L’Italia si ribella e il Papa fugge

20/02/2009 - Sette giorni cruciali per la nazione, tanto che oggi c’è anche il sabato: il pd è allo sbando e Berlusconi è di fatto senza alcuna opposizione. Lui si dice abituato, ma ce la farà? LUNEDì – Berlusconi si sveglia col

     
 

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Sette giorni cruciali per la nazione, tanto che oggi c’è anche il sabato: il pd è allo sbando e Berlusconi è di fatto senza alcuna opposizione. Lui si dice abituato, ma ce la farà?

LUNEDì – Berlusconi si sveglia col sorriso: è arrivato il primo giorno senza opposizione! Per festeggiare, dato che nevica, il premier decide di fare un pupazzo con le sembianze di Veltroni. Intanto Bonolis critica duramente il Vaticano e l’Osservatore Romano: “ora basta, va bene tutto, le ingerenze sulle leggi, sulla vita degli altri, ma diamine, Sanremo non si tocca!”. Nel pomeriggio la risposta dalla Santa Sede “nessuna ingerenza nel festival, ma è deludente verificare come si siano perse le radici cristiane della kermesse”. Berlusconi termina il pupazzo di neve ma sente che qualcosa non va.

MARTEDì - Davanti all’Ariston viene registrata la presenza di qualche decina di militanti comunione e liberazione intenti a lasciare per terra musicassette di Aurelio Fierro. Contestazioni al passaggio di Bonolis, che sopraggiungeva per le prove pomeridiane: “Sulla vita non si canta!” “Staccate la spina al festival!” “DOMENICO MODUGNO VIVE!“. Berlusconi indice una riunione di governo per festeggiare la dipartita dell’opposizione: dopo qualche fiasco di grappa in più, assieme a Borghezio chiamano Veltroni nascondendo  l’identificativo del chiamante e gli chiedono di poter parlare, per cortesia, con Miss Degna (cognome) Avetepersolasar (nome). Ma la verità è lampante: “si sente solo” bisbiglia con compassione Bondi alle orecchie della Carfagna, che annuisce triste.

MERCOLEDì – Il momento di picco auditel del Festival si raggiunge quando un infuriato Bonolis bacchetta pesantemente l’ingerenza cattolica ormai palese sul festival, tra le ovazioni del pubblico. Per la gioia di tutti i giornalisti italiani iniziano a nascere come funghi i gruppi facebook pro o contro un festival a prova di diritto naturale, tra i quali “Dio non c’è, godetevi le canzoni di Iva Zanicchi”, “A Sanremo solo Povia!”, “Bonolis presidente”. Berlusconi cerca di indire una colazione di governo per festeggiare la figuraccia di Veltroni ma Bonaiuti lo blocca: “Silvio, basta, ammettilo. Hai un problema. Walter ti manca”. Berlusconi, allibito, realizza che è vero.

GIOVEDì - Disperato per la mancanza di un’opposizione Berlusconi telefona a Di Pietro, ma quello non gli risponde chè è sotto la doccia. In lacrime, il premier va alla sezione di Rifondazione nella speranza di essere contestato, ma quando lo vedono i compagni stappano una bottiglia di spumantino per ringraziarlo. Il Papa affida ad un duro messaggio pubblico il giudizio sul festival, ma senza nominarlo mai, parlando di come sia sintomo della decadenza della società quando i festival musicali – ad esempio – non fanno cantare solo Povia e rigettano la cultura della vita in funzione di una laica, oscurantista, pericolosissima per le famiglie, cultura della morte. Ogni riferimento a festival realmente esistenti è puramente casuale. Bonolis dal palco dell’Ariston è duro: “Popolo! E’ ora di dire basta! Riprendetevi il potere! Sanremo non si tocca! Giusto Maestro?” “Schiattete!” risponde Laurenti travestito da paguro.

VENERDì - Tutti i cantanti di Sanremo capeggiati da Bonolis decidono di ribellarsi e si avviano verso il Vaticano. Sulla strada, l’impensabile: il popolo italiano si schiera compatto a favore del Festival al grido di “Fuori i preti dai nostri cd!”, “Più afterhours meno chiese!”. Ratzinger si dà alla fuga. Berlusconi, sull’orlo di una crisi di nervi, ferma sconosciuti in mezzo alla strada chiedendogli “la prego! Mi consenta! Mi dica che non posso fare questa legge! Mi dica che è ad personam! Mi dia del dittatore! Cribio!” ma la gente lo scansa, terrorizzata.  Deluso dal prossimo, il premier sconsolato torna a casa e s’imbatte nel pupazzo di neve fatto solo lunedì, già quasi sciolto. Crolla in ginocchio ai suoi piedi, in lacrime, e gli chiede col volto stravolto dall’angoscia: “Perché, perché non ti opponi!”

SABATO - Bonolis giunge a Roma, acclamato come solo la nazionale campione del mondo prima di lui, e si autoproclama nuovo dittatore dell’Italia mentre Marco Masini canta parolacce in sottofondo per festeggiare. I membri del governo, impauriti dalla folla, cercano Berlusconi perché rimedi, ma quello è ormai completamente impazzito e da ore urla contro il Veltroni di neve, ormai sciolto, che se non parlerà lui farà tantissime leggi ad personam e sarà super dittatore, ecco. Davanti a questa scena ogni speranza si perde, e il Berlusconi quater, come il pupazzo uoltèr, mestamente si scioglie al sol della prima rivoluzione italiana, nata per proteggere quello che davvero gli italiani amano più della loro vita, della loro libertà e dei loro soldi: la possibilità di perculare le canzoni di Albano.

     
 

14 Commenti

  1. SigPar scrive:

    Tocca ripetermi…. eccezionale e geniale!
    :-)

  2. loska scrive:

    grazie a tutti, ma soprattutto a chicco :D :D :D

  3. renny scrive:

    siete malati come chi scrive e che grandi commenti che fate non c’è proprio nulla da dire………
    a si perchè non andate in russia…. magari a lavorare nei guluk ……… sapete cosa sono e quanti innocenti vi sono morti per i capricci del governante soviet……..ignoranti state nella bambagia e neppure vi accorgete del benessere che vi avvolge … doppiamente ignoranti

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