Il decreto che brucerà 430mila leggi
26/01/2012 - Al via la semplificazione: cambia molto Praticamente, come Anarchy in the U.K. O come di quella pira l’orrendo fuoco di Calderoli. 430mila leggi stanno per essere cancellate per decreto. Ovvero, per quel decreto semplificazione che è allo studio del governo
Al via la semplificazione: cambia molto
Praticamente, come Anarchy in the U.K. O come di quella pira l’orrendo fuoco di Calderoli. 430mila leggi stanno per essere cancellate per decreto. Ovvero, per quel decreto semplificazione che è allo studio del governo e che dovrebbe prendere il via proprio domani. Il Corriere della Sera ce lo racconta punto per punto:
Il superdecreto che è stato preparato dal ministro della Funzione pubblica Filippo Patroni Griffi contiene una miriade di disposizioni e innovazioni anche minute, che però incidono sulla vita di tutti i giorni. Quaranta pagine e 74 articoli che si occupano tra l’altro del rinnovo della patente, della carta di identità e del bollino blu. Ma anche dell’edilizia scolastica, della banca dati nazionale degli appalti, della certificazione unificata per le imprese. O reintroducono in via sperimentale la social card nelle grandi città, con un finanziamento di 50 milioni di euro. Il nuovo decreto disbosca anche una selva di ben 430 mila tra norme, disposizioni, regolamenti («È nei dettagli che il diavolo nasconde la sua coda», dice un vecchio proverbio inglese) e 330 leggi desuete e ormai, più che inutili, dannose. La legge più vecchia che verrà abrogata risale all’immediato dopoguerra (1947, e riguarda l’ente nazionale di previdenza e di assistenza per i lavoratori dello spettacolo) e in tutto circa 430.000 tra regolamenti, atti amministrativi, decreti ministeriali inutili perché obsoleti. Via anche la legge sulla caccia e il Dpr sui pescherecci del Mediterraneo del 1970, e norme su singole scuole e atenei.
Tra i provvedimenti, l’addio alla chiusura domenicale:
Il decreto legge sulle semplificazioni sopprime il vincolo di chiusura domenicale e festiva per le imprese di panificazione (articolo 43 della bozza). Altre semplificazioni sono previste per l’attività gastronomica temporanea in occasione di sagre, fiere, eventi religiosi e culturali. Quindi anche l’italian food potrà trarre vantaggio da queste nuove possibilità e aperture al mercato. Per una coincidenza temporale ciò avviene in contemporanea con la decisione dei panificatori toscani di istituire il disciplinare del «pane sciocco» da inserire tra 1.000 prodotti Dop europei. Sarà poi più facile per gli imprenditori agricoli ottenere aiuti e contributi, non sarà più necessario presentare dati e certificati di cui la Pubblica amministrazione sia già in possesso. La bozza prevede di accelerare i procedimenti amministrativi per l’erogazione degli aiuti, che l’Agea (agenzia per l’erogazione in agricoltura), per l’acquisizione delle necessarie informazioni, utilizzi le banche dati dell’Agenzia delle entrate, Inps e Camere di commercio.
Ritorna la social card:
Torna, in via sperimentale, nei Comuni con più di 250.000 abitanti la social card, la carta acquisti per le fasce economicamente più deboli della popolazione. La dotazione massima di risorse sarà di 50 milioni. Nella bozza del dl semplificazioni si prevede «una sperimentazione finalizzata alla proroga del programma carta acquisti» per favorirne la diffusione «tra le fasce di popolazione in condizione di maggiore bisogno, anche al fine di valutarne la possibile generalizzazione come strumento di contrasto alla povertà assoluta». Ma l’iniziativa non è piaciuta allo Spi-Cgil, il sindacato maggiormente rappresentativo dei pensionati. «Rispediamo al mittente la social card così come facemmo quando ci fu imposta dal governo Berlusconi». Così il segretario generale Carla Cantone ha commentato le indiscrezioni. «La social card —ha continuato Cantone — è solo un finto strumento di sostegno al reddito che in realtà serve ad aiutare più il sistema finanziario che i poveri, tra i quali molti sono anziani pensionati».
C’è lo stop ai Tir solo nei giorni festivi:
Semplificazioni anche per i Tir. Salterà il divieto di circolare nei giorni precedenti o successivi ai festivi, mentre resta fermo il divieto per i giorni festivi. I camion però potranno subire lo stop in altri giorni in aggiunta a quelli festivi «da individuarsi in modo da contemperare le esigenze di sicurezza stradale, connesse con le prevedibili condizioni di traffico, con gli effetti che i divieti determinano sulla attività di autotrasporto nonché sul sistema economico produttivo». Vengono cancellati gli specifici corsi per esercitare l’attività di trasporto su strada. «Sono dispensate dalla frequenza di uno specifico corso di formazione preliminare per l’esame di idoneità professionale le persone che hanno assolto all’obbligo scolastico e superato un corso di istruzione secondaria di secondo grado». «Sono dispensate dall’esame per la dimostrazione dell’idoneità professionale le persone che dimostrano di aver diretto, in maniera continuativa, l’attività in una o più imprese di trasporto italiane o comunitarie da almeno dieci anni» alla fine del 2009.
