Happiness Farm 65

22/02/2009 - La sua vita vuota aveva bramato il suo cibo, aveva risentito il profumo della felicità perduta e si era incamminata di nuovo verso la via di uscita. Si fermò “Sheila, io non posso vivere senza di te, ti porto via

     
 

di

La sua vita vuota aveva bramato il suo cibo, aveva risentito il profumo della felicità perduta e si era incamminata di nuovo verso la via di uscita. Si fermò “Sheila, io non posso vivere senza di te, ti porto via di qua. Torniamo a casa”. Lei continuò la cantilena che Gordon aveva smesso. Non pareva capire altro. Casa non le richiamava altro che una serie di ville americane fatte di pareti esterne e di interni di lusso. Le sensonovele non avevano mai personaggi che dall’interno passavano all’esterno. Una volta entrati non uscivano più. “Sheila, io voglio tornare a correre con te sul bagnasciuga, voglio tornare a giocare con gli odori dei fiori. Ti ricordi quando bendati facevamo a gara per indovinare il nome di una pianta e tu mettevi un cavolfiore sotto il mio naso?” Sheila abbozzò un sorriso: “quando seguivamo la gente imitando il modo di camminare e un poliziotto mi voleva mettere dentro quando tu dicesti che un pazzo ti stava seguendo” il sorriso si allargava: “quando ho aperto il finestrino dell’auto in quel giorno di pioggia e un camion è passato schizzandomi addosso tutta la pozzanghera. Ti ricordi come ridevi?” Eccola lì la sua risata maledetta. Uscì come un morto da una tomba, stiracchiandosi e poi alzandosi in tutta la sua forza. Chi passò, per il ritardo nel recuperare una cosa così remota, pensò ad un altro androide con problemi di memoria. “Sheila, amore mio, andiamo via. Io non ci voglio stare in mezzo a questi succhiacervello, andiamo via: Lei ritornò seria “i miei vestiti, i miei amici, casa mia di TopBeauty, i miei fiori”. “E’ tutto falso Sheila, è una sensonovela. Non perdi nulla, è tutto falso”. Si avviò con lei verso l’uscita. La sorreggeva perché era malferma sulle sue membra rinsecchite. “No, no, io sto bene qui, ho un lavoro e un ruolo importante. Senza di me non possono andare avanti!” “No, vanno avanti con gli altri. Ti stanno uccidendo. Le fattorie servono solo a soddisfare sogni di immortalità di pazzi. Ti succhiano il cervello per non far morire il loro. E quando alla fine sei esaurita, non c’è rimasta nessuna energia celebrale, ti lasciano morire. Ma nemmeno allora ti lasciano in pace. Riusano il tuo corpo e la tua pelle per fargliene una nuova a loro. Ti prego Sheila, andiamo via.” Lei singhiozzava. Gordon l’abbracciò come un tempo, trasferendole tutto il calore che aveva addosso. E sentì di nuovo scorrere linfa nel suo corpo, certezza nel suo cuore, coraggio nelle sue membra. E si sentì pronto. Tutto quell’affetto non era passato inosservato. Si avviarono veloci verso l’uscita tra ali di folla di androidi che aspettavano ordini. Tornò alla stanza bianca ma non era più asettica. Enormi schermi panoramici avevano sostituito le pareti. Una musica forte cominciò a colpire le loro orecchie. Soffitto e pavimento presero forme veloci. Davanti ai loro piedi si proiettò un precipizio. “Andiamo Sheila, è tutto falso, andiamo”. Immagini di guerra e dolore si alternavano a bambini denutriti che chiedevano un pezzo di pane. La musica era spettrale e le urla di dolore si levavano alte sulle loro stesse voci. Sheila si sentì chiamare: “Mamma, sono qua, non andare via”. La voce era quella del loro bimbo, quando, in ospedale, per pochi istanti riebbe la vista. “Mamma sono guarito!” E le sorrideva contento. Un medico serio e sorridente gli stava vicino. “Signora, dove va? Ci siamo riusciti, abbiamo salvato il suo bambino. Un paio di giorni e lascerà l’ospedale. Signora torni indietro, non può lasciarlo da solo qui. Non può guarire senza di lei”. E lui cominciò un pianto sommesso “mamma non mi vuole più bene”. Sheila urlò che non era vero e fece un passo indietro. Gordon la afferrò e subito un precipizio si proiettò tra di loro. “Sheila il nostro bambino è morto, è morto capisci, è solo un video, guardalo, quello non è il nostro bambIno”. Urlava come un pazzo per farsi sentire sopra la voce del bambino che piangeva disperato. “Non è lui! Non ha la macchia sopra al collo!” Una macchia a forma di Africa sul collo. Lei gli diceva sempre che per quella voglia sarebbe diventato esploratore. Per un impercettibile istante Sheila notò che la macchia non c’era. Subito la vide comparire fuori dagli errori del software che non l’aveva generata. Ma bastò per riconoscere il trucco. Lei si rigirò verso Gordon e piena di paura mise il piede nel vuoto. Vuoto che la sorresse senza difficoltà. La voce del bambino sparì e uno spot della HF apparve dietro di loro. Mostrava un tramonto bellissimo e una voce suadente che invitava a rilassarsi, a lasciare le cattiverie del mondo per fondersi nei giovani corpi di bellissimi ragazzi che uscivano da un mare tranquillo. Sheila guardò davanti a lei e vide il mondo. Scene di guerra. Un padre con il suo bimbo accovacciati dietro un bidone. Con disperazione cercava di trattenere il figlio mentre le pallottole alzavano la polvere vicino a loro. Cercò di avvolgerlo tutto mentre la sua bocca urlava di fermarsi, che lì c’era un bambino. Un attimo dopo i loro volti straziati, con le bocche spalancate e sanguinanti erano distesi dietro a quell’inutile bidone. Sheila girò lo sguardo e rivide il tramonto. Non voleva ritornare a quello scempio. “Sheila, dietro di te è tutto falso. Quel tramonto, quelle persone felici che ridono sono stupide simulazioni. Guarda i loro visi, guarda i loro occhi. Sono trasparenti, non dicono niente, non emanano nessun calore. Non potranno mai sfamare il tuo cuore”. Le immagini mostravano vecchi disperati davanti a case crollate, madri che chiamavano figli scomparsi o altre che li uccidevano senza rimorso.“Il mondo è orrendo!”. “Ma è vero.vita In ognuno di quei visi, anche quelli disperati, trovi un amore che hanno perduto, un cuore che piange per quello che ha avuto e non ha più. Dall’altra parte non c’è nessuna possibilità di un rimpianto. C’è solo il vuoto. Sheila, siamo ancora giovani, possiamo costruirci un’altra famiglia, un’altra vita. Possiamo ancora essere felici”. La guardò piangendo e con le labbra sospirò “ti prego”. Lei si riprese. Ricominciò a camminare con lui, verso quelle immagini. Ma, di colpo, da vorticose e continue diventarono nient’altro che una parete bianca. Che si alzò concretizzando un plotone di esecuzione, schierato, reale. I volti tremanti di soldati non aspettavano che sparare. La mano di Sheila strinse con forza quella di Gordon. La stringeva per non scappare. Gordon prese d’istinto i fiorellini che Sheila aveva ancora in mano. E gonfio in volto, con rabbia e forza urlò: “E’ un secolo che aspettavo di farlo”. Velocemente piazzò i fiorellini nelle canne dei fucili. Il software degli androidi si bloccò per le istruzioni non previste; a uno a uno i minacciosi soldati persero il controllo e con un volto da ebeti e occhi che giravano impazziti si sgonfiarono. Come palloncini si accasciarono al suolo. Velocemente uscirono dalla HF verso il trabiccolo. Sheila lo guardò e ricominciò a ridere, come per la pozzanghera, come per tutte le battute stupide di Gordon, come il sole che entra in una casa da troppo abbandonata, come il vento che spazza via polvere e ragnatele. Come chi torna alla vita, a questo piccolo scampolo di cielo che ci è dato di assaporare sulla terra.

