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Marino non è più sindaco di Roma. Attacca: «C’è un unico mandante». Renzi: «Nessuna congiura» – La cronaca

Ore 19.52 – “Marino non è vittima di una congiura di palazzo, ma un sindaco che ha perso contatto con la sua città”. Così Matteo Renzi risponde a una domanda di Bruno Vespa nel corso di un’intervista per il libro “Donne d’Italia”. Il Presidente del Consiglio ha continuato: “Al Pd interessa Roma, non le ambizioni di un singolo, anche se sindaco. E per questo faremo di tutto per fare del Giubileo con Roma cio’ che è stato l’Expo per Milano. Questa pagina si e’ chiusa, ora basta polemiche, tutti al lavoro”.

Ore 19.43 – Matteo Orfini chiude a eventuali apparentamenti alle prossime elezioni: “Alfio Marchini non è un’opzione politica per noi. E neppure la Lorenzin. Noi dobbiamo cercare una candidatura che tenga insieme la coalizione di centro sinistra. Noi siamo già al lavoro per il dopo Marino. Il Pd ed il sindaco devono ammettere che questa vicenda è andata male. Agli elettori diciamo: ora aiutateci per il dopo”. Orfini è poi tornato sull’accusa di Ignazio Marino che ha affermato di non sentire Matteo Renzi da un anno: “Se Marino ha detto di non aver sentito Renzi negli ultimi mesi credo che sia vero.. ma vi sembra normale che nel giorno in cui il Consiglio dei Ministri si riunisce per decidere sull’ipotesi di scioglimento del Comune il sindaco di Roma non si presenta? E’ stata una scelta che in tutta evidenza non ha aiutato il rapporto con il Presidente del Consiglio”. Orfini sarà candidato sindaco del Pd? “Assolutamente no”.

Ore 19.19 – Matteo Orfini, presidente del Partito Democratico dallo studio di Ottoemezzo nella registrazione della puntata che andrà in onda alle 20.45  risponde a Ignazio Marino che in conferenza stampa aveva parlato di 26 accoltellatori ma di un unico mandante: “Nessun mandante ma una valutazione politica che abbiamo fatto insieme con Renzi: quella vicenda era finita. Penso che un partito che si chiama democratico, prima di interrompere una esperienza amministrativa, debba fare di tutto per evitarlo. Io ho fatto di tutto e oggi Marino ha detto ancora una bugia. Continua a dire le sue bugie. La verità è che ha commesso un’enormità di errori”. Inevitabile una domanda su sue eventuali dimissioni da commissario del Pd romano: “non mi dimetto, perché questa è una cosa che riguarda il segretario del partito”. Partito che accoglie ancora Marino: “perché dovremmo espellerlo? Noi non vogliamo espellere nessuno dal Pd”.

Ore 19.08 – Curiosità. Nel corso della conferenza stampa, alla domanda di un giornalista sul futuro di Ignazio Marino anche all’interno del Pd, salta la luce per due volte!

 

Ore 18.48: Dopo il suo intervento Ignazio Marino risponde alle domande della stampa. A chi ha chiesto per quale motivo non ha chiesto subito il passaggio in aula, Marino risponde: “In realtà con Valeria Baglio si era ragionato sulla possibilità di comunicazioni in Aula. Io avrei preferito, e questo è il motivo per cui ho ritirato le dimissioni, un vero dibattito. Il sindaco si presenta, parla di ciò che ha fatto e delle sue idee, parla con la maggioranza in un luogo aperto, ascolta le critiche, corregge se necessario la rotta ma lo fa con un dibattito aperto e un voto. Questa è la democrazia. A chi gli chiede cosa farà domani e se resterà nel Pd Marino aggiunge: “Sarei leggero nel dare una risposta alla domanda. Per me che ho vissuto negli Usa per tanti anni l’idea di un Pd veramente democratico è un’idea fondamentale. Certo quando poi un familiare ti accoltella tu pensi, rifletti e pensi ‘ma è stato un gesto inconsulto o premeditato?’ ma questa riflessione ancora non l’ho fatta”. Per quanto riguarda eventuali screzi con Matteo Renzi, Marino è lapidario: “Non ho affatto avuto un rapporto turbolento con Renzi, nell’ultimo anno non ho avuto nessun rapporto”, aggiungendo: “chi mi ha accoltellato ha 26 nomi ma un unico mandante. Vedere poi che dal notaio si va con esponenti del centrodestra certo non può farmi piacere”. Marino dopo aver sottolineato la divisione per lui necessaria tra politica e magistratura ha puntato il dito contro le campagne stampa come quella sulla Panda Rossa dello scorso anno. E continua con il suo attacco alla stampa: “Se lei si concentra sulla Panda Rossa e non si concentra sugli 874 milioni di euro di debiti di Atac e non racconta che Via Marsala non aveva gli allacci alle fognature racconta le sue storie e va fuori tema”. E la conferenza stampa finisce qui.

