Così la Germania vuole salvare l’euro
31/01/2012 - Fiscal compact e più tempo per il rientro del debito: la nuove regole del trattatoStabilità nei conti pubblici in cambio di più tempo per rientrare dal debito: dal primo gennaio 2013 cambiano le regole dell’eurozona, e il Trattato sulla stabilità,
Fiscal compact e più tempo per il rientro del debito: la nuove regole del trattatoStabilità nei conti pubblici in cambio di più tempo per rientrare dal debito: dal primo gennaio 2013 cambiano le regole dell’eurozona, e il Trattato sulla stabilità, il coordinamento e la governance varato dal Consiglio europeo sa molto di Germania. Che quindi vince la sua battaglia per l’Eurozona anche se deve rinunciare a Repubblica Ceca e Regno Unito. Il Corriere della Sera racconta com’è andata:
È anche una vittoria del governo di Mario Monti che è riuscito a rendere meno oneroso il rientro a tappe forzate dal debito pubblico che incombe sul Paese. Il nuovo trattato, conosciuto come Fiscal compact, prevede una serie di regole finalizzate a daremaggiore stabilità finanziaria all’eurozona. Innanzitutto, stabilisce la cosiddetta regola aurea: «La posizione del bilancio allargato dello Stato sarà in parità (considerata tale con un deficit massimo pari allo 0,5% del Pil, ndr) o in surplus», con eccezioni ammissibili solo per cause gravi ed esterne al controllo del Paese interessato o per economie con un debito pubblico significativamente inferiore al 60% del Prodotto interno lordo (Pil). La regola aurea dovrà essere introdotta rapidamente nelle legislazioni nazionali attraverso «leggi ineludibili e permanenti, preferibilmente costituzionali». Per quel che riguarda il debito pubblico, i Paesi che firmano il trattato si impegnano a ridurlo ogni anno sulla base di un benchmark pari a un ventesimo della parte di debito che eccede il 60% del Pil. Qui è dove Monti ha ottenuto un risultato non da poco. Per l’Italia era importante affermare un concetto che era già stato sostenuto in sede europea dall’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti. E cioè che, nel considerare l’obbligo di ridurre l’indebitamento molto elevato — attorno al 120% del Pil — si sarebbero dovuti tenere presenti non solo i debiti dello Stato e della Pubblica amministrazione ma anche quelli dei privati (imprese e famiglie).
Considerando l’indebitamento complessivo del Paese, infatti, la situazione italiana è molto meno peggio di quella che tiene conto solo del debito pubblico (il terzo al mondo):
A fine 2010—dati elaborati dalla società di consulenza McKinsey —l’indebitamento pubblico e privato dell’Italia era pari al 313% del Pil, alto ma meno di quello — per dire — della Francia (341%), della Spagna (366), del Giappone (492), della Gran Bretagna (497). E non troppo diverso da quello degli Stati Uniti (289%) e della stessa Germania (284). Era dunque importante che nel trattato il basso livello di indebitamento dei privati fosse tenuto in considerazione per attenuare il passo (il benchmark) a cui un Paese è obbligato a ridurre il debito pubblico. Ciò è stato ottenuto: ora dovrebbe essere inferiore al 3% di Pil annuo. Il trattato prevede che i Paesi che si allontanano dalla regola aurea abbiano in essere un meccanismo di aggiustamento automatico. Ma se questo non funziona stabilisce che siano messi in «procedura di deficit eccessivo», in modo semiautomatico, dalla Commissione Ue, la cui decisione potrà essere annullata solo con un voto a maggioranza qualificata degli altri Paesi dell’eurozona.
La procedura prevede un piano di bilancio ed economico stilato dal Paese in fallo ma condotto con il monitoraggio e la partnership della Commissione:+
Se il Paese non rispetta il piano, la questione sarà portata davanti alla Corte di Giustizia della Ue da uno o più Paesi dell’eurozona, anche indipendentemente dall’opinione della Commissione: se cioè Berlino (o qualsiasi altra capitale dell’euro) volesse portare la Grecia davanti alla Corte potrebbe farlo anche con l’opposizione di Bruxelles e di tutti gli altri partner. Se il Paese sottoposto a procedura non si adegua alle decisioni della Corte, va incontro a sanzioni- multe fino a un massimo dello 0,1% del suo Pil. Il Fiscal compact approvato ieri sera, infine, prevede che l’Unione monetaria favorisca misure di crescita e di convergenza della competitività di ciascun Paese, con l’obiettivo di evitare sbilanci tra le contabilità e le economie nazionali. In un compromesso dell’ultima ora, i firmatari del nuovo trattato—25 perché il Regno Unito lo ha rifiutato in dicembre e la Repubblica Ceca ieri — prevedono inoltre di tenere una serie di riunioni aperte anche agli otto Paesi firmatari ma che ancora non fanno parte dell’eurozona. Frau Merkel torna dunque a Berlino con una bandiera da sventolare: le servirà per dare assicurazioni ai membri della sua coalizione di governo, che vogliono garanzie di stabilità «alla tedesca» per l’area euro in cambio di altri aiuti da mettere sul tavolo per alzare muri difensivi contro l’allargarsi della crisi suimercati.