     
 

6 Commenti

  1. Maria Teresa scrive:

    Eh già, solo i morti non sentono dolore.

  2. SigPar scrive:

    Magra consolazione Teresa…. io ne vedo molti in giro di morti che camminano! :-(
    Bellissimo letto tutto d’un fiato, come sempre.
    Buona domenica a tutti.
    Non aggiungo altro che un sorriso.
    ^_^

  3. Lucia scrive:

    Bravo Pietro!
    E’ un racconto “significativo”: un viaggio dentro di sè, nella memoria, nei ricordi ormai “asettici” perchè è il tempo che ne priva dell’emozione! mi ha colpita in particolar modo la frase: “Tornò alla stanza bianca ma non era più asettica. Enormi schermi panoramici avevano sostituito le pareti. Una musica forte cominciò a colpire le loro orecchie”.
    La stanza, a volte, rappresenta un vicolo cieco dove si rievocano immagini…fantasmi terrifanti del passato, e tutto sembra confuso, chiassoso attorno! e Sheila è distratta, frastornata, annebbiata! e in quelle “pareti bianche” c’è un bisogno di luce, perchè da quel vicolo cieco si è desiderosi di uscirne! ma per svegliarsi dal sonno statico occorre un “input”, un qualcosa, o un qualcuno che riempia la stanza di novità assoluta!!

    …ancora complimenti per il racconto!

  4. marblestone scrive:

    La stanza asettica è quello che serve per passare alla fase di “morte” che descrivono Maria Teresa e Lodo. Per me è appassionarsi ai pettegolezzi della DeBlanc sull’Isola, alla sfida tra SuperSimo e Morgan a X-Factor, è perfino fare il tipo a Berlusconi o Di Pietro. E’ il deserto dei sentimenti, degli interessi e delle passioni personali.
    Ma tornare indietro non è facile, la stanza rievoca tutte le paure, tutti i dolori, perchè il motivo per cui andiamo tutti nelle Happiness Farm sono il non voler soffrire più, il non voler affrontare le paure di ogni giorno.
    C’è un qualcosa che può farci tornare indietro e quello è l’amore, l’amore inteso come passione e speranza. Ma non la speranza di chi aspetta inerte ma quella di Tim Robbins che in “Le ali della libertà” dice che la speranza è una cosa buona ma intanto supporta quella speranza scavando un tunnel in 17 anni…
    Ecco la speranza porta il protagonista a ritrovare il suo amore e la speranza deve spingere ognuno di noi a lottare per riprendersi la propria vita affrontandone gioe e dolori
    Grazie a tutti per i complimenti e a Lodo per le stupende immagine messe nel post.
    Pietro

  5. marblestone scrive:

    ehm…era “fare il tifo per Berlusconi o Di pietro” e non “il tipo di…”

  6. Comicomix scrive:

    Un racconto talmente bello da togliere il fiato. Struggente e dolcissimo, un inno alla straordinaria bellezza della vita “autentica” fatta anche di immensi dolori.

    Bravissimo Pietro.

    Un sorriso commosso

    Carlo

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Ultime Notizie