La pirateria danneggia davvero l’economia?

23/01/2012 - Qualche dato sul settore dell’intrattenimento, che si dice alla canna del gas a causa del file sharing Forbes si è posto una domanda, e ha lasciato ad Ars Techinca l’ardua risposta. Davvero la pirateria informatica danneggia l’economia? Hanno ragione i

     
 

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Qualche dato sul settore dell’intrattenimento, che si dice alla canna del gas a causa del file sharing

Forbes si è posto una domanda, e ha lasciato ad Ars Techinca l’ardua risposta. Davvero la pirateria informatica danneggia l’economia? Hanno ragione i grandi gruppi hollywoodiani che hanno spinto per la creazione del disegno di legge SOPA, osteggiato dal web sino al suo ritiro?

STUDIARE I NUMERI – Julian Sanchez, nel suo pezzo su Ars Techinca, dà uno sguardo approfondito sullo stato attuale del lavoro dei creativi che sono fermi per paura di essere perseguiti a causa delle nuove leggi sulla pirateria on line. Sanchez ha deciso di analizzare le industrie musicali e cinematografiche, scoprendo che, al di là delle lamentele, la crisi economica ha fiaccato le loro prestazioni allo stesso modo rispetto agli altri settori industriali.

IL MERCATO REGGE – Il ruolo del Copyright è quello di incentivare la produzione creativa, ed è difficile trovare relazioni tra il copyright e la diminuzione di siti che autorizzino il file-sharing. Uno studio del 2010 di Felix Oberholzer-Gee della Harvard Business school ha stabilito che “autori ed editori non sono scoraggiati dal fenomeno del file sharing e il mercato funziona a dovere”, almeno negli USA.

CRESCONO I DISCHI… - Nielsen ha stabilito, attraverso SoundScan, che se nel 2000 sono stati pubblicati 35.516 album, dopo 8 anni la cifra è arrivata a 106.000, fino a ricadere, a causa della crisi, ai 75.000 del 2010. Il tutto però cozza con le affermazioni che accusavano la pirateria di aver indotto il calo delle vendite, a partire dal 2004 fino al 2011. Il tutto peraltro viene calcolato senza considerare la possibilità di acquistare via web, il che ha permesso a molti gruppi, specie indie, di sfondare nel mercato.

…E I FILM – Capitolo film: gli studios americani hanno prodotto in media, negli ultimi 10 anni, 558 film l’anno, con un picco di 578 negli ultimi 5 anni. La media dello scorso decennio era di 472. Risulta francamente complicato trovare un nesso tra queste cifre e l’affermazione: “la pirateria sta uccidendo il cinema”.

IL RAPPORTO CON LA PIRATERIA? - Un’obiezione sorge spontanea: senza pirateria questi numeri sarebbero ancora più alti? Secondo Sanchez, questo non è del tutto vero. Anzi. Ha dimostrato che la top 10 dei film scaricati corrisponde alla top 10 dei principi del box office. Secondo Sanchez, l’impatto della pirateria sull’economia e sull’impiego è volutamente gonfiato dalle industrie del settore. Sempre secondo l’autore, è difficile che la vittoria sulla pirateria online possa conseguire risultati apprezzabili.

CHI E’ IL PIRATA? - Spesso il pirata non è altri che una persona che non ha modo di poter godere del prodotto originale o che ha già speso tutto per l’intrattenimento e non può spendere di più. L’obiettivo dei detentori di copyright dovrebbe essere quello di venire incontro a queste persone, incentivando la possibilità di godere di streaming legali piuttosto che vederli scaricare per poi accusarli di furto.

CHI HA RAGIONE? - In sostanza non ci sono dati evidenti che provino come la pirateria stia danneggiando l’economia americana e l’industria dell’intrattenimento. Questi atteggiamenti da inquisizione nei confronti della pirateria possono anche essere efficaci, ma solo nel breve periodo e sarebbe insensato pensare che basti SOPA per bloccare un fenomeno che sembra gonfiato ad arte dai protagonisti.

IL PARAGONE CON WAL-MART – Immaginiamo per un attimo che l’amministratore delegato di Wal Mart chieda al congresso un programma da 50 milioni di dollari che preveda l’uso di agenti dell’FBI per controllare i ragazzini che gironzolano intorno ai centri commerciali per prevenire il taccheggio. Per motivare la richiesta, il suddetto amministratore delegato afferma: “Il taccheggio uccide un milione di orfani l’anno”. A dimostrarlo uno studio di Walmart.

ACQUA ALLA GOLA? MA VA – Ecco, si tratta dello stesso atteggiamento tenuto dalle industrie dello spettacolo. Gli affari vanno bene. C’è lavoro. Tutto funziona a meraviglia ma si cerca il pretesto per rafforzare il controllo quando in realtà il “taccheggio”, inteso in questo caso come pirateria, non lede i guadagni dell’azienda. Sanchez infatti conclude così: “non mi pare che sia il caso di dichiarare un intero settore produttivo in pericolo di vita”.

     
 

19 Commenti

  1. Andrea scrive:

    Seconda me la pirateria funge quasi da sponsor… cmq se vi interessa c’e un sito con molti account premium aggiornati quotidianamente: http://www.allfreekey.blogspot.com

  2. Angelo scrive:

    L’ Internet è l’ unica cosa ancora non controllata delle grande imprese americane che fanno di tutto per applicare una legge per un controllo in rete. L’ avaaz.org è un ‘organizzazione non governativa internazionale istituita che promuove attivismo anche su questo problema.

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