Ecco perché la crisi non è ancora finita e, anzi, potrebbe comportare il crollo di quei governi che pensavano di poterla tenere a freno
Avviandoci allegramente verso i due anni dall’inizio della crisi (quel pasticcio dei fondi Paribas nella prima metà del 2007) abbiamo una certezza e una possibilità. La certezza è che in due anni non si sarà toccato il fondo, e la possibilità è che i default bancari si tirino dietro gli Stati. La cosa fantastica è che gli Stati non rischiano per il collasso del
sistema del credito in sé, bensì perché hanno creduto di salvare tutti con i loro interventi, e soprattutto con soldi che non avevano.
CHI SALVERA’ I SALVATORI? – Il fatto è che un po’ tutti i Governi, e in particolare quelli europei dalla Germania all‘Irlanda, sono intervenuti a sostenere banche ormai avviate al fallimento fornendo capitali e garanzie (o promettendoli, che è un po’ lo stesso per certi versi), coprendo per intero i depositi bancari nonché gli scambi sull’interbancario. A questo si aggiungano gli aiuti più o meno promessi e trasparenti ad alcuni settori (leggi: grandi aziende) perché non chiudessero trascinando l’economia ancora un gradino giù oltretutto allargando le voragini delle banche. In tutto il mondo piovono i soldi (parte dalle tasche dei contribuenti di oggi o di domani, e parte nuovi di zecca), e come vediamo la situazione non migliora. Non migliora perché la crisi è “reale” e non “finanziaria” (spiegato qui), e i dissesti bancari sono solo uno dei sintomi; curare i sintomi non risolve il problema e quindi è una strategia, mai termine più appropriato, fallimentare.
COSA STA SUCCEDENDO – Gli inviti del Commissario Europeo Neelie Kroes a “ridurre le incertezze e riattivare il credito” pena il “perpetuare modelli di business falliti, rovinare del tutto le finanze pubbliche, consolidare le distorsioni legate alla concessione di aiuti statali” suonano quindi come un non-sense. Infatti sono proprio gli interventi a sostegno del credito (inutili per natura, non per dimensioni), sostanziate nel salvataggio di ogni banca fallimentare, che hanno caricato di impegni le finanze pubbliche fino al punto di rendere Stati e banche interdipendenti nella loro sopravvivenza (o meglio: l’uno il cappio al collo dell’altro). L’Irlanda, come ricordato pure recentemente su FondiOnLine, è il paese peggio messo. Come ricordato da noi, c’è una direi nutrita schiera di PIGS pronti a incasinarsi in salvataggi impossibili (e magari pure non richiesti) per mettere nei guai i propri conti pubblici (l’Italia in questo senso non ha neppure bisogno di grandissimi nuovi impegni per inguaiarsi definitivamente). Certo, se il Ministro delle Finanze tedesco Steinbrück si è pronunciato per un salvataggio UE di Irlanda e altri, la situazione si prefigura molto grave. E molto grave sta diventato anche la situazione dell’est europeo (il 25/2 il rating dell’Ucraina è stato abbassato a CCC, tanto per dire), “costruito” principalmente dalla Germania in un’ottica di specializzazione e complementarietà produttiva, il cui massiccio “crollo” è per la Germania forse ben più pericoloso della propria congiunturale debolezza. Certamente una UE che interviene per l’Irlanda è un ottimo precedente perché i Teutonici possano pretendere un uguale trattamento per l’est
neo-comunitario (e prossimo neo-unionmonetario), e credo che sia qui la ragione dell’interesse germanico per il salvataggio degli irlandesi proprio all’indomani dell’aver schifato l’idea degli Union Bond.
