COINCIDENZE - “Quel personaggio con l’accento americano, sapendo che il nostro apparecchio era sotto controllo, non faceva durare la telefonata più di sei minuti. Doveva avere un timer. Spaccava il secondo e agganciava”, diceva Ercole Orlandi a proposito dei messaggi dei rapitori. In più, c’è un rapporto del Sisde attribuito a Vincenzo Parisi – ma in realtà scritto di propria mano da Francesco Bruno - che traccia un identikit della persona in questione: “1) straniero, verosimilmente di cultura anglosassone; 2) livello intellettuale e culturale elevatissimo; 3) conoscitore della lingua latina e, successivamente, di quella italiana; 4) appartenente (o inserito) nel mondo ecclesiale; 5) formalista, ironico, preciso e ordinato nelle sue modalità comportamentali, freddo, calcolatore, pieno di sé, sicuro del proprio ruolo e della propria forza, sessualmente amorfo; 6) ha do
miciliato a lungo a Roma. Conosce bene soprattutto le zone della città che rappresentano qualche cosa per la sua attività; 7) ben informato sulle regole giuridiche italiane e sulla struttura logistica del Vaticano”. Si disse che monsignor Paul Marcinkus era riconoscibile dietro questo identikit. Vero, come è vero però per altre decine di prelati e laici in contatto con il Vaticano. C’è però una cosa da dire: il famoso “accento americano” che il signore mostra di avere non è poi così marcato: ai cronisti del Paese Sera sembra addirittura falso. Anzi: un’altra fonte sostiene che “non di americano si trattava, bensì di un religioso o ex religioso di professione con accento est europeo”.
LEGGENDE METROPOLITANE - A dire il vero, nell’elenco dei depistaggi manca ancora qualcosa all’appello. La pista “Emanuela è viva ed ha sposato un suo sequestratore”, un filone che ha avuto un discreto successo presso il pubblico femminile a causa del suo appeal romantico, e la ‘torbida’ variante messa in giro da Oral Celik “Emanuela è viva e ha avuto un figlio da un monsignore”. Anche uno dei magistrati con cui Giornalettismo ha parlato, il quale ha avuto un ruolo di primo piano nella vicenda, è convinto che questa sia sempre stata una favola. Già che ci siamo, deludiamo i fans di Alessandro Manzoni: anche la sottotrama “è una suora rinchiusa in un convento di clausura” è priva di qualsivoglia riscontro probatorio. Non varrebbe nemmeno la pena di parlare di questo video, che insinua che Emanuela oggi sarebbe viva e “sposata” a Pietro Orlandi: la prova si rinverrebbe in due foto sovrapposte, una della giovane e l’altra che vorrebbe essere di Mandy, la moglie di Pietro (che in realtà si chiama Patrizia). Riscontri effettuati; nessuna prova rinvenuta. Ancora: per il Vaticano e negli uffici giudiziari circolano da anni almeno due missive anonime. Una racconta di un tale alto prelato – il nome non è importante – che avrebbe caricato con sé la giovane per portarsela ad Ostia o giù di lì. Nessun riscontro. L’altra parla di un uomo che l’avrebbe riportata in Vaticano nel tardo pomeriggio e poi ricaricata in macchina, per sparire con lei chissà dove.
UNO SPONSOR ECCELLENTE - Voce avallata, tra gli altri, anche dal cardinale Silvio Oddi, porporato vicino all’Opus Dei, in qualche intervista. L’uomo della Bmw, il fantomatico figuro che non trovava niente di meglio da fare che abbordare le ragazzine nel pieno centro di Roma – quando per le periferie ne avrebbe trovate di altrettanto carine – è talmente fesso da riportare la “preda” a casa sua – tenete a mente che abita in Vaticano! – rischiando di farsi vedere o – peggio! – che qualche vigile troppo zelante gli prenda il numero di targa. Siamo seri. E lo siamo se ricordiamo che Oddi, il quale aveva all’epoca dell’intervista qualche problemino di poltrone e cariche, risolse il tutto con grande soddisfazione. Il cardinale, tra le altre cose, nelle interviste insistette sul fatto che la famiglia Orlandi aveva perseguito dei miglioramenti economici notevoli dopo la scomparsa di Emanuela; cosa oggettivamente vera: Pietro aveva trovato lavoro proprio allo Ior, per Natalina si era spalancata la porta del Parlamento, nella carica di assistente alla Camera dell’alto funzionario Gianfranco Marrone, il quale – bisogna ricordarlo – era
la stessa persona che rispondeva picche alle rogatorie dei tribunali italiani verso il Vaticano. Ve la ricordate la storia di come dev’essere l’azione di disinformazione perfetta? Mescolare, etc? Ecco.
A CHI GIOVA TUTTO CIO’ - Ragionando con la logica del cui prodest, non faticheremmo a individuare ipotesi credibili su chi potesse essere a muoversi per depistare nel caso Orlandi. Basta premettere che nell’azione sono implicati più gruppi, con interessi talora divergenti, talaltra convergenti, e il gioco è fatto. Si può cominciare a fare l’appello: Cia, Kgb, Stasi, Turchi, e chi più ne ha, più ne metta. Qui, però, interessa notare soltanto alcuni fatti riguardanti le prime azioni di depistaggio, quelle che sono più significative. Del “cambio di direzione” nella strategia (prima tranquillizzante, poi allarmistica) si è già detto. Del fatto che chi ne era protagonista fosse certo della morte della Orlandi pure. Delle prime informazioni, tutte provenienti dalla borsa di Emanuela e dalla scuola di musica di piazza delle Cinque Lune anche. Così come della possibilità, non scartabile a priori, che qualcuno all’interno della famiglia Orlandi abbia “parlato troppo”, consapevole o no di quanto stava succedendo, facendo in modo che qualcuno ottenesse informazioni che gli servivano. E non è nemmeno scartabile a priori che ci si attendesse il messaggio del Papa nell’Angelus. Motivi ce ne sono, ne abbiamo già parlato: i servizi francesi avevano paventato la possibilità di un rapimento di cittadini vaticani per ricattare un Papa troppo severo con il comunismo. Peccato che questo i depistatori non lo diranno mai. Pretenderanno soltanto una cosa che il Papa, oggettivamente, non può dare: la liberazione di Ali Agça. Il quale è in carcere nel territorio italiano. E lo Stato ha appena dato prova di fermezza in casi eclatanti come il sequestro Moro.



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se io fossi un sospettabile perchè vicino alla famiglia nel lavoro, a scuola o nel luogo di residenza, cercherei di allontanare gli sguardi dall’ ambito degli stretti conoscenti coinvolgendo persone ed organismi lontani da me ……
e quanto più io fossi un personaggio importante, tante più persone di alto livello o servizi segreti coinvolgerei nel depistaggio anche al fine di depistare i depistatori……
e ciò che potrebbe essere uno squallido incidente di percorso o una mal conseguenza di sfogo di mal protesi nervi o golosi sensi, diverrebbe affaire international…….
“e ciò che potrebbe essere uno squallido incidente di percorso o una mal conseguenza di sfogo di mal protesi nervi o golosi sensi, diverrebbe affaire international…….”
che fai, le rovini?
…….ma probabilmente anche il mio è un depistaggio……
pfff…questi depistatori uomini neri bVutti e cattivi
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