“Internet l’ho inventato io: e ora voglio i soldi”

Michael Doyle ha portato in tribunale tutti i giganti del web, da Google ad Adobe, per violazione di copyright “Eolas:...

Michael Doyle ha portato in tribunale tutti i giganti del web, da Google ad Adobe, per violazione di copyright

“Eolas: l’abbiamo inventato noi”, recita lo slogan della compagnia di software e di informatica di Michael Doyle, biologo già collaboratore dell’Università della California: quel che la sua compagnia ha inventato, dice Doyle è Internet. Ovvero, non la rete globale in sé, ma piuttosto i primi applicativi che potevano girare su di essa: parliamo ad esempio delle immagini multimediali nelle finestre dei browser, qualcosa che tutti noi incontriamo in qualsiasi navigazione anche minimale, e che Doyle afferma di aver inventato per primo.

COPYRIGHT – E registrato: proprio per questo, nella piccola cittadina del Texas Orientale di Tyler si sono dati appuntamento tutti gli avvocati delle realtà più grandi del web internazionale – Google, Amazon, Yahoo, GoDaddy e Adobe per citarne alcune – perché Doyle le ha citate in tribunale. Vuole, da tutte le compagnie, diritti di royalties per l’utilizzo del web che queste compagnie fanno, e che non dovrebbero ad altri che lui. La storia la racconta, fra gli altri, Wired: “Doyle afferma di aver inventato e brevettato, insieme ad altri due co-inventori, il “web interattivo” prima di tutti gli altri, mentre lavoravano all’università della California nel 1993. Doyle afferma che un programma da lui creato all’Università di San Francisco, che permetteva ai medici di ispezionare embrioni nel nascente World Wide Web, è stato il primo programma che permetteva agli utenti di interagire con le immagini nella finestra di un browser”. Sulla base di queste affermazioni, Doyle ha portato in tribunale i giganti del web, e potrebbe anche vincere. Il procedimento si articolerà in due fasi: in principio la giuria dovrà valutare se i brevetti sono validi ed autentici, in secondo luogo valutare se sia possibile confermare il diritto al risarcimento.

PATENT TROLL – Michael Doyle non è nuovo ad iniziative del genere: “La compagnia ha denunciato Microsoft nel 1999, vincendo 521 milioni di dollari in una sentenza poi modificata in appello”: la casa di Windows ha in ogni caso preferito patteggiare. In quel caso, Eolas affermava di aver inventato ben prima di Microsoft “l’inserimento nei browser di piccoli programmi interattivi, come i plugins, le applets e i controlli ActiveX”. Dopo la sua vittoria contro Microsoft, Eolas si è trasferita in Texas e da qui ha scagliato la sua offensiva legale contro le grandi del web, piuttosto imbarazzate da questo “patent troll” (“furfante dei brevetti”, in una traduzione approssimativa): i convenuti stanno opponendo obiezioni procedurali una dopo l’altra – dividere il processo, cambiare sede – ma il giudice sembra intenzionato ad arrivare a sentenza. Fa notare Wired che la più imbarazzata, però, potrebbe essere l’università della California: “La nuova causa di Eolas ha anche posto l’Università della California in una situazione strana senza precedenti”. Se Eolas vincesse la causa, infatti, “l’Università potrebbe ricevere molti milioni, direttamente dalle casse delle più grandi società di internet del mondo – proprio quelle aziende che reclutano i suoi studenti, e che sono in partnership con l’Università in molti altri modi. ”

Foto di copertina PATRICK LIN/AFP/Getty Images