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Cellulari, la bufala della nuova tassa per chi possiede una sim

Gli autori di bufale non sono mai a riposo. Una delle ultime notizie fasulle lanciate in rete, e molto condivise sui social network, riguarda il mondo della telefonia. Un messaggio rimbalzato di profilo in profilo sul web avverte dell’arrivo di una nuova tassa per i possessori di una sim card, un tributo introdotto con la legge 109 del 2015 «dal governo Renzi nonostante l’opposizione del Movimento 5 Stelle». Tutti gli utenti di telefonia mobile, dunque, dovrebbero pagare una quota mensile fissa di 3,50 euro.

 

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TASSA SUI CELLULARI, NESSUNA NOVITÀ –

La verità è tutt’altra. Per due motivi in particolare. Innanzitutto la legge citata dal messaggio, la n. 109 del 17 luglio 2015, provvedimento che converte in legge il decreto legge n. 65 del 21 maggio, non riguarda affatto le telecomunicazioni. Il testo, come si evince dal titolo, riguarda «disposizioni urgenti in materia di pensioni, di ammortizzatori sociali e di garanzie TFR». Ovviamente si tratta delle stesse disposizioni contenute nel disegno di legge. Ma è chiaro che nei due passaggi parlamentari alla Camera e al Senato, non è stata aggiunta alcuna norma su telefonia mobile, sim, e relative tasse.

TASSA SUI CELLULARI, QUANTO SI PAGA –

In secondo luogo va sottolineato che una tassa sull’utilizzo del cellulare già esiste. Si tratta della tassa di concessione governativa che le compagnie telefoniche devono pagare per l’utilizzo delle frequenze, e che grava solo sugli utenti titolari di un contratto di abbonamento (non su chi possiede una sim ricaricabile). L’importo da versare è pari a 5,16 euro mensili per i clienti privati e a 12,91 invece per le imprese e i titolari di partita Iva. La tassa sui cellulari fu introdotta precisamente nel ’95 e negli anni ha fatto molto discutere sulla sua legittimità. Un giudizio definitivo è stato poi espresso dalla Corte di giustizia Ue, che ha stabilito che il tributo è legittimo.

(Foto di copertina: Sean Gallup/Getty Images)