Il trattato, però, piace a pochi Paesi che lo hanno accettato più per forza che per amore:
A molti — ad esempio ai finlandesi che lo hanno detto attraverso il ministro degli Esteri Erkki Tuomioja e al nuovo presidente del Parlamento europeo, il socialista tedesco Martin Schulz — sembra «inutile e forse dannoso». Ad altri sembra assurdo: «Scrivere in forma di legge la visione tedesca di come si dovrebbe gestire un’economia, ed essenzialmente rendere le pratiche keynesiane illegali non è ciò che noi accetteremmo», ha detto ieri all’agenzia Reuters un funzionario britannico. Secondo più di un commentatore, l’essenza del nuovo trattato era già tutta contenuta negli accordi siglati dai partner dell’euro l’anno scorso: sei misure per rafforzare il Patto di stabilità e la convergenza economica denominate — con humor tutto belga —Six pack, a scelta il contenitore delle lattine di birra o la «tartaruga» degli addominali del culturista. Solo l’insistenza della signora Merkel avrebbe obbligato a prendere la strada tortuosa e rischiosa del cambiamento dei trattati europei. Da Berlino rispondono che i cambiamenti introdotti sono radicali ed è necessario che i Parlamenti e le opinioni pubbliche nazionali ne discutano e li votino: diventare virtuosi come i tedeschi non è cosa che tutti necessariamente gradiscono.













LA Germania, di cui Monti é il cameriere in livrea, NON VUOLE SALVARE l’EURO, ma solo NOI POLLI DA SPELLARE IL PIU’ A LUNGO POSSIBILE .Poi una volta dissanguati li abbondonerá al suo destino giá segnato dall’entratA nell’euro.
In italia l’evasione è pari al 18% del pil e colloca il nostro paese al secondo posto nella graduatoria internazionale, guidata dalla Grecia. Nel 2010 l’imponibile evaso è stato di circa 279 miliardi di euro (il 18% di 1.549 miliardi di euro). Per alcune categorie di contribuenti, il tasso di evasione corrisponde niente meno che all’80% del reddito totale prodotto. Se l’imponibile evaso solamente nell’anno 2010 fosse stato tassato al 43%, il valore della pressione fiscale media, avrebbe fornito alle casse dell’erario ben 120 miliardi di euro (si tratta dell’8% del pil). Basterebbe recuperare l’evasione degli ultimi 5 anni per ridurre il debito pubblico al 60% del pil, come chiesto dall’Europa. L’evasione è strettamente connessa con il debito pubblico, nel senso che, comportando una diminuzione delle entrate fiscali, provoca, tra l’altro, una diminuzione della spesa sociale. Ne deriva che se venisse azzerata l’evasione, il governo avrebbe a disposizione miliardi aggiuntivi da destinare agli investimenti ed a rilanciare lo sviluppo senza doverli reperire per altre vie. I redditi sottratti all’imposizione vengono in parte tradotti in consumi, in parte reinvestiti ed in parte trasformati in patrimoni mobiliari e immobiliari. E’ a tutti noto che individuare un evasore totale è come trovare un ago in un pagliaio, in quanto l’evasore sta ben attento a non lasciar tracce e sa di poter contare su condoni e perdoni; ancora più difficile è costringerlo poi a restituire il maltorto. Si rende, perciò, necessario uno strumento normativo che consenta di stanare in maniera chirurgica gli evasori; cioè, di entrare nel pagliaio muniti di metal detector e calamita. Propongo il varo di una patrimoniale straordinaria di solidarietà con aliquota personale congrua, il cui gettito verrebbe destinato a ridurre l’enorme debito pubblico. Per aliquota personale congrua intendo che ogni singolo contribuente avrà la sua personale aliquota, con la quale verrà tassato il patrimonio di cui dispone (fatto di beni mobili ed immobili). Detta aliquota dipenderà dalla congruità del patrimonio con la media dei redditi dichiarati in un arco di tempo medio-lungo, il più lungo consentito dal sistema informativo dell’anagrafe tributaria. L’aliquota personale congrua (apc) verrà calcolata attraverso una semplice funzione matematica del tipo apc = ax + b; in cui “x” è la media dei redditi, “a” un “coefficiente di congruità” (stabilito con legge ed espresso sotto forma di scaglioni), che esprime la propensione al risparmio per ciascuna fascia di reddito. Infine, il fattore “b” ricomprenderà tutte le detrazioni d’imposta. In esso troveranno posto, per esempio, le donazioni, il capitale residuo dei mutui accesi sui patrimoni detenuti e gli incrementi di valore subiti dai patrimoni nel corso degli anni, in relazione alla variazione del costo della vita. Maggiore sarà la congruità del patrimonio detenuto con la media dei redditi dichiarati e minore sarà l’aliquota dell’imposta patrimoniale, fino ad assumere valore pari a zero in caso di totale congruità. I patrimoni congrui verrebbero tassati con aliquote prossime allo zero – compresi quelli di rilevante entità – e quelli incongrui (evidentemente, nella disponibilità degli evasori, salvo prova contraria con onere a carico del detentore) verrebbero tassati con aliquote a due cifre, che dipendono dal grado d’incongruità. I contribuenti che verrebbero colpiti da una simile patrimoniale non coinciderebbero affatto con quelli che sarebbero colpiti da una patrimoniale intesa nel senso classico del termine, tanto osteggiata dall’ala destra del parlamento. Ciò in quanto una simile patrimoniale separerebbe “l’onesta ricchezza” da quella “iniqua”, colpendo solamente quest’ultima. Una tale proposta verrebbe respinta solamente dal “partito degli evasori”, per fortuna non ancora costituitosi, almeno ufficialmente.
Per un approfondimento, vedi anche risposte ai commenti.
http://www.grnet.it/lopinione/99-lopinione/3532-pensioni-quel-filo-sottile-che-li-lega-al-debito-pubblico-e-allevasione-fiscale
Cleto Iafrate