Si parla di dismissione e valorizzazione del patrimonio culturale:
«Per accelerare i processi di dismissione e valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico», si legge poi all’articolo 45 della bozza del provvedimento il cui esame è atteso domani in Consiglio dei ministri, entro 60 giorni il ministro dei Beni culturali, di concerto con l’Economia, definisce le modalità tecniche operative anche informatiche per «accelerare le procedure di verifica dell’interesse culturale» reale degli immobili pubblici che possono o debbono essere venduti. In questo modo si intende salvaguardare il patrimonio culturale, ma senza frapporre tutele a presunte opere di nessuno o scarso rilievo storico-artistico. Si tratta di una norma che vista l’ampiezza del patrimonio immobiliare pubblico faciliterà entro un tempo brevissimo la vendita ai privati interessati, permettendo di fare «cassa» ai fini del miglioramento dei saldi del bilancio dello Stato e alla riduzione del debito. Un’altra norma sarà il contenimento dei costi dei concorsi pubblici (attualmente 500 milioni l’anno).
Cambiano le norme anche per l’apertura di alcuni locali:
Il decreto prevede l’abrogazione di qualsiasi autorizzazione per l’apertura dei locali di intrattenimento danzante e di circoli privati. Insomma, ballo libero. Inoltre il decreto impedirà al questore di chiudere in via preventiva circoli e discoteche per motivi di ordine pubblico. La chiusura potrà avvenire solo su ordine motivato dell’autorità giudiziaria. Allo stesso modo le forze dell’ordine potranno «entrare» nei circoli privati solo su disposizione del giudice. «In base al testo in circolazione —interviene criticamente la Fipe, la federazione dei pubblici esercizi della Confcommercio — sarebbe consentito, senza autorizzazione alcuna, organizzare eventi danzanti o aprire locali da ballo, e verrebbe anche meno il requisito morale per l’apertura dei circoli». Ciò significherebbe, secondo Fipe, «non contrastare più i rave party oppure facilitare la vita alla criminalità organizzata che non avrebbe più bisogno neanche di trovarsi un prestanome per riciclare denaro sporco».
Infine, arrivano gli uffici del turista:
Il decreto promuove l’istituzione, insieme alle Camere di commercio provinciali, di sportelli del turista decentrati. Il funzionamento degli sportelli sarà assistito da una banca dati centralizzata accessibile mediante la rete telematica delle Camere di commercio. Gli sportelli dovranno autofinanziarsi. Il contributo complessivo del turismo al Pil italiano è stato nel 2010 pari a oltre il 13%. Il ministro Piero Gnudi ha affermato ieri che «se riuscissimo a intercettare anche solo una parte dei flussi che porteranno nei prossimi 10 anni il giro d’affari mondiale a circa 1.400 miliardi di dollari, potremmo elevare il contributo del turismo al Pil italiano fino al 18% al 2020, con 1,6 milioni di nuovi posti ». Ma Gnudi ha detto anche che i concessionari balneari verranno scelti «sulla base di appositi bandi regionali», mentre gli operatori del settore da tempo sono in lotta contro la direttiva Bolkestein e chiedono al governo di attivarsi nei confronti dell’Ue per far uscire il demanio marittimo













monti taglia tutto, ma non taglia le pensioni dei poveri diavoli, ma non tagliail suo favoloso vitalizio donatogli dal generoso napoletano!.
è vero che monti taglia tutto, ma non taglia le pensioni dei poveri diavoli, ma non tagliail suo favoloso vitalizio donatogli dal generoso napoletano!.
monti non si tocca!
vergognati: quoque tu, coglione censuri chi non è con il monti-vampiro
Il munifico napoletano ha elargito a monti il sobrio, senza un versamento di un solo giorno di contributi, un vitalizio di 26.000 euro.
Per controbilanciare, il vampiro monti tassa i pensionati che hanno versaro ccontributi per una vita, con l’obbligo del conto corrente bancario. Un VAMPIRO FA CARTELLO CON I VAMPIRI!
I “Professori” hanno sempre avuto la testa un po’ tra le nuvole. Magari sono in grado di stilare norme e leggi ineccepibili formalmente ma lontane dalla realtà, astratte, eteree, come sono loro. Se parlate con un Professore Universitario di Diritto questi penserà che tutto il globo terracqueo ruoti intorno alla sua scienza e non immagina nemmeno lontanamente che la norma non si applichi meccanicamente, quasi dotata di anelito divino, anche perchè i contatti con chi la norma la deve far rispettare, forze di polizia o magistratura, spesso sono inesistenti. Quel che manca nei nostri tecnici, politici, professori è una visione d’insieme delle cose, una capacità di concepire la realtà come un insieme di nessi reciproci dove i rapporti di causa effetto sono dialettici e non meccanicistici. Per questo, se a legiferare, in un determinato periodo storico o per determinati fattori contingenti, è un appartenente ad una categoria piuttosto che ad un’altra avremo semplicemente un diverso tipo di errori. Staremo a vedere l’entità e le forme degli errori dei Monti Boys, ma non dubito che mancheranno.
12000 dirigenti regionali,esclusi i medici , 3000 dirigenti provinciali, 12000 dirigenti comunali,agenzie, autority ,garanti, revisori ecc . 5000 dirigenti statali, un piccolo taglio a stipendi che vanno da 100000 euro l’anno a 500000 euro neanche una proposta governativa la casta del sottobosco politico non si tocca!