Quel giorno saranno guai
24/01/2012 - Il Tg1 scopre le rivolte dei tir I tir bloccano la politica italiana anche oggi, oltre che metà dello stato, e obbligano il Governo a riferire alle camere circa i disordini oggi culminati nel tragico incidente costato la vita a
Il Tg1 scopre le rivolte dei tir
I tir bloccano la politica italiana anche oggi, oltre che metà dello stato, e obbligano il Governo a riferire alle camere circa i disordini
oggi culminati nel tragico incidente costato la vita a uno dei manifestanti. Come al solito, ci vuole il morto per porsi un problema, nella fattispecie quello che oggi anima i lavoratori del – come ama definirlo il Tg1 – Mondo dell’Autotrasporto.
4RUOTE - Dicevamo, c’era bisogno del morto per far esplodere anche nell’etere la questione delle proteste che stanno agitando il paese in differita dopo il rischio che crollasse, relativo a qualche mese fa. Allora, quando rischiavamo di svegliarci semplicemente senza niente, nessuno aveva nulla da dire. Oggi, che paghiamo il fìo del silenzio non solo di mesi ma di anni, tutti si precipitano a scendere in piazza per diferendere i propri diritti, dimenticando di essersene infischiato solo fino a ieri. E questo non vale solo per gli autotrasportatori, ma anche per tutti i movimenti pronti a dissotterrare l’ascia di guerra contro il potere (tecnico) costituito. “Però finalmente qualcuno si è mosso” si dirà “non come chi parla comodamente seduto da casa sua”. Se è per questo, anche chi appoggia comodamente seduto sulla sua poltrona è parimenti da biasimare. Ma muoversi, non basta: non è la prima volta che ci muoviamo, non è la prima volta che è inutile se non dannoso. Perché non lo facciamo mai per il bene comune, ma per il nostro. La questione non è solo finto-buonista o sognatrice: investe lo stesso concetto di stato e sociale. Unirsi in costruzioni politiche basate sul concetto di “condivisione” vuol dire anche vivere la propria esistenza di cittadini in un certo modo. Fa parte del sistema che viviamo: se viene a mancare quello, una parte dell’ingranaggio non va e tutto funziona peggio. O non funziona. Ogni riferimento a nazioni realmente esistenti è fortemente voluto.
INFATTI - Se ci fosse davvero il rischio di poter ottenere un qualsiasi cambiamento in meglio, i politici che sino a ieri pagavamo per governarci non starebbero ancora qui a spiegarci come la vedono. Pensate che la Lega ha avuto il coraggio di indicare nelle tante manifestazioni che hanno bloccato le strade, il malcontento del paese contro il governo Monti. Che sia Monti il capo del Governo contro cui ora i manifestanti si accaniscono è acclarato (e sbagliato): ma il vero destinatario dei loro strali è il potere tout court. Quel potere marcio e infame che per anni li ha spogliati pian piano di tutto, doveri e diritti, soldi e dignità, riducendoci oggi a un paese moribondo. Nel 2012 si chiama Monti, ma ieri aveva altri nomi. Un giorno impareremo ad associare ad ogni errore il giusto nome. E quel giorno, saranno guai.












