Le cabine telefoniche che caricano elettricità
13/02/2012 - L’automobile sarà parte di una rete intelligente. L’idea di Ubi Connected Dalla scomparsa causa vandalismo e scarso utilizzo alla nuova vita. Le cabine telefoniche potranno diventare un distributore di elettricità, secondo una società specializzata in innovazione tecnologica che si chiama
L’automobile sarà parte di una rete intelligente. L’idea di Ubi Connected
Dalla scomparsa causa vandalismo e scarso utilizzo alla nuova vita. Le cabine telefoniche potranno diventare un distributore di elettricità, secondo una società specializzata in innovazione tecnologica che si chiama Ubi Connected. Dell’idea parla Antonio Cianciullo su Repubblica, che racconta della partnership con Telecom:
Anche se negli ultimi 10 anni le cabine telefoniche si sono dimezzate passando da 233 mila a poco più di 100 mila, ne resta una quantità più che sufficiente per rispondere alle nuove esigenze. Anche perché oltre la metà di questi punti telefonici si trova sulle strade o in luoghi pubblici di grande passaggio: è di fatto una rete pronta per soddisfare i bisogni dei futuri utenti del trasporto elettrico. I nuovi gate saranno portali coperti da pannelli fotovoltaici. Disporranno di schermi per collegarsi a internet, leggere i giornali in forma elettronica, mandare mail. Verranno dotati di telecamere per proteggere le persone e le strutture. Avranno la possibilità di ricaricare le batterie di bici, moto e auto. Una serie di funzioni che nasce da un calcolo economico. Se ci si limitasse all’utenza attuale delle macchine con la spina la richiesta di ricarica sarebbe vicina allo zero.
Ma d’altra parte senza investimenti infrastrutturali nessuno comprerà un veicolo elettrico rischiando di rimanere fermo per strada:
La scommessa di Telecom e di Ubi Connected è ridurre i costi (le cabine già esistono e la trasformazione può essere veloce), trovare un mercato immediato per recuperare in tempi brevi l’investimento (gli schermi elettronici su cui possono viaggiare informazioni e pubblicità), offrire un servizio per il nascente sistema di mobilità elettrica che proprio nell’arco del 2012 dovrebbe avviarsi con l’arrivo ai concessionari di una serie di modelli, a cominciare dai quattro che la Renault metterà in pista. La disponibilità di una rete di ricarica capillare nelle città potrebbe anche incoraggiare un salto di qualità del car sharing e del bike sharing: finora una dozzina di città ha provato a impegnarsi in questo campo, ma il parco mezzi è estremamente ridotto e la quota elettrica trascurabile.
Ora il quadro potrebbe cambiare in modo radicale per il confluire di quattro fattori:
Primo: l’impegno diretto delle case automobilistiche che devono rientrare di investimenti importanti nel settore. Secondo: l’eccedenza di capacità elettrica del paese che rende conveniente lo sviluppo di nuovi segmenti di mercato. Terzo: la normativa europea che prescrive limiti all’inquinamento urbano e non può continuare a essere ignorata a lungo. Quarto: una rete di punti di ricarica che può essere attivata in tempi brevi a costi contenuti dando la possibilità di navigare in internet durante l’attesa.













Sicuramente è un progetto burla, una enorme bufala, perchè se mai ne installassero in giro per l’Italia, a Napoli (tanto per citarne una “a caso”) ci si allaccerebbero abusivamente tutti i palazzi nel raggio di un km.
Morale: le chiuderebbero tutte nel giro di un mese al massimo. Forza “itaglia”, la Grecia ti aspetta