Cesare Battisti e i coglioni che si incontrano in giro
25/02/2009 - E’ con grande tristezza che si apprende della vicenda del rifiuto da parte del Corriere della Sera di un articolo di Bernard-Henri Lévy su Cesare Battisti (). L’articolo, per fortuna, è stato poi pubblicato da l’Unità, e così il filosofo
E’ con grande tristezza che si apprende della vicenda del rifiuto da parte del Corriere della Sera di un articolo di Bernard-Henri Lévy su Cesare Battisti (). L’articolo, per fortuna, è stato poi pubblicato da l’Unità, e così il filosofo francese ha potuto spiegarci il suo punto di vista informato – informatissimo! – sui fatti in oggetto. Che press’appoco comincia così: “l’Italia, nell’urgenza della lotta antiterrorista degli anni 1970, si è dotata di un arsenale legislativo in cui figurava, in particolare, una legge sui pentiti capace di far acquistare a un uomo tutta o parte della sua impunità caricandone il peso su qualcun altro. E’ quanto è accaduto a Cesare Battisti. E’ sulla parola di pentiti (tra cui il capo del suo gruppo, il torbido Pietro Mutti) che è stato condannato vent’anni fa al carcere a vita. E a distanza, ora che si è usciti dallo stato d’emergenza ed è giunto il momento di lenire le ferite, vi è qui qualcosa di inaccettabile“.
Ora, già partendo così, si capisce dove si vuole andare a parare. Ovvero, dipingere una storiella che non è esattamente rispondente alla realtà: non è vero che il “torbido” (come sprecano gli aggettivi i francesi, non li spreca nessuno) Mutti è stato lautamente remunerato con l’impunità per aver testimoniato contro Battisti, visto che si è fatto otto anni di carcere (Battisti non se ne è fatto nemmeno uno, per ciò per cui è stato condannato), e oggi con i soldi dello Stato non ha potuto passare gran parte dell’esistenza né a Parigi né a Copacabana, visto che lavora in una cooperativa con stipendio da operaio. Poi: Mutti nelle sue confessioni si è autoaccusato di un delitto anche se a suo carico non c’erano prove. E la sua non è l’unica testimonianza a carico di Battisti, visto che ci sono anche le dichiarazioni dell’ex fidanzata di Battisti, e della famiglia Fatone. Poi, il filosofo giornalista francese informato sui fatti passa a criticare il sistema giudiziario italiano nel caso specifico e in generale, dimostrando una competenza davvero eccezionale: “Tra i punti critici della democrazia italiana c’è un’altra stranezza, quella legge sulla contumacia che fa che un imputato, condannato in sua assenza e poi catturato dalla giustizia, vedrà applicarsi meccanicamente la pena pronunciata allora senza avere la possibilità, come in Francia o in Brasile, di essere giudicato di nuovo“. E fin qui fa abbastanza ridere, per lo meno dal punto di vista filosofico, l’appunto di Lévy: secondo lui il sistema giudiziario italiano (e quello francese, e quello brasiliano), dovrebbe funzionare così: mettiamo caso che ci sia un imputato che sa di essere colpevole; che gli conviene fare, presentarsi al processo, o scappare? Scappare! Così, tomo tomo e cacchio cacchio, se lo beccano può chiedere di ricominciare il processo e sfangarla un altro po’ di anni. Un genio, ‘sto Lévy: se lo sa Ghedini lo assume come consulente di parte.
Continua Levy: “Fu Battisti, durante quel processo in contumacia, rappresentato da un avvocato che avesse egli stesso, dal suo esilio messicano, doverosamente incaricato a tale scopo? No, dice giustamente Fred Vargas, che con l’ausilio di perizie grafologiche ha mostrato ai Brasiliani che sussiste più di un dubbio sull’autenticità di quel mandato“. Qui, Lévy - forse per un improvviso vuoto di memoria – dimentica com’è andata la storia. Ovvero che quelle carte vennero firmate dal fratello di Battisti con l’accordo di Cesare, perché lui era già latitante. Così, magari, alle brutte, si poteva anche dire che la firma era falsa per far invalidare il processo, potrebbe pensare un maligno. “E, soprattutto, la difesa di un avvocato non potrà mai sostituire completamente la comparizione davanti a un giudice – faccia a faccia, parola contro parola – di un uomo su cui pesano presunzioni di crimini così terribili“, dice ancora il filosofo. Il quale omette di ricordare – ma sarà un’altra dimenticanza – che la scelta di non comparire bla bla bla fu effettuata dall’imputato… E poi: “Qualsiasi cosa abbia fatto o potuto fare, trent’anni fa, il futuro autore di Cargo sentimentale, aveva anche lui diritto, almeno una volta, di incontrare i propri giudici“. Questo è l’argomento principe, sul quale spero siamo tutti d’accordo: uno che chiama il proprio romanzo “Cargo sentimentale“, come minimo deve finire in tribunale. Poi, l’ultima perla: “Ed è perché quel diritto non gli era stato offerto, e che il codice penale italiano stabilisce che egli sarebbe andato, in caso di estradizione, direttamente alla casella “prigione a vita”, che sarebbe stato giusto accordargli – anche se il termine sembra improprio, anche se può apparire scioccante – lo statuto di «rifugiato politico»”. Messa così, sembrerebbe che in Italia viga un sistema giuridico barbaro, nel quale le vittime degli errori giudiziari devono restare in galera e buttano la chiave. Non è così. Esiste un istituto che si chiama revisione del processo, e si applica “qualora dopo la sentenza di condanna si scoprano nuove prove che, da sole o unite a quelle già valutate, dimostrIno che il condannato debba essere prosciolto; oppure se viene dimostrato che la condanna è stata viziata da falsità in atti o da un fatto previsto dalla legge come reato“. Insomma, forse il Corriere non ha fatto del tutto male a rifiutare l’articolo di Bernard Henry-Lévy. Ma per fortuna l’ha pubblicato l’Unità. Infatti, si sa che tutte le mattine si alzano dai propri letti e se ne vanno in giro un furbo e un coglione. Se si incontrano, l’affare è fatto*.
