Come si vive senza nucleare
07/02/2012 - Quesiti e incertezze sul futuro energetico tedesco, dopo lo stop all’atomo A quasi un anno dal disastro di Fukushima che ha determinato l’uscita della Germania dal nucleare ci si chiede com’è la situazione delle fortniture di energia elettrica tedesche, per
Quesiti e incertezze sul futuro energetico tedesco, dopo lo stop all’atomo
A quasi un anno dal disastro di Fukushima che ha determinato l’uscita della Germania dal nucleare ci si chiede com’è la situazione delle fortniture di en
ergia elettrica tedesche, per capire gli effetti dello stop all’atomo nella vita di tutti i giorni.
CENTRALI DISMESSE -Nel 2011 sono state disattivate complessivamente 8 centrali nucleari: una nella Bassa Sassonia, due nello Schleswig-Holstein, due in Assia, due in Baden Wurttenberg e una in Baviera.Le restanti nove centrali dovrebbero essere dismesse entro il 2022.
NESSUN PERICOLO DI BLACK-OUT – Se il vento soffia sempre forte, la Germania esporta più energia elettrica di quanta ne importa, però adesso non avviene più in misura significativa come in passato. La maggior parte dell’elettricità importata viene dalla Francia, ma non perchè la Germania sia attualmente in condizioni di necessità, bensì per questioni finanziarie: l’energia proveniente dall’estero è molto più conveniente rispetto a quella prodotta dalle vecchie centrali a carbone tedesche. Soprattutto grazie all’inverno mite (almeno fino a qualche giorno fa) la Germania è riuscita ad affrontare la stagione fredda con consumi di energia elettrica piuttosto bassi. Nel caso però dovesse servire più energia, il governo ha pronta la cosiddetta riserva per il freddo, costituita da vecchie centrali a carbone e a gas. In totale questa riserva di emergenza può fornire fino a 1000 MW ai quali si aggiungono poi risorse provenienti dall’Austria per 1075 MW. Secondo quanto riporta un articolo della Berliner Zeitung, l’associazione delle industrie del settore energetico ha lamentato che a partire dalla svolta energetica dell’anno scorso ci sono stati dei piccoli black out. Il problema è che tutti gli episodi di durata inferiore ai tre minuti non sono stato presi in considerazione dalle statistiche ufficiali, anche se comunque disservizi del genere possono causare gravi danni all’industria.
ENERGIE RINNOVABILI - Nel 2011 sono aumentate del 19,9%, il 2,9% in più rispetto al 2010. Per quanto riguarda il riscaldamento, le energie rinnovabili utilizzate nel settore nello scorso anno sono in lieve diminuzione: dal 10,1 al 10,2 %. Il governo mette in primo piano gli impianti per l’energia solare. I produttori del settore ricevono dei rimborsi per ogni kilowattora prodotto, la differenza tra il prezzo di mercato e quello che paga loro il governo ricade sulle bollette dei consumatori. L’energia solare prodotta nel 2011 è stata maggiore dell previsioni: in tutto l’anno si sono raggiunti i 7500 ME, 100 in più del 2010, già di per sé anno record per il settore. Il ministro dell’economia Philipp Rösler vuole però limitare gli incentivi, poiché secondo lui ci sarebbe una sproporzione eclatante tra l’alto ammontare delle sovvenzioni e il vantaggio portato dal fotovoltaico che, a suo avviso, non sarebbe sensato né dal punto di vista energetico né da quello economico. Il dibattito sul tema è particolarmente acceso tra il ministro dell’economia, del partito liberale (FDP) e Norbert Röttgen, ministro dell’ambiente della CDU e non sembra concludersi a breve. Durante la svolta energetica si dovrebbe assistere a un aumento della costruzione di pale eoliche con l’aiuto di un programma di credito particolare della banca KfW.
LE REAZIONI DEI GRUPPI INDUSTRIALI ENERGETICI – Le industrie del settore hanno quindi una sola possibilità: cambiare le destinazioni degli investimenti dopo l’uscita dal nucleare. A dicembre la Eon ha varato un investimento di 7 miliardi di euro per le energie rinnovabili. La RWE ha intenzione da qui al 2015 di investire 5 miliardi nel settore, soprattutto nell’eolico. Il problema maggiore è l’adeguamento alla rete elettrica esistente, visto che può accadere che in giornate molto ventose l’energia prodotta dalle pale nel mare del Nord non riesca ad arrivare nel sud della Germania. Un evento del genere si è verificato a dicembre, quando per via della mancanza di canali adeguati la Baviera e il Baden Wurttemberg hanno dovuto ricorrere all’energia elettrica austriaca. Questo problema ha ripercussioni economiche notevoli, poiché è nel sud ovest del paese che si trovano le imprese che hanno il maggiore bisogno di elettricità, che viene prodotta quasi esclusivamente a nord. Si rende quindi necessaria la costruzione di circa 4500 km di reti per l’energia elettrica.
LE CONSEGUENZE SUI PREZZI - Nelle prime settimane dopo Fukushima, e dopo la moratoria del nucleare in Germania, il prezzo dell’energia elettrica è aumentato del 15%. Verso la fine del 2011 il prezzo dell’elettricità alla borsa di Lipsia è tornata ai livelli pre- Fukushima grazie alla presenza di sufficienti centrali sostitutive. Per le abitazioni private i prezzi sono aumentat nel 2011 di circa 0,6 centesimi di euro per ogni kilowattora. Quindi una famiglia di quattro persone deve pagatre circa 26 euro in più all’anno. Ciò è dovuto al fatto che il governo dà sovvenzioni alle aziende che usano molta energia elettrica. I costi di questi bonus però vengono pagati dalle famiglie. Per quanto riguarda le opinioni dei cittadini, un sondaggio ha mostrato che la maggior parte dei tedeschi è pronta a pagare prezzi più alti e anche ad accettare la costruzione di pale eoliche vicino a casa.
CHI CI PERDE - Le grandi aziende produttrici di energia elettrica che si basavano soprattutto sul nucleare e sul carbone sono quelle che pagano il prezzo più alto della svolta energetica e tutto ciò si ripercuote sui posti di lavoro, molti dei quali sono stati eliminati. Questo discorso vale soprattutto per la Eon, che ha eliminato solo in Germania 6000 posti di lavoro. Sembrerebbe quindi che a guadagnarci siano le aziende del settore dell’energia solare, ma non è così: nonostante il boom del fotovoltaico, le aziende del settore attraversano un periodo nero, dovuto in primo luogo alla caduta dei prezzi del 2011, che ha diminuito il prezzo dei pannelli solari del 50%. Inoltre bisogna ricordare che molte industrie di questo tipo sono fallite.











