La versione della celebre canzone come l’avrebbe scritta Luciano Moggi.
Mettiamo pure il caso siano mai esistite le cosiddette combine. Come le chiamate voi, le pastette, il biscotto. Insomma, tutto quel gergo da pasticceri che s’usa nel sottobosco del calcio, lo sport più bello
del mondo, e anche sopra il banco quando si vuol far colpo in qualche privata di prima serata, tra allenatori falliti che sbraitano in dialetto e puttanelle che leggono le email da casa , sulle signore (a caccia di brivido in quella noia del pallone) e sulla malizia del telespettatore (ben felice nel pallone). Insomma, mettiamo che queste benedette partite tarocche siano mai esistite, facciamo pure finta. Come ne parliamo ? Anzitutto facendo una premessa culturale, il calcio come ogni altro evento al mondo è la vita e dunque nulla deve scandalizzarci di ciò che ivi succede. Siamo pronti ad accettare subitissimo il bene, aspettiamoci, e accomodiamolo, forza, in qualche modo il male. Facciamo biscotto pure noi, e amen.
ESEMPI STORICI - La definizione Wikipedia è “combine come patto doloso”. Ma , mi direte voi, ammesso e non concesso ci sia la moratoria degli accordi, possiamo noi parlar, come una volta discutevano su Dio, di qualcosa che non s’è mai veduta ? Se combine può essere, non è detto che ci sia. A salvarci dal nulla di fatto del pensar a male, nulla di fatto che per fortuna di fatto non esiste mai, soccorrono i tanti, e santi, esempi. Se parli di Spagna ’82, hai il trionfo di Madrid, la pipa di Pertini e il sospettatissimo pippone con il Camerun (qui nacque Beha). In pratica, tutto e il suo contrario, in una parola sola tutto il calcio, minuto per minuto. Stando ancora da quelle parti, come non ricordarsi il pomeriggio di Germania- Austria uno a zero, goal di Hrubesch, che qualifica entrambe sulla Povera Algeria, con i giocatori a passeggiare in campo, sfrontati e irridenti, lingua crucca in fuori al buuu della folla sudata. Una passeggiata di salute, per la propria di salute, e stiamo parlando dell’altra finalista di quell’anno.
ANCORA STORIA - Quali sono gli ingredienti in fondo del piattino? Innanzitutto per far le cose in grande, non puoi pensare al singolo venduto (che quello rientra nell’imponderabile, scommesse, cocaina, cazzi) ma ad uno scenario più ampio, lungo e largo almeno quanto il rettangolo di gioco intero. Che poi il singolo non è affidabile, penso a un Bagni in Genoa- Inter, tre a due per i secondi, dell’83, inseguito e picchiato dai compagni avversari. Metti una classifica già definita da una parte, sia che si tratti di un risultato negativo (retrocessione già acquisita) sia che si tratti (il massimo, perché non dai nell’occhio) di quel fruttuoso e florido prelievo bancomat continuo che può essere non avere più preoccupazioni di sinistra o destra della classifica a metà del girone di ritorno. Metti il pareggetto classico, quando i cronisti pietosamente filano d’amore l’accordo “si gioca per non farsi male” (e dagli torto). Metti il Milan che becca il goal dalla Reggiana in casa con lo scudetto sulle maglie mandando all’inferno, proprio l’ultimo centimetro, Gigi Cagni del Piacenza, venuto a San Siro apposta (la carne è debole), la faccia da becco in primo piano per il divertimento cattivo di noi altri in televisione . Metti poi trattative di mercato in corso. Mica ci si vende solo per moneta spicciola, va bene anche uno sconto sul pagherò il tuo calciatore. Puoi pensar male del primo goal preso dal Napoli d
omenica a Catania, e del secondo, il terzo, metti che pucci pucci, un Vargas arriverà a far felice il San Paolo. Metti che le due squadre fan capo allo stesso giro ed allo stesso brain. Certo, mi smentireste subito, non avrai che una squadra in ognuna delle categorie anche se è successo e qui lo nego. Però io, come voi, guardo il concreto, guardo l’uomo. Se a me piace Preziosi, smentirò sicuro, categoricamente.
