Se Benetton piange l’Italia è disperata

18/02/2009 - LA RISPOSTA – .L’emotività o l’orgoglio familiare non hanno mai offuscato le decisioni epocali dei Benetton e la politica del “buy Italian” è ormai agli sgoccioli. Due anni fa Autostrade, la partecipazione più ricca, stava per essere venduta agli spagnoli

     
 

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LA RISPOSTA – .L’emotività o l’orgoglio familiare non hanno mai offuscato le decisioni epocali dei Benetton e la politica del “buy Italian” è ormai agli sgoccioli. Due anni fa Autostrade, la partecipazione più ricca, stava per essere venduta agli spagnoli di Abertis. Autogrill è stata spesso sulla lista delle possibili dismissioni e i compratori sono quasi sempre esteri. I miliardi che arrivassero da un affare del genere sarebbero sicuramente dirottati oltre confine: sia per aumentare il fatturato estero delle controllate rimaste, sia per diversificare i possedimenti di famiglia.

IL PRESENTE - D’altronde i Benetton hanno le mani libere grazie a due caratteristiche della politica gestionale di Gilberto: non assumere mai cariche direttive all’interno delle partecipate e riuscire a trattare con le banche alla pari (rapporto che per motivi finanziari pochi imprenditori nazionali riescono ad imporre). La rivoluzione è vicina: l’elemento scatenante sarà il passaggio generazionale che ha visto a fine 2008 i quattro fratelli affiancati dai 14 cugini della seconda generazione. Sono capitanati dall’ormai ex giovane Alessandro Benetton, che sta provando a fare l’imprenditore in settori diversissimi da anni, e predilige la Francia. I Benetton hanno puntato sul paese sbagliato e su una crescita costante che non c’è stata. Un errore del genere non si ripete, la prossima grande operazione di Ponzano sarà oltre le Alpi.

     
 

4 Commenti

  1. Gregorj scrive:

    e speriamo pure oltre le Ande.

  2. AG scrive:

    Sulle Ande ci sono le pecorelle che danno la lana merinos per i maglioni :D

    Ottima analisi, però secondo me dimentica che le operazioni di Ponzano sono state tutte molto leveraged per la gioia dei bilanci delle banche.

    La leva finanziaria se fa tanto comodo quando si fa utile poi moltiplica le perdite se il clima cambia, quindi le cessioni più che portare verso nuovi investimenti oltralpe non è che debbano per caso ridurre il debito verso il sistema bancario?

  3. Falkenberg scrive:

    Quoto AG. Autostrade è stata comprata con una leva pazzesca, come quasi tutto il resto, anche grazie all legame simbiotico dei Benetton con Mediobanca. Altro elemento da considerare quando si parla di “operazioni di sistema” è che ai Benetton non soltanto conviene per “aiutare” Autostrade, ma anche per pagare pedaggio alla maggioranza politica del momento e far dimenticare un particolare importante: che per ripagare il debito di cui sopra, Autostrade è stata munta senza pietà, ritardando investimenti in teoria obbligatori per mantenere la concessione.
    Adesso i Benetton sono ostaggio del governo di turno, che il usa come “cavaliere bianco” per ogni operazione di salvataggio – sempre meglio che dover pagare miliardi nella manutenzione autostradale, pare.

  4. l.conforti scrive:

    Sono d\’accordo con AG \”La leva finanziaria se fa tanto comodo quando si fa utile poi moltiplica le perdite se il clima cambia, ma pagarne le conseguenze sono più le società su cui pesa il debito e non gli azionisti.
    Il \”rapporto alla pari\” instaurato con le banche a cui mi riferisco si riferisce al fatto che gli istituti sono sempre soci delle attività dei Benetton e non solo semplici creditori. Questo cambia il loro atteggiamento e la forza con cui possono chiedere di rientrare. Va precisato che l\’esposizione non è un problema al momento per nessun gruppo della galassia, comunque a garantire i crediti delle banche non ci sono i soldi delle famiglia ma gli asset e dividendi futuri delle società

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