Il popolo perfetto
18/01/2012 - Se le colpe di Capitan Schettino ci ricordano che tipi siamo E’ ancora ampia la parentesi oggi dedicata alla tragedia della Costa Concordia, e anche alle polemiche che ne hanno seguito il triste destino: più precisamente quelle dedicate al Capitano
Se le colpe di Capitan Schettino ci ricordano che tipi siamo
E’ ancora ampia la parentesi oggi dedicata alla tragedia della Costa Concordia, e anche alle polemiche che ne hanno seguito il triste destino: più precisamente quelle dedicate al Capitano Schettino, caduto decisamente in disgrazia dopo la pubblicazione delle tue telefonate con il collega De Falco. Specifico subito che con questo non voglio difenderlo né dire che ha ragione: sono contretta a sottolinearlo nonostante sia ovvio, perché purtroppo non farlo mi esporrebbe alle critiche di chi – nella migliore delle ipotesi – mi insulterebbe perché “lo difendo”. Capite anche voi che la differenza è ben grossa, e anche che – però – il timore è tristemente verosimile.
EROI – “Schivo, ci dice non sono un eroe” così inizia il servizio su De Falco, che di contrappasso è diventato il Capitano preferito nazionale scalzando persino il più celebre C. Findus, tanto che per lui è stato proposto un encomio. E mentre lui sfugge le telecamere, non lo fanno i PM che si occupano del caso Schettino. Il tristo capitano è uscito di galera, ma alla procura ciò sembra folle. Sugli scogli, la guardava affondare: bisogna che stia in galera per sempre, e anche un paio di giorni in più se possibile. Almeno da qui a tre mesi, quando un nuovo mostro da odiare ce lo farà dimenticare, come è stato per Misseri, Annamaria Franzoni e via dicendo. La cosa è triste? Sì, lo è. Il motivo è presto detto: ancora una volta abbiamo seguito fedelmente i nostri istinti più bassi, senza nemmeno chiederci se c’era qualcosa dietro, accontentandoci l’ennesima volta di aver trovato qualcuno da odiare. Il Tg1 ovviamente cavalca questo sentimento in maniera professionale e attenta, dando ai suoi spettatori quello che vogliono: lacrime, odio ed eroismo. In una parola: estremizzazione. Una tecnica ben collaudata dai media nostrani, purtroppo però da noi “voluta”, e soprattutto molto pericolosa, perchè contribuisce a cancellare nelle persone la necessità di capire davvero la verità, come vanno o sono andati i fatti, perché accade quel che accade.
RISCHI - Ci accontentiamo di un sentimento effimero così da evitare ulteriori domande, presi come siamo dai nostri problemi quotidiani. E così poi è normale vedere che Monti, i nostri rischi, la crisi europea, diventano solo la fine di un Tg diretto esclusivamente alle nostre pance, come un’arma di distrazione di massa all’ennesima potenza. Non si doveva parlare del disastro? No ovviamente, ma si potevano dare le notizie senza suggerire al “popolo bue” cosa deve pensare dei protagonisti delle stesse. Questa come tante altre volte. Con un’informazione così, non stupisce certo che discutere con qualcuno oggi sia impossibile: dopo anni di spettacolarizzazione del reale, ormai pensare si è tradotto in tifare. Un esempio? I nuovi “moti” siciliani (di cui per inciso il Tg non fa menzione): nell’isola in subbuglio chi esprime una perplessità diventa un oscuro complottatore del potere, chi manifesta potrebbe essere fascista, chi non lo fa è un mafioso (o forse chi lo fa?) e poi chissà se queste rivolte ci sono davvero, dato che NESSUNO ce ne dà notizia. E mentre decidiamo da che parte stare, ci sfugge nuovamente un dato di fatto: è la mediazione tra tante idee a creare un valore aggiunto, e di fatto una democrazia. Se perdiamo il senso critico, abbiamo perso tutto: non crediamo né a chi dice “a”, né a chi dice “b” ma cerchiamo di riflettere e, soprattutto, confrontarci con chi ci è di fronte. Non siamo tutti praticamente perfetti come Mary Poppins: anche la nostra idea può essere sbagliata o solo migliorata. Anche le idee degli altri possono aiutarci a progredire: solo se smetteremo di arroccarci nella convinzione di avere ragione senza se e senza ma, potremo porre la prima pietra per un futuro migliore di questo presente triste che stiamo vivendo. Non siamo perfetti: quindi, parliamone. Solo così quello che succede in Sicilia potrà succedere ovunque.