ignazio marino conferenza stampa parole

Ore 18.44 – “Mi chiedo anche -prosegue Marino- come può un partito che si professa democratico andare al Notaio. La politica non è qualcosa che si vende o che si compra ma è un confronto tra le idee. In assemblea avrei preso atto del dibattito e avrei accettato una sfiducia a viso aperto oppure avrei chiesto di continuare nell’opera di cambiamento. Avrei chiesto di continuare a servire le istituzioni e non a servirsi delle istituzioni per propri vantaggi. Avrei chiesto di fare ciò che sembrava giusto e non ciò che era conveniente. Questi 28 mesi sono stati un’esperienza straordinaria, vissuti con un’intensità ed una passione totale. Nella mia vita ho lavorato moltissimo. Le difficoltà che abbiamo incontrato e la resistenza di quei poteri abituati a fare ciò che volevano, e diciamolo con chiarezza. Quel titolo: ‘Marino torni a occuparsi dei trapianti che alla monnezza ci penso io’ è chiaro. Queste difficoltà ci hanno portato a lavorare giorno e notte con scelte apparse come una chiusura quando in realtà si voleva condividere con tutti. Ringrazio chi due anni fa col proprio voto ha voluto dare vita a una stagione di cambiamenti che hanno trovato tante resistenze. Ringrazio gli assessori, i presidenti di municipio e auguro loro di proseguire il lavoro avviato, ringrazio i consiglieri che hanno creduto nel cambiamento sostenendolo fino alla fine. E auguro buon lavoro al commissario che verrà. Ne avrà tanto. La nostra azione di governo finisce oggi ma credo che il segno lasciato sia profondo. Spero si riprenda dalle scelte e non si torni indietro. Non è in gioco il futuro di Ignazio Marino a il futuro di Roma. Non si può uccidere una squadra ma non si possono fermare le idee”.

ignazio marino

Ore 18.39 – “Avrei chiesto all’Aula le ragioni di questa crisi politica – continua Marino- io non le ho capite. L’unico chirurgo che non sbaglia è quello che non entra in sala operatoria. Ci sono pochi chirurghi così e molti politici che preferiscono non entrare in sala. Vorrei sapere quali sono gli errori che mi si rimproverano e quali sono le scelte che sosteneva il centrosinistra e quali oggi vuole rinnegare. In aula avrei ascoltato come si fa in una Democrazia. Ieri sera in giunta qualcuno l’ha ricordato agli altri assessori e qui si sta consumando qualcosa che riguarda la democrazia. Avrei risposto punto per punto com’è un dovere di un sindaco eletto tra gli eletti. E avrei parlato anche al Partito Democratico, quello che ho voluto, che ho fondato, in cui ho corso nel 2009 per la segreteria, che in più ho creduto e che oggi mi ha deluso perché ha rinunciato ad agire nei confini della democrazia rinunciando al suo nome e al suo Dna”.

