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Quagliariello si dimette da coordinatore Ncd. E prepara la scissione

L’insofferenza interna era stata solo nascosta da Alfano. Ora, approvate le riforme costituzionali, Ncd torna a un passo dall’implosione. In dissenso con la linea politica del partito, Gaetano Quagliariello si è dimesso da coordinatore nazionale del partito. La notizia, anticipata dal Corriere della Sera, non è in realtà una sorpresa: da tempo l’ex ministro era critico per le posizioni troppo filogoverniste di Alfano. E proprio in occasione del voto finale al Senato sul Ddl Boschi aveva evocato la “fine di una fase“, pur votando a favore del provvedimento.

Ora, nel day after delle riforme, l’ex ministro delle Riforme ha lanciato un ultimatum al leader del partito, con tanto di lettera riservata e personale. Una missiva anticipata dal quotidiano diretto da Fontana: «Caro Angelino, sono cosciente della natura fiduciaria del mio incarico di coordinatore nazionale…», ha scritto Quagliariello. Evidenziando tutte «le differenze sul piano dell’analisi e della linea politica» rispetto al titolare degli Interni. E rivendicando la necessità di un confronto, nel partito e fuori. Per Quagliariello non c’è altra scelta: Ncd deve lasciare il governo ed allontanarsi dal Pd di Renzi. Altrimenti, non ci sarà spazio per ricucire. Una richiesta che Alfano non ha però alcuna intenzione di raccogliere: «Non ho forzato nessuno per entrare in Ncd, non trattengo con la forza nessuno».

Parole che suonano come un “benservito” all’ex ministro. Tradotto: l’addio al partito di Quagliariello è ormai vicino. Anche perché, raccontano fonti consultate da Giornalettismo, lo strappo è già da settimane in cantiere: all’orizzonte c’è una possibile micro-scissione guidata dall’ex ministro. Con la creazione di un gruppo autonomo a Palazzo Madama.

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Gli ex ministri Lupi e Quagliariello

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GAETANO QUAGLIARIELLO LASCIA IL RUOLO DI COORDINATORE DI NCD –

Già l’intervento critico in Aula, durante la votazione finale sulle Riforme, aveva lasciato immaginare il rischio di una rottura imminente tra Alfano e Quagliariello. Con l’ex ministro che si era lamentato per il mancato ascolto da parte di Renzi delle richieste degli ex “diversamente berlusconiani”:

«Noi avevamo indicato almeno tre contrappesi di sistema: allargare la platea dei grandi elettori e prevedere una norma di chiusura per l’elezione del Presidente della Repubblica che ne rafforzasse il ruolo di garanzia e impedisse il blocco del sistema stesso; istituire una Commissione paritetica di controllo sulla finanza pubblica quale core business dello Statuto delle opposizioni; accentuare l’autonomia delle autorità indipendenti rafforzando il loro raccordo con il Parlamento. Non abbiamo avuto risposte. Riteniamo che ciò sia avvenuto non per cattiva volontà del Governo, ma proprio per le caratteristiche di una fase politica che si annunzia. Per questo motivo, come apertura di credito verso una necessaria riflessione, le proposte che non hanno avuto ascolto saranno oggi stesso da noi ripresentate come disegni di legge. Tutto ciò non ci esime certo dal celebrare il risultato raggiunto, di cui siamo stati fino in fondo partecipi. Sapendo però che tale celebrazione sarà tanto meno artificiosa quanto più ci mostreremo consapevoli che una fase è finita e che da questa fase, per dirla con le parole di Piero Gobetti, non si può uscire senza crisi e senza analisi. Si tratta di un compito che spetta tanto ad ogni singolo componente della maggioranza, quanto a ciascuna forza politica».

Critiche ribadite anche dopo lo scontro Pd-Ncd sull’incardinamento del Ddl Cirinnà bis sulle Unioni Civili. Troppo per Quagliariello, che ha considerato la decisione come una forzatura del Pd.

 

QUAGLIARIELLO-ALFANO, ROTTURA VICINA –

Una deflagrazione annunciata dentro Ncd, attesa anche in casa Pd. Posticipata a fatica da Alfano, per evitare che le riforme si arenassero in Aula. Ora, però, evitare il divorzio sembra un’impresa. E la stessa replica di Alfano conferma come le posizioni restino (a dir poco) distanti. Né il ministro dell’Interno, né i suoi fedelissimi, al di là degli scontri mediatici con il Pd, hanno alcuna volontà di interrompere la partecipazione di Ncd al governo. Dalla ministra della salute Beatrice Lorenzin, da tempo considerata la più renziana in casa Ncd, passando le deputate Rosanna Scopelliti e Dorina Bianchi, fino a Fabrizio Cicchitto, Sergio Pizzolante e alfaniani doc come Castiglione e Gioacchino Alfano, c’è un’area del partito che ormai guarda verso Renzi. Convinta che nel centrodestra a trazione leghista e salviniana non ci sia più alcuno spazio. Non sono gli unici: «Spiace per Quagliariello, ma noi restiamo ben piantati al governo», hanno subito replicato i senatori Bianconi, Mancuso e Chiavaroli, quest’ultima considerata un’altra convertita al renzismo. Così come anche la sottosegretaria Simona Vicari.

Quagliariello al contrario sembra guardare in direzione opposta, verso una nuova ricomposizione del centrodestra, come Formigoni (che ha però escluso di voler lasciare il partito, ndr), Giovanardi, Compagna, Azzollini. E l’indeciso Lupi, che nutre ancora qualche (debole) ambizione per la corsa di sindaco a Milano. Spiegano i più maliziosi, poi, come Quagliariello non abbia digerito il suo mancato ingresso nel governo. Un incarico da ministro più volte evocato, come sostituto di Maria Carmela Lanzetta agli Affari Regionali. Ma, alla fine, mai arrivato, per la contrarietà dello stesso premier.

NUOVO CENTRODESTRA, RISCHIO SCISSIONE –

Nonostante Alfano abbia rivendicato la tenuta del gruppo di Ncd sulle riforme, al di là di poche defezioni (Giovanardi, Compagna, Azzollini), Ncd resta quindi una polveriera. Tutt’altro che unito.  Secondo fonti parlamentari, dopo il ritorno dentro Forza Italia di Nunzia De Girolamo, così anche Quagliariello potrebbe presto lasciare. Il progetto? Fondare un suo movimento che possa tornare a orbitare nell’ottica del centrodestra. E a seguirlo potrebbero essere almeno una decina di senatori, a partire dagli stessi dissidenti sul Ddl Boschi.

Ma c’è anche Denis Verdini pronto ad approfittare di un’eventuale scissione tra la fronda alfaniana e ad assorbire parte dei suoi parlamentari in libera uscita. Tra i nomi sotto scouting, da settimane, c’è soprattutto la fronda sudista, quella di Gentile e Viceconte, nonostante le smentite. Non a caso lo stesso Alfano ora teme che Area Popolare (Ncd-Udc) perda peso specifico a vantaggio di Ala. Ovvero, la fronda dell’ex plenipotenziario azzurro che, di fatto, fa già parte della maggioranza, pur senza entrarci ufficialmente.