***
E’ il più divertente testamento biologico degli ultimi tempi: “Se dovessi mai cadere in coma vegetativo desidero essere ospitato per sempre a casa da Pierferdinando Casini ed Azzura Caltagirone e quivi essere amorevolmente accudito da essi in persona“.
***
Riguardo il caro vecchio Alberoni di ieri, a scoppio leggermente ritardato è arrivata la valanga.
***
Fresca fresca di agenzia (e di Repubblica): “Una donna di 36 anni e la sua bambina di due anni sono state trovate sgozzate nella loro casa a Castagnole di Paese (Treviso). Elisabetta Leder e la figlia Arianna sono state uccise con diverse coltellate alla gola. Al momento non è ancora chiara la dinamica o il possibile movente del duplice omicidio, anche se il Pm di turno, Antonio Miggiano, non esclude la possibilità che all’origine ci sia un raptus. Gli investigatori stanno cercando l’ex convivente della donna e padre della bimba, un marocchino che risulta clandestino in Italia. A carico dell’uomo, però, al momento non ci sarebbe alcun elemento che possa coinvolgerlo nell’assassinio della donna e della piccola“. Evidentemente il caso di Olindo e Rosa ha insegnato qualcosa, comunque vada a finire la storia.
* = letta su Facebook, ma non mi ricordo chi l’aveva scritta
(vignetta di Artefatti dedicata alla probabile prossima chiusura del Romanista)













Berlusconi ha fatto scuola. E\’ il solito fenomeno. Ha sdoganato anche il \”difendersi dal processo\” anziché \”nel\” processo. Adesso scappare all\’estero è diventato una cosa meritoria, anziché un\’aggravante. Propongo un bel lodone Alfano pure per Battisti così non ci scassa più il cazzo.
La storia non inizia e non termina con Berluskoni, gentile Stefo. La non estradabilità come garanzia per il singolo eventualmente vessato era (come la prescrizione) una cosa di sinistra prima che la sinistra finisse in mano alla cosiddetta cultura legalitaria, quella nebulosa culturale che ha additato tutto ciò che l’uomo aveva ideato per sottrarsi al dominio senza confini spaziotemporali del dominus come roba da delinquenti.
Se e quando Berluskoni per i cazzi suoi tara il sistema in tal senso, a me sta bene.Sarebbe molto peggio se per inseguire i propri imputati si facesse l’operazione inversa.
Pingback: “Estradate Battisti”, la Corte dice sì. Ora tocca a Lula
Ho letto con interesse l’ articolo nel quale BHL viene definito coglione, le motivazioni che sostengono tale asserzione, e le critiche che Lei muove nei confronti di questo signore. Prima di tutto mi limito a titolo informativo di dire che BHL non è affato di sinistra, come si potrebbe dedurre dal fatto che muove critiche sul “caso Battisti”. Faccio semplicemente notare che l’impostazione del/dei processi nei confronti di Battisti si basavano su leggi straordinarie, che non sono nemmeno più in uso nel nostro sistema giuridico e che sono valse molti richiami da parte di istituzioni internazionali tra cui le Nazioni Unite. Già solo questo basterebbe a far capire che non è tutto oro quel che luccica, e che la nostra giustizia sembra essere alquanto strana in fatto di applicazione delle leggi, per non parlare della immediata capacità di far sparire il reato di banda armata (spero lo abbiano reinserito), visto che ormai i 36 accusati di tale reato hanno avuto la sospensione procedurale perchè il fatto non comporta più reato. Autentici volponi poi lo hanno modificato rendendolo applicabile solo in caso di minaccia per lo stato(???), in altre parole ti puoi organizzare ma se non mi spari non ti succede niente. Per queste cose in passato c’è gente che si è presa anni di carcere,ma per gli amici leghisti di Calderoli,Maroni e Berlusconi questo non vale.
Ma quella carogna di Battisti(contro il quale non ci sono prove ma solo la testimonianza di un pentito,contraddetto più volte da altri ex terroristi, oltre che ad essersi contraddetto più volte lui stesso) deve andare in carcere…anche se a ridurre sulla sedia a rotelle Alberto Torreggiani è stao proprio il padre,sparandogli per errore…cose che capitano, solo che al signor Torreggiani era già capitato nel ristorante dove si alzò con un suo amico e fece fuoco sui rapinatori (tra l’altro delinquenti comuni e non terroristi) che in quel momento stavano cercando di compiere una rapina. Ora mi spiace,ovviamente che molte persone ci abbiano lasciato la pelle…ma mi piacerebbe davvero sapere come sono andate le cose,perchè Battisti puzza troppo di capro espiatorio.
Distinti saluti.
saluti, bonariva, e la prossima volta cerchi di capire a chi si dà del coglione (non a Levy, come si capisce dal contesto), quando deve poi scrivere un commento TL,DR.