Ore 18.35 – “Ostinatamente -continua Marino- ho chiesto di poter intervenire in assemblea capitolina, la casa degli eletti dal Popolo. Mi è stato negato e chiedo ancora perché. Prendendo atto della scelta dei consiglieri che hanno scelto di sottomettersi e dimettersi evitando il confronto democratico voglio dire qui quello che avrei voluto dire in Aula Giulio Cesare. Avrei detto “grazie” per il contributo dato allo straordinario cambiamento di Roma. Abbiamo risanato i conti della Capitale. Per chi ci ascolta, al momento dell’insediamento abbiamo trovato un lascito della giunta precedente di 891 milioni di euro e in Atac 874 milioni di euro di debiti accumulati tra 2010 e 2013. Ora Roma è tornata virtuosa. Abbiamo chiuso il capitolo Parentopoli. Abbiamo sbarrato le porte al malaffare. Abbiamo riconquistato lo spazio pubblico per il bene comune. Non parlo solo di via dei Fori Imperiali, parlo dei metri quadri di strada occupati dai camion bar, i tavolini abusivi, il decoro di piazze e fontane in centro e periferia. Abbiamo impostato un nuovo ciclo dei rifiuti. Malagrotta è stata chiusa il 90 giorni e qualcuno forse vuole riaprirla. La raccolta differenziata è arrivata a livelli più alti di altre capitali europee, abbiamo attivato gli ecodistretti che permetteranno l’abbassamento delle tasse per la raccolta dei rifiuti. Abbiamo aperto la Metro C. Quando ci siamo insediati la talpa era smontata. Ora abbiamo ridotto i tempi di spostamento di decine di migliaia di romani. Dopo aver evitato il fallimento dell’Atac stavamo lavorando per un nuovo assetto industriale e societario. L’investimento sarà necessario sia a livello regionale sia a livello nazionale. Abbiamo rotaie che non cambiano da 40 anni, i treni della Roma-Lido non sono adatti per metro di superficie e non hanno un sistema di coibentazione. Ci siamo ritrovati con questi problemi da risolvere. Abbiamo riportato Roma tra le grandi del mondo, abbiamo riconquistato dignità. Abbiamo lavorato fino a ieri sera per chiudere lo scandalo dei Residence, luoghi fatiscenti dove per un’idea buova degli anni ’90 il Comune offre delle case a chi ne ha bisogno. Servivano invece ad arricchire alcuni imprenditori mentre un appartamento a Pietralata da 50 metri quadri il Comune lo pagava 3.950 euro al mese. Abbiamo detto basta, ogni famiglia avrà diritto a un buono casa per scegliere in che appartamento vivere. Abbiamo candidato Roma alle Olimpiadi, abbiamo programmato il nuovo stadio della Roma, tre miliardi di euro e 5.000 posti di lavoro solo per la costruzione. Abbiamo inaugurato una rigenerazione diffusa sul territorio. Abbiamo fatto un concorso mondiale per riqualificare il quartiere Flaminio. Abbiamo smesso, e forse questo ha disturbato, di consumare suolo nell’Agro Romano, abbiamo allargato i diritti per tutti e per tutte”. Altro applauso.

Ore 18.28 – Ignazio Marino è arrivato in conferenza stampa: “la crisi aperta al Comune di Roma auspicavo si potesse chiudere nell’aula in modo da poter spiegare con un dibattito chiaro e trasparente cosa stesse accadendo. Invece si è preferito andare dal notaio, segno di una politica che discute e che decide fuori dalle sedi democratiche, riducendo gli eletti a meri soggetti che ratificano decisioni assunte altrove. E dimostrando una totale assenza di rispetto per cittadini e elettori. “. E scatta l’applauso.

Ore 18.27 – Le dimissioni sono state regolarmente procotollate alle 18.20. Ignazio Marino non è più sindaco di Roma.

Ore 18.13 – A minuti Marino è atteso nella sala della Protomoteca del Campidoglio, dove darà le proprie comunicazioni.

Ore 18.12 – I sostenitori di Ignazio Marino all’esterno del Campidoglio non sono più di una trentina. Intanto da alcune fonti sembra che non ci sia stato alcun incontro tra il gruppo Pd e Ignazio Marino. I consiglieri hanno presentato le dimissioni protocollandole al Segretariato senza incontrarlo.

Ignazio Marino
Photocredit Tommaso Caldarelli – Giornalettismo

Ore 18.05 – Secondo Sky il prossimo Commissario potrebbe essere Bruno Frattasi.

