un miglioramento dell’efficienza complessiva del sistema. L’opzione del governo è naturalmente legittima, forse anche pagante in un paese che non ha mai avuto grande simpatia per il mercato. Ma non è condivisibile, perché frena lo sviluppo del nostro sistema economico ingessato. Insomma, [[Berlusconi]], più che con liberalizzazioni, fa rima con corporazioni.













La cosa brutta è che di queste cose non ve ne è notizia nei media tradizionali (diciamo Telegiornali?), se non qualche sparuto articolo sui giornali…
appunto c’è giornalettismo!
Meno male che Giornalettismo c’è! (O ce fa?)
Caro Copy, mi arrendo all’evidenza: siamo un Paese colonizzato non certo dalle lobbies (fenomeno assolutamente democratico quando attuato alla luce del sole: cos’e’ la democrazia se non la contrapposizione di interessi alla luce del sole?) quanto dalle rendite di posizione.
Pero’, lasciati dire, accusare questo o quel governo di non far nulla al proposito e’ strumentale.
Signori questa e’ l’Italia, non la destra o la sinistra. Basti ricordare le rese del sindaco Veltroni ai suoi tempi coi tassisti, oppure il vezzo di stanare rendite corroborandone altre (salvo poi far marcia indietro), come l’esempio che usi della rottura del monopolio delle farmacie … usando le Coop e le Carrefour!
E poi finiamola di brandire le cosiddette “liberalizzazioni” top down come eventi destinati ad impattare positivamente sulle tariffe: l’antitrust scopre a ogni pie’ sospinto CARTELLI tra gli oligopolisti dei servizi tipo Time e Vodafone o Acea e Amga!
Torniamo a bomba sulle rendite di posizione: il 75% dei politicanti arriva da background sindacal-professional-massmediologi, logico difendano anche culturalmente il milieu antiselettivo anticompetitivo e clientelare in cui sono cresciuti e in cui, non dimentichiamolo, campa e talora prospera una buona meta’ della popolazione, con punte percentuali allucinanti in certe regioni.
Come uscirne, cambiano governo? No. Cambiando classe politica? Forse ma cosa facciamo, ‘a rivoluzzione? Forse l’unica chance che rimane e’ prednere il positivo dal negativo: entro fine anno lo stato e forse prima l’Europa sara’ alla bancarotta (meno entrate piu’ spese), quindi la trippa da redistribuire ai gatti sara’ finita.
ciao, Abr
@abr:
che bello, ci siamo commentati a vicenda!!!!
La tua osservazione è molto pertinente, anche se pecca un po’ di difesa (a prescindere) dell’attuale governo.
Hai ragione, l’Italia è un paese che ha PAURA del mercato, ed è un paese che confonde lo Stato come un signore che deve impicciarsi (male) di tutto.
Ma, dico io, bisognerà pur cominciare. Anche cambiando classe politica (hai quasi ragione sul fatto che non ci sono, sigh, grandi differenze tra destra e sinistra sul tema).
Proprio perchè – forse un po’ più in là della fine dell’anno – il redde rationem arriverà, e farà molto molto male. Soprattutto all’Italia, che è molto più indietro degli altri, checchè ne dica il nostro “amico” Tremonti.
UN sorriso immenso..e grazie per i tuoi sempre stimolanti interventi!
C.
mi piace molto questo pezzo, perché riesce a farsi leggere e subito con interesse anche da chi come me ha qualche problema a rapportarsi a questi temi! grande Mr Sorriso!
@gloria:
Grazie. Ci provo sempre a dire le cose in modo semplice. Non tutti le apprezzano, ma per fortuna ci sono anche gli “ammiratori”