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Orfini: «Resto commissario? Scelta spetta a Renzi e al Pd. Nessun litigio con il premier»

Nel day after dello scioglimento dell’Assemblea capitolina romana, dopo le 26 firme raccolte con destre e Marchini dal Pd per “deporre” l’ormai ex sindaco Marino, è il commissario del Pd romano, Matteo Orfini, a difendere la scelta. Bollando la strategia dello stesso Marino, con le dimissioni prima annunciate e poi revocate, come “irresponsabile”. E negando di aver litigato con Renzi per Roma: «Renzi non mi ha difeso? Non è vero che abbiamo litigato, chiedeteglielo. Confermerà. Mi ha scelto come commissario. Ho agito in piena autonomia. Sono un dirigente politico, ogni responsabilità è mia e non ho bisogno che se le assumano altri», si è difeso, intervistato da Repubblica“.

ORFINI: «MARINO? HO FATTO DEGLI ERRORI, NON SO SE RESTO» –

Per Orfini non c’era altro epilogo possibile: «Renzi ha sempre chiesto a Marino un salto di qualità. Ho provato a farglielo fare, ma è stato inutile a causa degli errori del sindaco e a una serie di bugie», ha continuato il presidente dem. La sua poltrona di commissario è considerata a rischio perché al Nazareno hanno mal digerito la gestione della vicenda. Lui, ammette degli errori e spiega che non spetta a lui scegliere se restare al suo posto:

«Di fronte allo stallo ha offerto le dimissioni da commissario?

«Non c’è stato alcuno stallo».

Sette ore in una stanza con mezzo consiglio comunale…

«Cercavamo solo le 26 firme».

Quindi va avanti?

«Sarei il più felice del mondo se potessi occuparmi del mio lavoro precedente, ma mi è stato chiesto di andare avanti. Comunque la scelta che non spetta a me, ma a Renzi e alla direzione Pd».

In ogni caso per quanto le riguarda continua? «Continuerò a lavorare per il risanamento del Pd e di Roma».

Dia un voto alla sua gestione.

«Non spetta a me. Ho guardato all’interesse dei romani, non al mio. Le ho provate tutte, ma non sono riuscito a evitare gli errori di Marino. Ecco, questo è stato un mio limite ». E ancora: «Da romano amo questa città. Il ruolo di commissario può solo danneggiarmi, ma come potevo non dare una mano? Per qualcuno ho voluto sostenere Marino troppo a lungo, per altri troppo poco… È come un rapporto di coppia: quando non funziona, ci provi per i figli. Poi magari capisci che non puoi andare avanti. Quanto al governo, ha messo a disposizione il meglio per Roma».

Orfini attacca Marino, scarica sul sindaco i motivi della sua caduta. Né in casa dem si sono fatti troppi scrupoli nella scelta di mandare a casa il sindaco a colpi di dimissioni dei consiglieri insieme a fittiani e Ncd.

 

Lo (Marino, ndr) descrive come un bugiardo seriale, Orfini?

«Diciamo che dal momento di difficoltà più critica in poi le bugie si sono moltiplicate, sì. Uno strumento di difesa psicologica comprensibile, ma politicamente inaccettabile. Quando si fallisce, ognuno ha un pezzo di responsabilità ».

E avete fatto una brutta figura mondiale, non le pare?

«Guardi che il balletto l’ha fatto Marino. Il commissariamento risale a un anno fa, con Mafia capitale. C’erano circoli infeudati da capibastone che guerreggiavano tra loro. Abbiamo salvato Roma dallo scioglimento per mafia. Ma chi è affezionato a un Pd di caminetti oggi è arrabbiato».

Vuole dire che la sinistra Pd preferiva un partito opaco?

«Dico che mi amareggia chi utilizza Roma per uno scontro interno. Chi ha gestito il partito e non si è accorto di nulla, chi poteva intervenire e non l‘ha fatto».

Marino dice: avete sfuggito il confronto in Aula.

«Falso. Gli abbiamo proposto di andare in Aula, a patto di non ritirare prima le dimissioni. Ma niente, voleva azzerare il timer».

E voi a trattare con i consiglieri d’opposizione, vero?

«Sciocchezze, non abbiamo promesso nulla. Anzi, i consiglieri del Pd hanno dimostrato di non essere attaccati alla poltrona, a differenza di Marino che li accusa in modo indecente. Voglio ringraziare i nostri eletti».

Se vuole può ringraziare anche Marchini e i fittiani.

«No, perché la scelta determinante è stata quella del Pd».

Ma che interesse avevano ad agevolarvi?

«Non so, è stato un fatto tecnico. Conta il coraggio del Pd».

 ORFINI, IL FUTURO DI MARINO E DEL PD –

Per Marino, eppure, c’è un mandante dell’intera operazione: Renzi. Con 26 “accoltellatori”, tanti quanti sono stati i consiglieri dem a firmare le loro dimissioni per mandarlo a casa. Una ricostruzione attaccata da Orfini:

«Non ha senso cercare a Palazzo Chigi le ragioni della sconfitta: quella di Marino è una narrazione autoassolutoria ».

Si candiderà contro il Pd?

« Farà le sue scelte. A noi spetta costruire una proposta vincente».

Sel vi ha lasciati soli. Conseguenza in vista del voto?

«Sel ha cambiato posizione tre volte al giorno, ma penso che si debba correre assieme».