Ore 18.04 – I sostenitori di Ignazio Marino stanno gridando “vergogna, vergogna” all’indirizzo di Athos De Luca. Il quorum era di 25 consiglieri.

Ore 18.00 – I 26 consiglieri hanno firmato le dimissioni contestuali. L’Aula è decaduta alle 17.58

Ore 17.43 – “Penso sia una pessima a giornata per la democrazia a Roma. Il fatto che si sciolga il Consiglio comunale senza un dibattito trasparente è un’anomalia che va denunciata. Mi sorprende negativamente lo schieramento firme: Pd, lista Marchini e pezzetti centro destra. Un’operazione di trasformismo che prefigura alleanza con Marchini del Pd. Sel è già al lavoro per denunciare il furto di democrazia che c’è stato e saremo dal 13 al 15 ottobre nei nostri circoli per un ‘Roma day'”. Così ai microfoni di Sky il segretario Sel a Roma, Paolo Cento.

Ore 17.40 – Il notaio è arrivato al Campidoglio. Al momento sono stati solo i tre consiglieri di Forza Italia a firmare le dimissioni che, hanno confermato, saranno effettive solo al superamento della metà più uno. Così non concorrono al quorum ma scelgono di dimettersi prima della decadenza della consiliatura. Le firme non sono ancora state protocollate.

Ore 17.23 – Alfio Marchini è arrivato in Campidoglio entrando da un ingresso secondario: “Faremo quanto dobbiamo fare”.

Ore 17.17 – Arrivato in Campidoglio il notaio responsabile delle dimissioni.

Ore 17.05 – Luca Giansanti, Lista Civica di Marino, ha riferito di un sindaco “sereno, allegro e per nulla preoccupato. Il suo unico rimpianto è quello di non aver potuto spiegare in Aula le sue ragioni. Intanto i 26 consiglieri dimissionari sono arrivati al Campidoglio. Giansanti ha continuato: “il Sindaco ha auspicato che non venga disperso un patrimonio di competenze in futuro aggiungendo che in questi due anni e mezzo la sua conoscenza della città è molto cresciuta”. Riferendosi a Svetlana Celli Giansanti ha continuato: “ha fatto una scelta, non la condivido ma la capisco. La politica è difficile, a volte è sangue e merda come diceva Rino Formica”. Ore 16.45 – L’inviato di Giornalettismo Tommaso Caldarelli riferisce che i consiglieri Pd stanno entrando da un ingresso laterale. Le dimissioni verranno consegnatenelle mani del Segretario Generale del Campidoglio Serafina Buarné. Ore 16.44 – “Tra qualche minuto metteremo fine a questa pessima amministrazione targata Marino. Stiamo aspettando che il notaio ritorni con l’atto predisposto per le firme e siamo pronti a sottoscrivere la richiesta di dimissioni insieme a 26 consiglieri. Siamo io e altri 25”. Così Roberto Cantiani, consigliere di Ncd. Ore 16.40 – Il Campidoglio comunica che alle 18.00 Ignazio Marino incontrerà la stampa per “comunicazioni”. Ore 16.39 – Il Notaio sta redigendo l’atto di dimissioni contestuali ed è richiesta la presenza di tutti i consiglieri interessati. Toccherà attendere. Ore 16.30 – Un componente del gruppo Pd Roma intercettato all’uscita di via del Tritone chiamato