Messina senza acqua
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Lo scandalo (silenzioso) di Messina senza acqua da 5 giorni

Cinque giorni senza acqua, con l’emergenza idrica che rischia di prolungarsi ancora per diverso tempo. A Messina i rubinetti restano a secco, ancora nel silenzio o quasi delle istituzioni, dopo la rottura sabato scorso della condotta dell’acquedotto di Fiumefreddo, a Calatabiano (in provincia di Catania), per una frana.

MESSINA SENZA ACQUA. E DIMENTICATA –

Non è ancora chiaro per quanto altro tempo continueranno i disagi per la città peloritana, colpita dal maltempo, e per i suoi cittadini. Anche perché, dopo una serie di interventi di riparazione dell’Amam (l’azienda Meridionale acque di Messina) il direttore Luigi La Rosa ha fatto sapere che per i prossimi giorni l’erogazione non verrà ancora ripristinata, come si sperava. Il motivo? Altri smottamenti nell’area della frana, le riparazioni già effettuate non sembrano essere sufficienti. Così in città scuole e uffici pubblici sono stati chiusi dal sindaco Renato Accorinti: «Chiederemo lo stato di calamità: la situazione è gravissima e peggiore del previsto». Non mancano le code nei punti dove le cisterne erogano acqua nei due punti individuati dell’autoparco e dell’ex Gazometro. E i problemi sono evidenti per ospedali ed esercizi commerciali. Non è un caso che l’indignazione sia già scoppiata attraverso i social network, contro l’amministrazione locale e lo stesso governo. Con lo stesso Fiorello che ha invocato un segnale da Renzi:


Il rischio – secondo le prime previsioni – è che il servizio non torni efficiente prima di quattro-cinque giorni in diverse aree di Messina. Un’emergenza che sembra diventare infinita. Assurda e incomprensibile, alle soglie del 2016.

Non certo l’unica in quel Sud dove i disagi sono considerati quasi cronici. Un Mezzogiorno d’Italia per il quale lo stesso Svimez ha già denunciato il rischio di un “sottosviluppo permanente”. Altro che Ponte sullo stretto, la “grande opera” evocata a intermittenza come propaganda politica, l’ultima volta dal Nuovo centrodestra di Alfano. Una farsa già costata diverse centinaia di milioni ai contribuenti – e che rischia di costare fino a un miliardo di euro di penali – pur restando soltanto sulla carta. Nella Sicilia già tormentata dai disagi sulla rete autostradale (tra il crollo del viadotto Himera sulla A19 e la chiusura di alcuni tratti dell’A18 per frane), mancano le infrastrutture più elementari. E anche quelle esistenti sono in condizioni pessime. Senza dimenticare come i fondi per il Piano stralcio contro il dissesto idrogeologico, pur sbloccati dall’esecutivo per diverse aree metropolitane di tutto il territorio nazionale, Sud compreso, siano ancora insufficienti.

MESSINA SENZA ACQUA, IL SUD AFFONDA. MA RESTA  “MARGINALE” NELLA MANOVRA DI RENZI –

Così, senz’acqua da giorni e chissà per quanti ancora, Messina diventa il nuovo simbolo dello stato a dir poco precario nel quale versa l’isola. E l’intero Sud, travolto da corruzione, mafie, burocrazia e non solo. «Basta piagnistei. La retorica del Sud abbandonato è autoassolutoria. L’autoassoluzione è un elemento che concorre alla crisi del Mezzogiorno e del Sud», contestava Renzi pochi mesi fa. Polemizzando a distanza anche con Saviano, reo di raccontarne il suo stato. Per poi dedicare una direzione del PD al tema del Mezzogiorno, «A settembre il masterplan per il Meridione», rivendicava il segretario dem. Con tanto di hashtag #zerochiacchiere. Peccato che del piano non ci siano ancora tracce concrete. E che nella manovra le risorse effettivamente stanziate per il Mezzogiorno vengano da più parti ritenute insufficienti. Confindustria compresa. Un budget da 450 milioni (150 per il 2015) di euro per avviare la rimozione dei circa cinque milioni di ecoballe accumulate tra il 2000 e il 2009. Lo stanziamento (finale?) per la madre delle incompiute, la Salerno-Reggio Calabria, l’aumento del fondo di garanzia Ilva. E poco altro, se non le parole del ministro dell’Economia Padoan che rivendica lo sblocco di investimenti con la legge di stabilità di “11 miliardi di euro e di cui 7 destinati al Mezzogiorno”. Numeri contestati da opposizioni e sindacati: «Il governo non fa nulla per il Sud: non c’è la costruzione di fiscalità di vantaggio, né investimenti, né la capacità di rifinanziare significativamente i fondi Coesione», hanno attaccato dalla Cgil

Di certo, ci sono già i dati, drammatici, dello stesso Svimez. Al Mezzogiorno la povertà assoluta è al 10,6% , 750mila giovani hanno lasciato il Sud, 576mmila posti di lavoro persi in 5 anni e ancora nel 2015 calano gli investimenti pubblici (-3%). Così, nemmeno la timida inversione di rotta (decimale, +0,1%) sulla crescita può rassicurare. In attesa di capire che fine abbiano fatto i masterplan annunciati. E che qualcuno, da Roma, si ricordi anche di Messina.

(Immagine di repertorio in copertina, Photocredit: Ansa)

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