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Chiara Insidioso Monda, perché Maurizio Falcioni ha avuto uno sconto di pena?

Potrebbe non portare a nulla la disperazione di Maurizio Insidioso, il padre di Chiara Insidioso Monda, la ragazza massacrata di botte da Maurizio Falcioni – l’uomo che la Corte d’Appello di Roma ha condannato a 16 anni di carcere in secondo grado, decurtando quattro anni dalla precedente condanna di rito abbreviato a venti. La notizia della sentenza ha sconvolto l’opinione pubblica italiana, oltre che, chiaramente, la famiglia della vittima, che in seguito alla violenta aggressione è andata in coma, e ha dovuto subire una serie di pesantissimi interventi che l’hanno salvata dalla morte pur costringendola a vivere per tutta la vita in uno stato di semiparalisi.

CHIARA INSIDIOSO, TUTTI I PERCHE’ DELLO SCONTO DI PENA

Falcioni era stato condannato in rito abbreviato (e chiederlo è un vero e proprio diritto dell’imputato) a venti anni di carcere; la Corte di Appello ha rimodulato la sentenza, abbassandola a sedici anni. Innanzitutto bisogna ricordare che in appello un peggioramento di pena è possibile solo se ad appellare è il pubblico ministero, che però, nel rito abbreviato, può appellare le sentenze di condanna solo in alcuni specifici casi. L’appello che ha scontato la pena a Falcioni è dunque stato chiesto dall’imputato stesso, come era stato annunciato dallo stesso avvocato difensore del colpevole: e se ad appellare è l’imputato, il giudice può solo confermare la pena o disporne una meno grave, riconsiderando la posizione dell’imputato e, se del caso, concedendo alcune attenuanti. Bisognerà aspettare la motivazione della sentenza per capire quale tipo di argomentazione abbia seguito il giudice, anche se è plausibile pensare che a Falcioni siano state garantite le attenuanti generiche che consentono uno sconto di pena fino a un terzo: con una decurtazione da quattro anni, è persino possibile dire che la riduzione potesse essere anche maggiore.

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La posizione della difesa era stata espressa in un’intervista al Tempo: Maurizio Falcioni, nell’agire, era talmente accecato dall’ira da essere in una situazione di semi-incoscienza.

«Cercheremo in appello di avere una diversa valutazione dei fatti – spiega l’avvocato difensore Giacomo Marini -. Il mio assistito ha agito senza immaginare le conseguenze. È stata una disgrazia. Il mio cliente è cambiato, ha capito. Negli sei mesi in cui l’ho seguito ho notato una sua maturazione. Sta facendo il proprio percorso di redenzione in carcere, così come deciso in prima udienza. Il suo comportamento è assolutamente corretto e tranquillo, in direzione di un miglioramento che noi tutti ci aspettiamo e auspichiamo».

La buona condotta carceraria, il seguire con disciplina la condotta riabilitativa, sono uno dei presupposti della concessione delle attenuanti generiche; l’altro, solitamente, è il mostrare pubblicamente segni di pentimento. Falcioni, in effetti, ha a più riprese chiesto scusa alla famiglia della vittima, anche durante l’udienza di appello. Così nella sua intervista.

È stato condannato a venti anni di reclusione i giudici la considerano responsabile di un fatto terribile è pentito?

«Mi dispiace per quello che ho fatto. Non volevo. Le conseguenze delle nostre azioni non le conosciamo neanche noi al momento. Ci sorprendono, ci schiacciano. La mia vita è finita quel giorno. Il carcere è il mio inferno in terra e non passa un solo minuto in cui quella scena non mi passi per la testa».

E così le dichiarazioni in appello.

Ad apertura d’udienza Falcioni aveva chiesto di fare dichiarazioni spontanee. L’uomo davanti alla corte, che poi si è riunita in camera di consiglio, ha detto: “Chiedo perdono a Chiara, chiedo scusa per quello che ho fatto. Non volevo ucciderla”. “Che l’imputato abbia chiesto scusa in udienza – ha detto però la madre della ragazza, Danielle – conta poco, lui uscirà fra 16 anni dal carcere, Chiara invece è condannata a vita”.

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Chiaramente per le parti civili, la famiglia di Chiara Insidioso Monda, le scuse sono tutt’altro che sufficienti; gli avvocati di parte civile sembrano però ammettere che ci sia ben poco margine per una revisione della sentenza in Cassazione, a meno che il Pubblico Ministero non abbia intenzione di promuovere il ricorso presso la Suprema Corte (essendo in discussione solo gli effetti penali della sentenza, la vittima manca dell’interesse ad impugnare).

Siamo dispiaciuti per la riduzione della condanna a Falcioni. Noi purtroppo adesso possiamo fare molto poco. Certo, presenteremo istanza alla procura per sollecitare la presentazione del ricorso per Cassazione” commenta l’avvocato Massimiliano Santaiti, uno dei legali di parte civile. “Purtroppo – aggiunge Santaiti – la Corte d’appello non ha avuto il coraggio di dichiarare inammissibile l’appello proposto, in quanto avevamo segnalato che era una semplice enunciazione sterile di qualche motivo, senza andare a fondo della vicenda. Adesso aspettiamo comunque di conoscere le motivazioni della sentenza”.

La questione della rilevanza del pentimento e della buona condotta per la concessione delle attenuanti è abbastanza discussa: di base, la concessione delle attenuanti è a discrezione del giudice, che si deve basare però su alcuni elementi che devono essere presenti e non “simulati” – come, ad esempio, la sola presentazione generica delle scuse per il reato commesso. Evidentemente, la Corte di Appello ha ritenuto che il pentimento di Falcioni fosse effettivo: bisognerà, comunque, aspettare le motivazioni della sentenza per avere il quadro chiaro.