“Ho pagato tangenti ai ministri”
21/01/2012 - Francesco Piscicelli racconta alla procura come funzionava il sistema di corruzione della cricca Piscicelli vuota il sacco: l’imprenditore considerato uno dei sodali della cricca ha deciso di parlare con i magistrati e raccontare tutto. Anche, riferisce Lavinia di Gianvito sul
Francesco Piscicelli racconta alla procura come funzionava il sistema di corruzione della cricca
Piscicelli vuota il sacco: l’imprenditore considerato uno dei sodali della cricca ha deciso di parlare con i magistrati e raccontare tutto. Anche, riferisce Lavinia di Gianvito sul Corriere della Sera, di tangenti pagate a dirigenti, funzionari, parlamentari ed ex ministri:
La confessione-fiume dell’imprenditore legato alla «cricca» del G8 è appena cominciata: dopo aver reso una dichiarazione spontanea a luglio, ieri si è sottoposto al primo interrogatorio a piazzale Clodio. Piscicelli ha risposto per oltre quattro ore alle domande del procuratore aggiunto Alberto Caperna e al termine della «lunga e faticosa»maratona ha annunciato: «Tornerò altre tre o quattro volte». L’avviso è tale da mandare in fibrillazione i palazzi della politica, perché sembra che l’imprenditore diventato famoso per aver riso la notte del terremoto dell’Aquila non intenda fermarsi: ha aperto la valigia dei ricordi dal 2004 e ha già indicato circa quindici nomi alla procura. «Personaggi ancora in carica», sottolinea il suo avvocato, Gianpietro Anello, riferendosi ai funzionari pubblici. Tra gli altri, Piscicelli ha coinvolto nelle sue dichiarazioni l’ex magistrato della Corte dei Conti Antonello Colosimo e l’ex commissario dei Mondiali di nuoto Claudio Rinaldi: «Lo conosco da dodici anni», precisa l’imprenditore.
Con Angelo Balducci, l’ex presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici al centro dell’inchiesta sugli appalti del G8, i rapporti sono iniziati poco dopo:
«Dieci anni fa», ricorda Piscicelli. «Quello delle tangenti è un sistema in cui tutti agiscono allo stesso modo, da chi chiede una percentuale sui lavori a chi pretende regali», osserva l’avvocato Anello. Gioielli, vacanze (come quella che ha costretto alle dimissioni l’ex sottosegretario Carlo Malinconico), auto blu con autista e posti per i figli. Piscicelli, finito di nuovo nella bufera il 27 dicembre scorso per essere atterrato in elicottero su una spiaggia dell’Argentario, assicura di aver sempre accettato di pagare «per non avere problemi» dopo aver vinto «regolarmente » gli appalti. Ma alla fine il meccanismo si è inceppato: «Ero stanco di prendere il Plasil, non riuscivo più a gestire la nausea», confida riferendosi a mesi di crampi allo stomaco. Dolori forse iniziati con l’arresto per gli appalti del G8, ai primi di marzo dell’anno scorso.
È da allora che Piscicelli cerca di togliersi di dosso l’etichetta di «mostro » che gli è rimasta appiccicata quando è finita sui giornali l’intercettazione sul terremoto dell’Aquila:
«Quella notte—ripete ancora un volta — ridevo perché mi ballava il letto sotto i piedi. Certo—ammette—le battute di mio cognato erano di dubbio gusto…». Nell’interrogatorio di ieri l’imprenditore ha anche fornito al magistrato una pista per le intimidazioni subite una settimana fa a Monte Argentario, fuori dal cancello della sua villa: «C’erano tre persone con pistole parabellum — racconta — e due di loro mi hanno minacciato ». Anche a luglio era successa la stessa cosa, ma a Roma: «Due tizi ben vestiti — ricorda l’imprenditore — mi hanno avvicinato in piazza di Spagna e mi hanno detto: “Non fare c… sennò finisce male” ». Gli avvertimenti sembrano legati alla decisione di Piscicelli di collaborare con la giustizia, ma almeno finora non sono serviti a fargli cambiare idea.













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