Occupy Science!

05/02/2012 - Il boicottaggio contro le multinazionali dell’editoria accademica raccontato da chi lo vive Non è Piazza Tharir ne’Occupy Wall St, ma ci prova: piccoli contro grandi, poveri contro ricchi, 99% contro 1%, pubblico contro privato, insomma buoni contro cattivi, sinistra alla

     
 

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Il boicottaggio contro le multinazionali dell’editoria accademica raccontato da chi lo vive


Non è Piazza Tharir ne’Occupy Wall St, ma ci prova: piccoli contro grandi, poveri contro ricchi, 99% contro 1%, pubblico contro privato, insomma buoni contro cattivi, sinistra alla vecchia maniera e vai che cambiamo il mondo. I piccoli poveri dipendenti pubblici in questione sono gli scienziati e accademici di tutto il mondo, che stanno firmando un impegno a boicottare una delle grandi multinazionali dell’editoria accademica, Elsevier (per le poche discussioni italiane del problema, vedi qui, qui e qui. La storia dell’editoria accademica privata e’ semplice quanto incredibile: parliamo di non più di tre multinazionali del settore (Elsevier appunto e Springer e Wiley) che possiedono quasi la metà delle riviste accademiche mondiali.

IL LAVORO GRATIS - Il loro business model farebbe impallidire gli operatori finanziari più spericolati: noi accademici lavoriamo per loro gratis, nel senso che non veniamo pagati quando ci pubblicano un articolo, ne’ quando facciamo il referee (cioè la valutazione) di articoli altrui. Un affare: il prodotto gli arriva gratis, il quality control anche, e loro lo devono solo impacchettare e vendere. Praticamente come un fruttivendolo cui la frutta venga regalata dai contadini: lui la deve solo sistemare sugli scaffali e venderla. In realtà e’ molto peggio di così: perché i contadini sono, appunto, dipendenti pubblici (per la maggior parte, in Europa praticamente tutti), che il contribuente paga per fare ricerca.

IL CONTRIBUENTE - Poi, e qui viene il bello, il contribuente deve pagare una seconda volta, per consumare questa ricerca: nel senso che le riviste sono a pagamento (ogni articolo costa tra i trenta e i quaranta euro, gli abbonamenti alle riviste costituiscono ormai due/terzi del budget delle biblioteche universitarie). Quindi i contribuenti pagano due volte: pagano gli scienziati perché facciano ricerca, e poi pagano perché questa ricerca sia accessibile. E il colmo è che pagano tutte e due le volte la stessa multinazionale, che sia Elsevier o Springer. Sono così spiegati gli utili stratosferici di queste società: l’anno scorso Elsevier ha fatto registrare utili del 36% (724 milioni di sterline di utili su due miliardi di sterline di giro d’affari).

     
 

1 Commento

  1. Franco Puglia scrive:

    Stupefacente ! Una posizione dominante difficilmente attaccabile perché basata sul censo, cioè sul fatto che avendo una larghissima ed ormai radicata diffusione è difficile per chiunque fare concorrenza perché l’interesse di chi fornisce il materiale da pubblicare è che venga reso pubblico al maggior numero possibile di lettori, cosa non realizzabile per chi volesse affacciarsi adesso su questo mercato. Ennesima dimostrazione di un mondo occidentale sempre più rigido e sclerotizzato nelle strutture che si è dato col tempo. Non riesco ad immaginare soluzioni concrete al problema.

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