a commentare l’ausilio determinante dei due fittiani Ignazio Cozzoli e Francesca Barbato eletti in quota Alemanno commenta amaramente il risultato: “abbiamo raggiunto l’esito con Alemanno, ci sono precedenti illustri, è stata votata la fiducia al governo Berlusconi, non sono però contento di com’è finita”. Ricordiamo che ieri si era tirato fuori dalla questione Cosimo Dinoi, gruppo Misto, ieri aveva smentito le sue dimissioni su Facebook. Ore 16.22 – Alcune decine di sostenitori di Ignazio Marino si sono radunati all’esterno del Campidoglio. Uno di loro ha esclamato: “voglio vedere in faccia questi traditori”. Ore 16.20 – Roberto Cantiani di Nuovo Centrodestra conferma che in Campidoglio si dimetteranno 26 consiglieri: 19 consiglieri del Pd; 2 della lista Marchini tra cui Alfio Marchini, 2 consiglieri fittiani; 1 consigliere di Ncd; 1 consigliere di Centro Democratico; la consigliera Svetlana Celli, eletta nella Lista civica di Marino. Ore 16.11 – Ricapitolando. Roberto Cantiani di Ncd ha confermato che dal Notaio non c’è stata alcuna firma e che l’atto finale della crisi verrà consumato in Campidoglio. I 19 del Pd dal canto loro hanno firmato un atto privato che li “blinda” in  previsione delle firme in Campidoglio. Cantiani ha confermato che tra i 26 firmatari c’è anche Alfio Marchini. Ore 16.06 – Athos de Luca, Partito Democratico. “abbiamo firmato un atto privato che impegna alle dimissioni. A minuti ci vedremo in Campidoglio”. Si sono blindati. Appuntamento alle 16.30.   Ore 15.54 – Ignazio Cozzoli Poli, uscendo dall’ufficio di via del Tritone, ha confermato che il notaio è andato via ma che allo stesso tempo le firme verranno raccolte dal Pd e depositate in Campidoglio, perché, parole di Cozzoli Poli, “la crisi sarà formalizzata nel luogo opportuno. L’abbiamo chiesto con dimissioni o sfiducia. Non ha firmato ancora nessuno, il Pd sta raccogliendo le firme e noi pensiamo che il numero ci sia”. Ore 15.50 – Il Notaio in via del Tritone ha preso i documenti e si è recato in studio per redigere l’atto a noma di legge. L’appuntamento è alle 16.30 in Campidoglio. Ignazio Marino dovrebbe decadere in quel momento. Ore 15.43 – Raggiunta in via del Tritone quota 26 firme di dimissioni. Le fonti riprese dall’agenzia Agi spiegano che ci sono le 19 del Pd, quella di Svetlana Celli (Lista civica), Roberto Cantiani (Ncd), i due consiglieri di Fratelli d’Italia, i due rappresentanti di Raffaele Fitto. Resta un dubbio, non viene infatti specificato se nel conteggio delle 26 firme sono calcolate quelle di Alessandro Onorato (Lista Marchini) o Marco Pomarici (Noi con Salvini). Onorato ha escluso che Marchini possa presentarsi in Via del Tritone per le dimissioni. Ore 15.25 – Sky tg 24 conferma che i consiglieri del Partito Democratico si sono dimessi. In aggiunta fonti della Lista Civica confermerebbero le dimissioni di Svetlana Celli. Ore 15.05 – L’assente era Gianni Paris, ora arrivato

