“Così cambia il valore della laurea”
27/01/2012 - La riforma del governo Il Corriere ci racconta cosa ci sarà nell’ultimo provvedimento del governo a proposito della laurea e del suo valore come titolo di studio. Il racconto di Maria Antonietta Calabrò: Ben nove articoli del nuovo decreto legge
La riforma del governo
Il Corriere ci racconta cosa ci sarà nell’ultimo provvedimento del governo a proposito della laurea e del suo valore come titolo di studio. Il racconto di Maria Antonietta Calabrò:
Ben nove articoli del nuovo decreto legge sulle semplificazioni riguarderanno e accresceranno qualificazione e competitività di scuola, università e ricerca scientifica. La laurea perderà peso nei concorsi pubblici, anche se non ne verrà abolito il valore legale. Anche il voto non avrà più valore. In pratica tutta la seconda sezione del provvedimento: dall’articolo 54 all’articolo 62. E’ questa una «corposa» novità del nuovo pacchetto preparato dal governo. Il testo del decreto (40 pagine e 67 articoli) che sarà varato oggi dal Consiglio dei ministri è stato illustrato ieri dal premier Mario Monti al Capo dello Stato, Giorgio Napolitano. L’ultimo via libera è stato dato ieri sera in una riunione a Palazzo Chigi tra Monti e il ministro della Pubblica amministrazione, Filippo Patroni Griffi.
In questo modo, lunedì prossimo in Europa, il governo si presenterà con un altro incisivo intervento di modernizzazioni della macchina dello Stato:
Il secondo passo – dopo le liberalizzazioni – anch’esso chiestoci dalla Ue e dalla Bce. Internet sarà il principali alleato del cittadino e delle imprese nei confronti della pubblica amministrazione. Una norma rafforzerà il potere della Commissione di garanzia per quanto riguarda l’esercizio del diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali. Un’altra modifica permetterà al ministro dei Beni culturali di varare norme tecniche per la sponsorizzazione connesse agli interventi conservativi. Mentre l’Ambiente assumerà il controllo di tutte le riserve a carattere nazionale e internazionale. Miglioreranno i rapporti tra cittadini, imprese e burocrazia: dai certificati anagrafici immediati per nascite e matrimoni, alla maggiore facilità per le imprese di assumere lavoratori stranieri extra Ue, e di ottenere un’autorizzazione unica in materia ambientale per le Pmi. Partirà anche una sperimentazione per cui le Regioni potranno trasformarsi in territori a «burocrazia zero».
Nella selezione i voti peseranno di meno, le prove di più:
Non è l’abolizione del valore legale del titolo di studio ma ci somiglia. Per la partecipazione ai concorsi pubblici la bozza del decreto sulle semplificazioni prevede all’articolo 9 «l’equiparazione dei titoli di studio e professionali nei casi in cui non sia intervenuta una disciplina di livello comunitario». A parte alcuni casi come la laurea in medicina, dove esiste appunto una disciplina comunitaria, la laurea perderà peso nelle selezioni per la pubblica amministrazione. Non ci saranno punti in più a seconda del tipo di laurea (Economia o Giurisprudenza) e neanche in base al voto. Nella graduatoria finale, quindi, peseranno di più le prove del concorso rispetto ai titoli di studio. Un passo da collegare al nuovo sistema di accreditamento dei corsi di laurea: dal prossimo anno accademico tutti i corsi dovranno avere il via libera dell’Anvur, l’agenzia per la valutazione del sistema universitario. Che non si limiterà a dire sì o no ma darà anche un sintetico giudizio sul corso e quindi, indirettamente, su chi lo ha frequentato.
Nella formazione, poi, i ricercatori non saranno più tutor:
Hanno sempre fatto discutere e negli ultimi anni si sono moltiplicate. Adesso per le università telematiche, che a distanza rilasciano lauree e pure dottorati, arriva un duro colpo. La bozza del decreto sulle semplificazioni (articolo 56 lettera e) stabilisce che vengono escluse «tutte le università telematiche dalla ripartizione di una quota dei contributi di cui alla legge sulle università non statali legalmente riconosciute». In particolare si tratta dei fondi per il merito, soldi che alle telematiche potevano arrivare grazie ad una norma introdotta dalla riforma Gelmini, ribattezzata «emendamento Cepu». Un’altra novità importante riguarda i ricercatori di tutte le università: ai ricercatori a tempo indeterminato non potranno più essere affidati «compito di tutorato e didattica integrativa». Dovranno fare ricerca, mentre fino ad oggi erano spesso utilizzati per alleggerire il carico di lavoro dei professori. Dopo le polemiche sui concorsi blitz, i bandi per i posti da ricercatore dovranno essere pubblicati in «Gazzetta Ufficiale».













poveri laureati in modo legali….quando ho letto il titolo ho pensato ma diminuisce il valore in quattrini o in che cosa. Si sa che certe lauree sono stati venduti per 3ooo euro,,,adesso costeranno 2000? scherzo a parte certo adesso un figlio di papà ha le strade ancora più spianate….
Se viene approvata l’abolizione del valore legale della laurea, l’unica reazione possibile rimane la prosecuzione ad oltranza di ciò che da sciopero dovrebbe trasformarsi in rivoluzione. Un titolo e un voto qualificano indubitabilmente l’impegno, i sacrifici, la passione, la dedizione che sono stati più o meno profusi negli anni universitari e che dipendono dall’impegno e dalle doti individuali, non certo dalla sede. Casi particolari non possono esser considerati la norma, ovviamente, come in ogni cosa. Regnano, tra l’altro, autentici pregiudizi circa le differenze di qualità tra le università di questa o quella regione e non penso possano esistere criteri oggettivi per stabilire quale università sia migliore di un’altra, molto dipendendo dai docenti (ce ne sono ovunque di buoni e cattivi), dalle modalità d’esame (ovunque variabili), ma soprattutto dalle specifiche attitudini dello studente. Chi studia a Catania alla statale non è detto affatto che sia meno brillante o meno preparato rispetto a chi studia alla Bocconi. Per non dire che verrebbero inasprite le disuguaglianze tra chi può e non può permettersi certe spese e certi spostamenti. Ma le disuguaglianze non sono un problema per i liberisti: ce lo insegna la loro storia. Gli altri Paesi non sempre e non in tutto sono un modello da seguire: la scuola e l’università sono sempre state fiori all’occhiello per il nostro Paese: ora certi sciagurati incompetenti, cinici liberisti vorrebbero rovinarla, abolendo il valore del merito e svilendo il senso dei sacrifici di chi studia ogni giorno con passione e rigore. Ecco le assurdità: il pregiudizio prenderebbe il posto del merito, la sede varrebbe più della persona, i riconoscimenti appiattiti, i risultati perseguiti destituiti di credibilità. Quella che manca è l’affidabilità di questi banchieri al potere. Fuori dal governo: tornate a regalare 100 e lode ai tipetti fighetti delle scuole private in cui presumete di insegnare, suvvia!
E se certi partiti non si scaglieranno duramente contro simili sciagure, che vadano al diavolo alle prossime elezioni! Siamo stanchi di inciuci e formalismi!