E IO PAGO - Purtroppo all’orizzonte si profila una concreta, e probabilmente in qualche misura efficace, ricerca di un aggiramento dei vincoli di “non salvataggio” degli Stati UE da parte degli altri Stati o della BCE. Il motivo di quei vincoli sanciti a Maastricht era valido: evitare spirali di spesa e inflazione dovute ad un moral hazard “europeo“, cioè costringere gli Stati alla disciplina fiscale mantenendo la forza della moneta unica eliminando furbesche vie di fuga. Questi vincoli hanno valore proprio nei momenti di difficoltà (tutti bravi a ostentare diligenza quando le cose vanno bene e i vincoli non sono stringenti), e l’attuale congiuntura è la prima vera prova di serietà e unicità storica della UE e dell’Area Euro. Aver lasciato il ciclo economico cadere di botto per poi ripartire non sarebbe stato politicamente sopportabile, forse, ma certo avrebbe evitato che si creasse questo rischio di default a catena banche-Stati. E l’aver evitato questa perversa situazione avrebbe concesso una possibilità in più al progetto UE di dimostrarsi una pietra miliare del buon governo di economia e moneta. Alla fine, come vediamo, è sempre la solita storia di miopia politica, errori su errori, e corsa al denaro pubblico.























io vorrei spezzare un’arancia in favore del fallimento dell’Irlanda. Essendo uno che vive in città e ci sta bene, non ho mai potuto sopportare tutta quella retorica sui campi verdi e le caprette che fanno ciao. A chi tocca n’ze ngrugna.
praticamente corriamo il rischio di fare la fine dell’Argentina?
Non sarebbe stato meglio fare una grande lavatrice come è successo “parzialmente” in america? con i morti e i feriti, almeno così, forse riportavamo meno ferite?
Ciao Lucia
Lucia
1) sì, e senza l’euro avremmo fatto la botta già prima dell’argentina (che al 70% è di origine italiana… mica saremo noi che impestiamo il mondo?)
2) negli USA non è che abbiano fatto tutta questa lavatrice, anche lì cercano di tenere in piedi lo statu quo a qualunque costo.
1) cazzo, lo sai che non ci avevo mai pensato? :O
bè, non voglio contraddirti perchè in parte hai ragione ma comunque ritengo che aver fatto fallire qualche banca anche da noi avrebbe allegerito il sistema. Certo così siamo destinati solo al fallimento STATO – BANCHE.
Bè, in parte hai ragione anche se secondo me la lavatrice avrebbe allegerito parzialmente dalle zavorre di cui oggi non possiamo liberarci. Cosa succederà avremo il fallimento STATO . ISTITUTI DI CREDITO?
scusa la ripetizione ma non mi compariva il commento.
Chiariamoci: per me avremmo dovuto lasciar fallire chi doveva fallire (oltre alle banche c’è Alitalia, Fiat…).
Negli USA hanno lasciato fallire solo Lehmann e poi se la son fatta sotto.
Avremmo avuto un anno terribile ma poi l’economia si sarebbe organizzata in modo più efficiente.
Ora non dico che falliranno Stati e banche insieme, ma un po’ questo pericolo c’è, e finché c’è il pericolo ci sarà anche un qualche maggior costo per gli Stati nel collocare debito pubblico… E indovina chi paga?
@gregorj:
Senti, guarda che vivere in campagna è bellissimo…^_^
@Leo:
Come al solito, bel pezzo. Ammettiamo però che far fallire degli stati che usano la tua stessa moneta non è semplice da sostenere politicamente. Forse il problema sta a monte: nel non aver sviluppato l’Europa negli anni delle vacche grasse, quando sarebbe stato più “facile”. Una cessione di sovranità a Bruxelles avrebbe fatto sicuramente bene a tutti i paesi “caanglia” ma non sarebbe stata tanto male neppure per quelli più virtuosi.
Un sorriso a todos.
C.
Comicomix
a parte la tua solita gentilezza, io sono d’accordo con te. il momento per delegare parte della politica fiscale (e metter anche soldi da parte ché non si sa mai come gira il ciclo) c’era e non è stato sfruttato, perché alle solite finché tutto va bene nessuno si pone alcun problema; e sono d’accordo con te che avrebbe fatto del bene sia in quel momento che nel futuro (cioè adesso) anche ai grossi tedeschi, che non avrebbero avuto da organizzare “salvataggi” qua e là o sentirsi tirati dentro un eurodebito che potrebbero giustamente ritenere un furto a loro danno.
dimenticavo: un sorriso desaparecido