Ore 15.04 – L’inviato di Giornalettismo Tommaso Caldarelli conferma che alla riunione del Pd in via del Tritone sono in attesa di un consigliere che sarebbe in arrivo.

Ore 15.02 – Si muove anche la corrente che fa capo a Raffaele Fitto che conferma in una nota le prossime dimissioni dei consiglieri Ignazio Cozzoli e Francesca Barbato.ù Ore 14.58 – Gli esponenti di Fratelli d’Italia Fabrizio Ghera e Lavinia Mennuni confermano l’intenzione di dimettersi: “Preferiremmo una mozione di sfiducia in Assemblea capitolina, il giusto luogo della democrazia, ma in caso contrario anche noi siamo pronti a dimetterci insieme ai consiglieri del Pd, perché l’obiettivo numero uno e’ mandare a casa Marino.

Ore 14.52 – Gli esponenti di Fratelli d’Italia stanno andando in Campidoglio con le dimissioni firmate. I casi a questo punto sono due. Se il Pd ha 25 firme queste si aggiungono alle altre, se no Fratelli d’Italia diventerà determinante. E la riunione con il notaio continua… Ore 14.46 – “So che stanno in riunione e che sono dal notaio, ma io le firme non le ho viste”. Così il consigliere comunale di Ncd, Roberto Cantiani che aggiunge: “io sono dell’opposizione e non della maggioranza. Aspettiamo… quando mi vedrete gioire vuol dire che abbiamo mandato a casa Marino” Ore 14.31 – Il gruppo del Pd è barricato al sesto piano di Via del Tritone col Notaio per, probabilmente, l’autentica delle firme. Toccherebbe poi al Notaio portarle in Campidoglio. I consiglieri della minoranza sono in ondine sparso: Cozzoli Poli (Fitto), Onorato (Marchini) e Cantiani (Pdl) si sono al momento allontanati L’opposizione attende le mosse della maggioranza. Ore 14.20 – Da fonti di maggioranza si ostenta sicurezza. Ignazio Cozzoli Poli, esponente della corrente che fa capo a Raffale Fitto, ha comunicato che stanno valutando le mosse da fare: “attendiamo per capire se i colleghi di maggioranza hanno i numeri”. Ore 14.06 – “Se mi dimetto? Ora vediamo. A nome di Noi con Salvini dico che non vogliamo facilitare il compito del Pd fatto implodere da Renzi. Vado su a verificare le modalità per mandare a casa un uomo a cui noi ci siamo opposti da subito Marino deve andare a casa, ma i primi responsabili sono Renzi, Orfini e il Pd”. Così Marco Pomarici, consigliere di Noi con Salvini a Roma. Ore 13.56 – “Fatemi entrare e portare avanti il lavoro per la nostra città”. Svetlana Celli, esponente della lista civica Marino, riserva queste parole ai giornalisti che l’aspettano all’esterno di via del Tritone 142  dove i consiglieri capitolini stanno raccogliendo le firme dei 25 consiglieri dimissionari necessari a sciogliere la consiliatura. Ore 13.32 – Intanto prosegue l’arrivo dei consiglieri Pd e non solo al Tritone per consegnare le dimissioni. A via del Tritone arriva anche Svetlana Celli, subito assaltata dai cronisti. La consigliere non risponde, ma dal Pd confermano che arriveranno anche le sue dimissioni.

Ore 13.26-  Il sindaco di Roma, Ignazio Marino, è appena rientrato in Campidoglio da un ingresso secondario. Ore 13.22 – Anche l’assessore alla Roma Produttiva Marta Leonori lascia la giunta di Ignazio Marino. E via Twitter pubblica una foto che la ritrae vicino a dei pacchi con il commento “esperienza conclusa”.

 

Ore 13.15 – «Se c’è una tale fortissima ostinazione a persuadere i consiglieri eletti dal popolo a sottrarsi al confronto col sindaco eletto dal popolo, c’è una ragione che mi sfugge», attacca ancora Marino.

Ore 13.10 – Marino dall’Auditorium: «Atto dovuto, io sono trasparente. Vi chiedo e mi chiedo perché chi chiede un confronto in luogo democratico come l’Aula le forze politiche utilizzano ogni strumento possibile anche burocratico con le dimissioni di massa per impedire questo confronto in cui ci si guarda negli occhi ed il sindaco spiega le proprie ragioni».

Ore 12.59 –  Intanto in questi minuti arrivano le prime dimissioni. Tra i non Pd sono arrivati Daniele Parrucci (Centro democratico), Alessandro Onorato (Lista Marchini), Roberto Cantiani (Ncd). Non si dimetterà invece Mino Dinoi. Ma non dovrebbero esserci problemi per raggiungere il quorum 25. Anzi, sarebbero anche superiori i numeri raccolti.

Ore 12.53 – Marino tra poco interverrà anche sul caso dell’indagine nei suoi confronti di fronte ai cronisti in sala 

Ore 12.50 – Da Marino anche un attacco agli editori dei giornali. rivolto ai giornalisti in sala: «Se il metodo scelto per il Cda della Fondazione Musica fosse utilizzato anche per la scelta dei giornalisti, molti di voi, meritevoli, potrebbero avere maggiori soddisfazioni..», è il concetto espresso dal sindaco.

Ore 12.40 –  Marino: «Valorizzare cultura, trovando risorse anche nel mondo privato». Così ha spiegato il sindaco all’Auditorium, presentando il nuovo Cda a cinque che stamattina ha nominato al suo vertice Josè Ramon Dosal. Nel Cda anche il presidente Aurelio Regina, Laura Biagiotti Cigna, Azzurra Caltagirone e Valter Mainetti. Le due donne del Cda, Caltagirone e Biagiotti, sono state ringraziate direttamente da Marino.

