La crisi che può cambiare il capitalismo – Intervista a P. Barucci
24/02/2009 - E’ possibile vedere in questa crisi un “declino” dell’economia retta dagli Usa come paese-guida? E all’emersione di nuove potenze economiche? Quello degli USA e della sua economia è un declino atteso. Tutti i futurologi dicono che nell’ultimo quarto del secolo
E’ possibile vedere in questa crisi un “declino” dell’economia retta dagli Usa come paese-guida? E all’emersione di nuove potenze economiche?
Quello degli USA e della sua economia è un declino atteso. Tutti i futurologi dicono che nell’ultimo quarto del secolo avverrà il sorpasso. Per quanto mi riguarda azzarderei a prevedere che nel nostro secolo emergano “nuove potenze”. Mi fermerei qui, aggiungendo che c’è un ciclo storico che caratterizza ogni civiltà. Questo accadrà anche per gli USA. Sulla natura e la lunghezza del ciclo non avverto alcun bisogno di fare previsioni.
La crisi in atto è uno spartiacque che cambierà la vita, i paradigmi economici e sociali nel prossimo futuro?
Credo che, come per tutte le crisi rilevanti e profonde, anche in questo caso si avranno dei mutamenti. Non sarebbe male che potesse prendere corpo anche una diversa scala di valori sociali. Ma non mi faccio troppe illusioni. Temo che fra quattro o cinque anni il valore preminente tornerà ad essere quello del massimo profitto e che quello della giustizia sociale continuerà ad essere un obiettivo asintotico al quale tutti vorrebbero tendere, ma con scarsa fortuna.
Passiamo ai piani per affrontare l’emergenza. Ritiene che i salvataggi statunitensi e il Tarp siano la strada giusta da perseguire l’obiettivo?
Mi sembra che anche i suoi autori non abbiano certezza alcuna sulla efficacia delle misure che stanno varando. Ma questo dipende dalle ragioni che ho schematizzato nella prima risposta. Tutti sono alla ricerca della misura opportuna, ma temo che tutti stiano cercando di capire le ragioni originarie ed il sistema delle interdipendenze che da esso ne sono derivate.
I primi passi di Obama sono sostanzialmente in linea con quelli della precedente amministrazione. Pensa che il presidente Usa caratterizzerà in modo più netto, in futuro, le sue scelte?
Sulla carta il Presidente USA in carica aspira ad essere diverso dal precedente. Vedremo che cosa sarà capace di fare. Sono un po’ preoccupato per la valanga per le attese che ha attivato. Gli faccio gli auguri più sinceri.
L’Europa: il sistema economico dei singoli paesi ha risentito, chi più chi meno, alla crisi. Da una parte c’è l’Inghilterra, dall’altra la Germania. Ritiene che sia stato fatto abbastanza, finora, per superare le difficoltà?
Non trascurerei la Conferenza Elvetica, i paesi scandinavi e, naturalmente, l’Islanda. Tutti i paesi le cui banche hanno patrimoni in gestione, banche di investimento, o passività che sono state in qualche modo “trattate” sono state colpite dalla crisi. Ogni paese ha cercato di porre in atto le misure che poteva e che gli erano consentite dalle condizioni del bilancio, dal ruolo della Banca cent
rale, e così via. Ho idea che ancora, sia in USA, che in Europa, che in Italia si dovrà tornare con un mix di misure diverso caso da caso.
L’Italia e la crisi: il governo usa toni rassicuranti, ma il rischio che gli istituti bancari finiscano nel vortice esiste. Un suo parere.
Non scorgo nessuno che usi toni rassicuranti a proposito della crisi. In Italia non sembra vi siano soverchie preoccupazioni per il nostro sistema bancario, ma per il resto ci sono solo motivi di ansietà.
Nei prossimi mesi sui mercati finanziari arriveranno offerte enormi di titoli di stato (tutti i paesi che fanno politiche di deficit spending lo fanno finanziandosi così..) Ci sarà una forte concorrenza tra i vari paesi, e il mercato privilegerà quelli più solidi: Germania, ad esempio, ma anche Usa (nonostante il fortissimo debito pubblico). Pensa che ci troveremo in difficoltà?
L’anno in corso prevede un ricco programma di emissioni, netto e semplici rinnovi, per imprese e Stati. Ci sarà senza dubbio molta concorrenza, ma azzardo a dire che l’Italia non dovrebbe avvertire grandi difficoltà a rinnovare il proprio passivo. In fondo abbiamo l’euro e non la lira e gli equilibri garantiti a livello europeo dovrebbero essere una garanzia per tutti. La riduzione crescente nello spread fra bund e BTP mi sembra sia una ragione in più per non sottovalutare i rischi, ma anche per non farsi prendere da timori ad oggi non motivati.
(Pubblicato anche da Liberal)













Bravini voi due!
lo prendo in culo dai buoi muschiati tibetani, lo sapevi?
Apperò, non sapevamo di questo tuo hobby
è che dovevo dirlo a qualcuno.
Grazie per l’outing hobbystico.