Io non capisco cosa voglia Dio. A quale altare siano state sacrificate memoria, storia, dignità. Cosa si prova a premere il bottone che apre il portello dell’aereo e vedere sulla scia le esplosioni a catena.
Io non riesco neanche ad immaginare. E non riesco proprio a capire. Con tutta la buona volontà e con tutto il mio splendido relativismo culturale. Perché? In nome di Dio, di una Terra, di un corso d’acqua, di un ulivo, di un miserabile schifoso pezzo di deserto. In nome di un muro dove uomini vestiti d’argento il sabato
sbattono la testa e piangono. Un muro dove lasciare a Dio il messaggio per pulirsi lo stomaco e l’anima. In nome del sole che tramonta e in ginocchio rivolti verso l’universo pregare perché tutto vada per il meglio. E che “Se Dio vuole”. Ma cosa vuole Dio?
Io non riesco proprio a capire. Una donna con il volto celato al mondo e gli occhi più neri del petrolio o con la testa rasata nascosta da una parrucca con gli occhi scolpiti nel ghiaccio. Il tempo che non scorre mai e poi d’improvviso domani è già trapassato remoto, con le linee del vento che diffondono l’odore del caffé sotto il naso dei vecchi spelacchiati seduti ad aspettare. Cosa? Io non riesco proprio a capire. In nome di Dio. E il cognome? Perché se uccidi in nome di Dio – e qui in tanti uccidono in nome e per conto di Dio – ho bisogno del cognome per trovare il colpevole. E non capisco perché un popolo deve pagare salato il prezzo della storia, la storia che qui non insegna proprio un bel niente, perché un conto è la storia e un conto è la memoria e la memoria può diventare micidiale. Può diventare l’arma culturale per sterminare il futuro. E non capisco, davvero non capisco se la memoria può essere venduta, affittata o prostituita, avvilita nei musei e nei libri, non capisco se poi svolge ancora e davvero la sua funzione di monito, di imperativo a “non provarci mai più”, perché a questo serve la memoria: non a ricordare, ma a non dimenticare mai, che è tutto un altro paio di maniche.
E non capisco, davvero non capisco, come sia possibile prendere un autobus e guardare negli occhi qualcuno e sperare che salgano in tanti, e poi riguardare negli occhi quel qualcuno, continuare a pregare e tirare via la spoletta e tanti saluti. Io non posso davvero capire che cosa significhi avere un figlio trucidato, umiliato, massacrato e buttato in una buca. Un figlio che poi andrà a finire incollato su un muro come da noi i cantanti d’estate che girano per le riviere a sbarcare il lunario. Per il cognome di Dio, non riesco proprio ad immaginare cosa si prova a premere il bottone che apre il portello dell’aereo e vedere sulla scia le esplosioni a catena. E i villaggi che si frantumano come biscotti. Non capisco le strade esclusive e chiuse,
il filo spinato, i soldati, i controlli, le vessazioni continue e non capisco, davvero non capisco, le piscine in una terra scassata dal sole. Davvero non capisco il disprezzo e l’odio più puro, tanto da non riconoscere neanche il nome di un popolo. E i protocolli e l’applicazione della legge se poi la legge non discerne l’ingiustizia. Che stupido che sono!



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…e si continua, nonostante
… e ti/vi voglio bene
C’è bisogno di riflessioni come queste…bisogna guardare QUESTO mondo in faccia per sperare di vederne uno migliore presto.
Che tristezza…
Grazie Ale!
che meriti avrei di amare solo chi mi è amico ?
che fede sarebbe la mia se fosse rivolta ad un Dio che mi tratta bene, che non mi procura dolori e che non mi costringe a fare domande e dubitare ?
la fede, la coscienza, la promessa di comportarsi secondo gli insegnamenti della religione si rinnova e si consolida proprio in occasione di queste crisi,,,,,di questi dubbi che ci tolgono la serenità
affrontarli e superarli ci rende più consapevoli
chi non ha mai avuto dubbi è solo un fariseo
… E poi perchè dio dovrebbe essere buono e stare dalla nostra parte? Non potrebbe essere cattivo e volere il nostro male? Con questa prospettiva uno potrebbe anche cominciare ad essere credente