Ore 12.38 – Marino ha appena iniziato a presentare il cda della Fondazione Musica per Roma all’Auditorium.

Ore 12.28 – Il consigliere capitolino di Ncd, Roberto Cantiani, ha confermato di essere pronto a firmare le sue dimissioni da consigliere. Farà quindi parte dei 25 che, lasciando l’incarico, faranno decadere Consiglio e sindaco. Tra loro i 19 del Pd, Marchini e Onorato della Lista Marchini, Daniele Parrucci di Centro Democratico, Sveva Belviso, già vicesindaco di Roma con Gianni Alemanno, Svetlana Celli della Lista civica Marino, e Ignazio Cozzoli Poli e Francesca Barbato dei Conservatori Riformisti, il nuovo movimento di Raffaele Fitto.

Leggi anche: Marino è al Capolinea. Arrivano le dimissioni in massa dei consiglieri comunali. Del Pd e non solo

Ore 12.14 – «Roma ha bisogno di un’amministrazione, della guida che merita, perché è una città che merita moltissimo, specialmente in vista del Giubileo che è alle porte. Ci auguriamo che Roma possa procedere a testa alta e con grande efficienza». Queste le parole di Angelo Bagnasco, presidente della Cei, che si inserisce, con parole tutt’altro che morbide, sul caso Marino.

Ore 11.59 – Ignazio Marino è arrivato all’Auditorium

Ore 11.56 – Intanto in piazza del Campidoglio, il capogruppo della Lista Marchini, Alessandro Onorato, ha spiegato: «Noi ci siamo di fatto dimessi a giugno, se si uniranno a noi altri colleghi saremo contenti, l’importante è che l’esperienza fallimentare della Giunta Marino finisca il prima possibile».

Ore 11.45 – Marino ha appena lasciato il Campidoglio in direzione Auditorium, dove, oltre a presentare il nuovo Cda della Fondazione Musica, dovrebbe intervenire anche sul “caso scontrini” e sulla notizia del suo inserimento nel registro degli indagati per peculato

Ore 11.24 – Secondo fonti interne, intorno all’ora di pranzo, nella sede dei gruppi consiliari, dovrebbero arrivare le dimissioni dei 25 consiglieri, di fronte alla presenza di un notaio.

Ore 11.00 – «Perché la politica, anche con l’ipotesi delle dimissioni di massa, vuole evitare la spiegazione pubblica? Perché la politica non vuole che si eserciti la democrazia?». Così Ignazio Marino ha attaccato, intervistato da Corriere.it.

Ore 10.51 – «Spero che tra il Pd e il sindaco Ignazio Marino ci possa essere un chiarimento. Il dialogo paga sempre». Lo ha dichiarato ai cronisti sulla piazza del Campidoglio, Francesca Danese, assessore alle Politiche sociali del Comune di Roma.

Ore 10.44 – Da Che Guevara a Salvador Allende. Il sindaco di Roma Ignazio Marino cita l’ex presidente cileno, ucciso nel corso del golpe Pinochet l’11 settembre 1973. Salvador Allende. Lo fa durante l’inaugurazione della targa toponomastica che intitola il parco di Tor Vergata allo stesso Allende. Le parole, però, citate dal sindaco di Roma sembrano assumere un altro significato di fronte al caso che coinvolge Marino: «Non mi sento un martire, sono un lottatore sociale che tiene fede al compito che il popolo gli ha dato».  E ancora: «Vi dico con certezza che il seme affidato alla coscienza degna di migliaia di Cileni, non potrà essere estirpato completamente. Hanno la forza, potranno sottometterci, ma i processi sociali non si fermano né con il crimine né con la forza. La storia è nostra e la fanno i popoli», sono state le parole citate da Marino dal discorso fatto da Allende ai cileni prima di morire.