SOLO UN HAPPY END - Ma poi francamente se proprio volessimo credere a questa favola degli accordi, ce ne sarebbero di cause scatenanti, non credete ? Gli orari ad esempio. Se fai il campionato spezzatino, non tutti in campo alla stessa ora e lo stesso giorno, hai una marmelada peruana al turno. Nel ’78, l’anno dei Nar e di Videla, dei latitanti preventivi a Roma come a Baires, il mondo scoprì, quando d’autorità l’hanno inventato, come sono convincenti certi argomenti quando te li puntano sui denti. Lì, rompendo giustamente il tabù del tempo (che è vezzo dei borghesi), hanno buttato la pasta col Perù servendo a cena le sei reti per la migliore differenza sul Brasile che il suo invece l’aveva fatto a pranzo, consumando così il più precotto golpe su finale che ricordi. Meglio così, in fondo, che quel Brasile non era bello punto e non serviva a niente. E a (salvar) nessuno. E allora ? Tutto falsato, niente lo é. Il biscotto in fondo, se pure esiste, non è che non serva a niente. Meglio. Dovrebbero prescriverlo per legge. Renderlo obbligatorio come l’happy end pilotato del cinema romantico. Così dolce che quando ti manca, come il Cinque maggio, te ne accorgi. Sai che amaro


Sono molto felice di questo articolo.
O.O dici sul serio?
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Più che Moggi (per carità, un onore), sembro Fabrizi.
Un buon padre di famiglia.
te sei beccato pure la citazione ricchiù.
Purtroppo però il commento spam dei fan di casini è toccato al confuso, per oggi!
Ho visto la citazione.
Un sito di studenti.
Praticamente potrebbe essere visto maliziosamente come una specie di circonvenzione d’incapace.
Scusate, ma che c’entra Moggi? Lui si accordava, blandiva e minacciava gli arbitri (a seconda della necessità), non si accordava con le altre squadre. La controrivoluzione morattiana sta tutta lì, bastava far vincere al povero Massimo un paio di scudetti (quello del 98 per esempio), come si concesse a Roma e Lazio (a proposito di lieto fine concordato).
Moggi non c’entra niente. Se è per questo (evitiamo di entrare nel merito sennò si continua con questa identificazione balzana).
E’, Moggi nel sottotitolo for dummies, solo un affettuoso omaggio ad una filosofia imperniata sul realismo o cinismo che dir si voglia all’amatriciana nell’affrontare il corso naturale delle cose, del sistema nel quale si viene ad operare.Tutto sommato, una regola di sopravvivenza per gente fuori dal Palazzo.
Si poteva dedicare ad Allodi, era lo stesso, o ad Artemio Franchi, il papà di Spagna ’82, ma non avrebbe reso quel carattere ruspante e tenero che fa un po’ provincia di certi assalti al cielo.
Buonasera.
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Immagino che non hai seguito la partita a cui ti riferisci, Catania Napoli, perché altrimenti avresti fatto caso ai legni colpiti dalla squadra partenopea. Fossero stati tutti gol, nulla di stupefacente; non è mica facile prenderli di proposito.
Soprattutto avresti notato come, durante una fase della partita, un giocatore del Catania sia dovuto uscire dal campo per farsi medicare. Non passano nemmeno 20 secondi che un altro giocatore rimane a terra dopo un contrasto. Il Napoli non si ferma, continua a giocare per due minuti in 11 contro 9, attaccando tranquillamente. Se questo ti sembra regalare le partite…
Certo il 3 a 0 ha tagliato le gambe alla squadra, ma gente come Lavezzi non ha mollato fino alle fine perché non ci stava a perdere.