Consulta, si ritira anche Maria Alessandra Sandulli
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Legge Severino, Corte Costituzionale: infondato il ricorso, viene rigettato

La Corte Costituzionale ha rigettato, come infondato, il ricorso presentato sulla legge Severino e in particolare sulle norme relative alla sospensione degli amministratori locali condannati, anche in via non definitiva, per determinati reati. La questione era stata sollevata nell’ambito del caso del sindaco di Napoli Luigi de Magistris. Quindi la legge è legittima.

La Corte costituzionale – spiega una nota – ha giudicato non fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 11, comma1, lett. a) del decreto legislativo n.235 del 2012, in relazione all’art. 10, comma 1, lett. c) dello stesso decreto legislativo, sollevata dal Tribunale Amministrativo della Campania, Sezione prima, in riferimento agli artt. 2, 4, secondo comma, 51, primo comma e 97, secondo comma della Costituzione.

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LEGGE SEVERINO, CORTE COSTITUZIONALE: DE MAGISTRIS «NESSUN COMMENTO»

– «Per ora nessun commento da parte del sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, alla decisione della Consulta rispetto il suo ricorso su profili di incostituzionalità della Legge Severino». Secondo quanto si è appreso, il primo cittadino partenopeo con i suoi legali si accinge a valutare e analizzare la decisione della Corte Costituzionale. L’ex pm quindi attende di conoscere le motivazioni dei giudici della Consulta. Da ambienti vicini all’amministrazione, infatti, si sottolinea che il dispositivo appena emesso dalla Corte Costituzionale sembrerebbe non escludere una possibilità di un rigetto del ricorso di tipo dubitativo o interpretativo e non per infondatezza.

LEGGE SEVERINO, CORTE COSTITUZIONALE: DE LUCA «PENOSO CONFONDERE ME CON DE MAGISTRIS»

– Secondo il presidente della Regione Vincenzo De Luca la decisione della Consulta «non ha alcun rilievo giuridico». «Sono ben più numerosi e di diverso spessore giuridico i rilievi di costituzionalità che la Corte sarà chiamata a valutare su remissione del tribunale civile di Napoli», spiega. Poi l’affondo: «E’ penoso e propagandistico il tentativo di fare confusione fra le due distinte vicende. Sono ben numerosi i dubbi di costituzionalità della legge Severino e la decisione odierna ne ha ritenuto infondato solo uno, peraltro non fra i più rilevanti». Dunque, aggiunge, «fino alla pronuncia della Corte costituzionale sul suo specifico caso» (e si è ancora in attesa della fissazione dell’udienza), De Luca continuerà «ad esercitare regolarmente e legittimamente le sue funzioni».