Ore 10.42 – MARINO INDAGATO, ESPOSITO: «HO DATO MIA LEALTÀ A UN BUGIARDO, OGGI FINISCE QUESTA STORIA» – «Nella giornata di oggi ci saranno le dimissioni dei consiglieri, non solo venticinque ma di più, e questa storia sarà finalmente chiusa», ha rivendicato l’ex assessore ai Trasporti, Stefano Esposito, intervenendo al Gr Radio Rai. «Il sindaco Marino ha mentito a tutti noi, ancora una volta, perché lui sapeva di questo avviso di garanzia da mercoledì e non lo ha detto. Io sono sconcertato per l’ennesima bugia. Ho dato la mia lealtà a un bugiardo. Questo conferma che la valutazione politica che abbiamo fatto sulla sua incapacità di governare, di essere leale con chi gli è stato leale non era sbagliata».

ore 10.36MARINO INDAGATO, PARLA ALLE 12 ALL’AUDITORIUM – «Io vi parlo assolutamente con molta tranquillità ma lo farò all’Auditorium così siamo tutti insieme e parlo una volta sola”. Lo ha detto il sindaco di Roma Ignazio Marino rispondendo a chi gli chiedeva chiarimenti sulla notizia che lo vede indagato per peculato nella vicenda scontrini»

 

L’esperienza di Ignazio Marino è alla fine: oggi, ha assicurato ieri l’ex assessore Stefano Esposito e hanno ribadito i consiglieri del Partito Democratico riuniti in assemblea al Nazareno. Ci sono i 25 nomi, forse anche 26, di consiglieri dell’Assemblea Capitolina pronti a far collassare l’aula.

IGNAZIO MARINO INDAGATO PER PECULATO –

Ma c’è di più. Se il sindaco ha deciso di sfidare in Aula il proprio partito, si è riaperto però un altro fronte, quello del caso scontrini,. Come ha confermato il legale di Marino, l’avvocato Enzo Musco, il sindaco è indagato dalla Procura di Roma per il reato di peculato in relazione all’utilizzo della carta di credito, assegnatagli dall’amministrazione comunale, per le cene di rappresentanza o istituzionali. «Ma è un passaggio obbligato», ha aggiunto il legale.

Ad anticipare la notizia era stato il quotidiano “La Repubblica”, prima della conferma di Enzo Musco. «La notizia è esatta – ha detto il penalista -, Marino ha ricevuto un avviso di garanzia ma so che lo avrebbe voluto dire in giunta, pubblicamente, come si fa in tutte le democrazie».

Marino, stando a quanto riferito ieri dallo stesso difensore, è poi sotto inchiesta per truffa in relazione alla onlus “Imagine”, fondata dal chirurgo Dem nel 2005, per presunte irregolarità legate a dei contratti di collaborazione.

IGNAZIO MARINO INDAGATO –

Ignazio Marino si è presentato in procura lo scorso 19 ottobre per chiarire la vicenda degli scontrini; ieri i suoi legali hanno dato la notizia dell’archiviazione per il caso della Onlus “Imagine“, archiviazione peraltro smentita dalla procura. Il problema è che Marino, nel difendersi dall’accusa di peculato, avrebbe combinato un pasticcio.

Quel giorno si era autoassolto con argomenti “suicidi” diventati infatti “auto-incriminanti”. Uno su tutti. Aver insistito sulla circostanza della palese falsità delle sue firme in calce ad almeno 7 giustificativi, spiegando che si trattava di una prassi delle sue segreterie non solo a lui nota ma da lui avallata. Per liberarsi dell’accusa di peculato (per sostenere la quale è necessario il dolo, dunque la consapevolezza di essersi appropriato per fini privati di un bene pubblico), Marino aveva spiegato che le sue segreterie lavoravano a mano libera e di intuito nel compilare i giustificativi delle sue cene saldate con carta di credito (“A distanza di mesi, guardavano quale era stato il mio ultimo impegno in agenda e si regolavano di conseguenza, imitando la mia firma”). In questo modo, il sindaco si è cucita addosso l’accusa persino peggiore di concorso in falso materiale e ideologico, reato procedibile di ufficio.

Ignazio Marino “almeno da mercoledì” sarebbe a conoscenza dell’inchiesta a suo carico, avendo ricevuto un’informazione di garanzia che lo invita a partecipare ad un atto per il quale è richiesta l’assistenza di un legale.